Docenti e ATA, buoni pasto tra gli emendamenti al Decreto Scuola. Ipotesi da 800 euro annui per i DSGA
Le proposte seguono due strade: una comprende docenti, educatori e ATA, l’altra parte dai funzionari EQ con incarico di DSGA. A fare la differenza sono le…

Buoni pasto per docenti, educatori e personale ATA nelle giornate di lavoro superiori alle sei ore, comprendendo anche le attività funzionali e gli altri impegni obbligatori connessi al servizio. È quanto prevede l’emendamento 13.0.7 al disegno di legge di conversione del Decreto Scuola n. 170/2026, presentato al Senato da Magni, De Cristofaro e Cucchi.
Accanto a questa proposta, Anief ha illustrato il 22 ottobre un intervento che partirebbe dai funzionari EQ con incarico di DSGA, con eventuale estensione al restante personale ATA. Due soluzioni con destinatari e condizioni differenti, entrambe legate all’esame del provvedimento.
Buoni pasto per docenti e ATA: cosa prevede l’emendamento
L’emendamento 13.0.7 comprende il personale delle istituzioni scolastiche ed educative statali e individua il requisito nella durata complessiva della prestazione: il beneficio sarebbe riconosciuto nelle giornate in cui il lavoro supera le sei ore. Nel conteggio rientrerebbero anche le attività funzionali e le ulteriori attività obbligatorie connesse al servizio. Alla contrattazione collettiva nazionale del comparto Istruzione e ricerca, settore scuola, sarebbe affidata la definizione delle modalità, dei criteri e delle condizioni di erogazione.
Per finanziare la misura, il testo propone un fondo presso il MIM con una dotazione di 250 milioni di euro nel 2027 e 450 milioni annui dal 2028.
Funzionari EQ con incarico di DSGA: la proposta illustrata da Anief
La soluzione presentata da Anief prevede invece una sperimentazione per i funzionari dell’Area delle Elevate Qualificazioni con incarico di Direttore dei servizi generali e amministrativi.
Il buono sarebbe riconosciuto nelle giornate di effettivo servizio, secondo criteri e limiti previsti per le altre categorie del pubblico impiego. Un decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito, di concerto con il Ministero dell’Economia, dovrebbe definirne l’erogazione e l’eventuale estensione agli altri ATA, nei limiti delle risorse disponibili.
«È giunta l’ora di introdurre il Buono pasto, lo diciamo da troppo tempo», afferma il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico.
Da dove arrivano gli 800 euro annui
Nella stima economica illustrata dal sindacato si considera un buono da 4 euro per circa 200 giornate lavorative annue. Il calcolo corrisponde a 800 euro annui per beneficiario, nell’ipotesi utilizzata per quantificare il costo dell’intervento.
I 4 euro sono dunque il riferimento della simulazione, mentre l’importo effettivo e le condizioni applicative resterebbero da definire. La cifra di 800 euro riguarda questa ipotesi per i DSGA e non è fissata dall’emendamento generale per docenti e ATA.
Le due proposte a confronto
Aspetto | Emendamento 13.0.7 | Proposta illustrata da Anief |
Destinatari | Docenti, educatori e personale ATA delle scuole statali | Funzionari EQ con incarico di DSGA |
Condizione indicata | Prestazione lavorativa complessiva superiore alle sei ore nella giornata | Giornate di effettivo servizio, secondo criteri e limiti previsti per altre categorie del pubblico impiego |
Definizione delle modalità | Contrattazione collettiva nazionale | Decreto MIM di concerto con il MEF |
Importo individuale | Non fissato nel testo | Stima basata su 4 euro per circa 200 giornate: 800 euro annui |
Altri profili ATA | Già compresi nella platea proposta | Estensione eventuale, subordinata alle risorse disponibili |
Il riconoscimento dei buoni pasto resta quindi all’esame politico e parlamentare. Il testo definitivo dovrà stabilire quali lavoratori saranno inclusi, con quali risorse e secondo quali condizioni.
Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione. Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione.
Come detto, la conoscenza di questi passaggi è fondamentale sia per chi sta chiudendo l'anno, sia per i docenti che entreranno in ruolo nei prossimi mesi.
L'esame riguarda tutti gli insegnanti al primo anno con un contratto a tempo indeterminato, compresi i docenti di religione.
Tocca anche a chi ha ottenuto un passaggio di ruolo, a chi aveva chiesto un rinvio per giustificati motivi o a chi deve ripetere l'anno perché è stato bocciato in precedenza. Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione.
La prova spetta inoltre ai vincitori dei concorsi (assunti inizialmente a tempo determinato e poi stabilizzati), così come agli insegnanti di sostegno scelti dalla prima fascia e ai docenti chiamati in cattedra scorrendo gli elenchi regionali sulle specifiche classi di concorso.
Per tutti, attuali e futuri neoassunti, c'è un requisito base per poter arrivare all'esame:
bisogna aver lavorato almeno 180 giorni, passandone un minimo di 120 a fare attività didattica.Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione.
di La Redazione
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