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Espulso dopo una lite in chat: “Smetti di parlare donna”. Punizione eccessiva, il Tar ferma la scuola

L'istituto aveva allontanato definitivamente l'allievo per alcune offese inviate sul telefono. I giudici annullano il provvedimento perché…

Il protagonista della vicenda è un alunno di un istituto paritario fiorentino, finito sotto accusa per aver rivolto espressioni pesanti e discriminatorie a una ex compagna di classe, utilizzando frasi come “Stai zitta perché sennò ci vado sul personale” e immagini di una donna picchiata da un poliziotto. A peggiorare la sua posizione ci ha pensato un piccolo petardo, che tuttavia gli era stato sfilato dalla borsa e innescato nei bagni da un altro alunno.

Proprio su quest'ultimo punto è emersa in aula la prima, forte anomalia: chi ha causato i danni ai servizi igienici se l'è cavata con una sanzione leggera, mentre l'autore delle scritte sul telefono è stato punito con la massima severità attraverso l’espulsione.

L'allontanamento è scattato attraverso una procedura che i magistrati hanno ritenuto fortemente sproporzionata. Il documento redatto dalla scuola presentava infatti gravi errori: le persone chiamate a comporre la commissione disciplinare passavano da sei a quattordici a seconda delle pagine. Una confusione che ha reso impossibile accertare se, al momento di decidere, ci fossero abbastanza insegnanti e dirigenti per poter votare validamente l'espulsione.


Mancava, inoltre, qualsiasi traccia dei voti favorevoli, contrari o degli astenuti. Oltre a ciò, non sono state considerate le attenuanti: il gruppo sul telefonino non rappresentava uno spazio istituzionale della scuola, il ragazzo aveva ammesso chiaramente le proprie responsabilità e la stessa coordinatrice didattica ne aveva difeso l'indole, escludendo una volontà intenzionalmente lesiva. In un primo momento i giudici del Tar ritenevano di non poter intervenire nelle decisioni di un istituto non statale.


A sbloccare la situazione sono intervenuti i magistrati di grado superiore del Consiglio di Stato, spiegando che anche le scuole paritarie devono comportarsi esattamente come quelle pubbliche quando decidono di punire un allievo. L'epilogo è giunto lo scorso 14 luglio, quando il Tar della Toscana ha accolto il ricorso della famiglia e ha annullato il provvedimento di espulsione. Richiamando in modo stringente le normative sul diritto allo studio (in particolare l'articolo 4 del D.P.R. 249 del 1998) che impongono gradualità delle pene, i giudici hanno stabilito che l'istituto non poteva ricorrere all'esclusione permanente senza un'adeguata motivazione e senza valutare il contesto specifico. Le spese processuali sono state compensate tra le parti.


di Leandro Castagna



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