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Lucangeli: "Come si fa ad essere sereni? Noi siamo in serenità quando siamo in equilibrio, come quel funambolo che riesce, non soltanto a non cadere, ma anche a guardare quanta meraviglia accade"

"Dunque, la serenità è una condizione di pace vera e propria che si ottiene quando ciò che ci sta attorno e le nostre emozioni trovano corrispondenza..."

"Come si fa a essere sereni? Quand'è che sono serena davvero e non mi racconto, invece, di essere serena?" l'esperta di neurosviluppo Daniela Lucangeli ci conduce verso la scoperta della parola serenità: "La serenità è quello stato in cui le condizioni individuali sono caratterizzate a livello interiore ed esteriore, da tranquillità e calma, ma non soltanto in modo apparente, ma profonde, in modo da non essere soggette a tutti gli altri stati della mente".

Dunque, la serenità è una condizione di pace vera e propria che si ottiene quando ciò che ci sta attorno e le nostre emozioni trovano corrispondenza, si influenzano e per questo ci sentiamo equilibrati, centrati senza la paura che le situazioni scomode della vita possano travolgerci. Infatti, continua l'esperta: "Noi siamo sereni non quando siamo in assenza di sentire, ma quando questo sentire della mente per i suoi diversi sentieri si armonizza, in un percorso che non annulla ma equilibra".

La definizione della parola serenità ha origini lontane, ne parlavano già i filosofi greci e latini: "Epicuro, pensate che lui, studiando tanto come gli dei interferiscono sul mondo degli umani, ad un certo punto arriva a coniare questa idea della serenità: "siamo sereni quando eliminiamo in tutti noi uomini il timore degli dei, quindi quando tutto ciò che è universale, infinitamente più grande di noi, non soltanto non ci spaventa, ma non ci incute timore".



Come abbiamo anticipato, la serenità è strettamente legata al fatto di non lasciarci travolgere dagli eventi inaspettati. Se il nostro sistema nervoso è in allerta infatti tende ad ampliare le situazioni di emergenza, mentre, quando siamo in uno stato di serenità riusciamo a ponderare meglio e iniziare a costruire subito un piano risolutivo. "Platone, invece, nel Fedone per Socrate dice che finalmente lui diventa sereno quando accetta la sua sorte. Quindi non soltanto non abbiamo più timore di ciò che non possiamo controllare, ma non abbiamo neanche questa irrequietezza data dal nostro destino. Seneca, inoltre, dice che per essere sereni dobbiamo non soltanto distaccarci dalle preoccupazioni, ma distaccarci dal preoccuparci di essere preoccupati. Quasi ad anticipare una meta funzione che le scienze sul sistema connettomico hanno così tanto chiarito i nostri giorni".

Dalle parole dell'esperta, possiamo capire come ogni popolo, ogni generazione ha cercato ed è sempre in cerca della serenità. Nelle citazioni di Epicuro, Platone, Seneca non si parla mai di serenità senza includere anche timore, irrequietezza e preoccupazioni. Perché il segreto per raggiungerla non è eliminare dalle nostre vite le situazioni spiacevoli ma rimanere centrati nonostante queste. Infatti, continuando con un autore contemporaneo Lucangeli afferma: "Con Schopenhauer quando parliamo di serenità non parliamo di una specifica gioia, di uno specifico stato mentale, di uno specifico distacco dal dolore. Quando noi parliamo di serenità, noi parliamo di una condizione in cui tutto questo squilibrio si manifesta in pura espressione di ogni condizione mentale, in pura gioia, in puro turbamento, in puro dolore, in puro giubilo. Questo implica la serenità di se stessi, cioè la purezza dello stare nello Stato emotivo".

Dunque per Schopenhauer la serenità diventa consapevolezza. Consapevolezza di stare in un determinato stato emotivo che sappiamo essere solo di passaggio, perché la nostra mente è in continuo movimento, in continua evoluzione: "Gli stati della mente non possono fermarsi, non possono essere come l'acqua stagnante. La serenità si ha nella dinamica di uno stato continuo di differenza tra condizioni in cui il dolore è incluso, il turbamento è incluso, l'ansia è inclusa, così come è inclusa la curiosità, l'interesse, la gioia, la felicità, la solidarietà e la fiducia. E in questo sistema di inclusione noi siamo in equilibrio, non siamo spostati né nell'uno né dall'altro".

Durante la nostra ricerca verso la serenità ciò che non dobbiamo mai dimenticare è che la rabbia, la tristezza, la frustrazione sono "ospiti in casa" arrivano, restano per un po' e poi vanno via. Nessun sentimento è permanente, quindi occorre attendere che passino, mentre continuiamo a condurre la nostra vita, senza lasciare che tutto prenda il sopravvento. Perché come ci ha ben ricordato Lucangeli, la luce riusciamo a trovarla non in assenza di buio, ma grazie al buio: "Ed è con questo che concludo con l'idea di salute, cioè di omeostasi, di equilibrio: noi siamo in serenità quando sappiamo stare in equilibrio, come quel funambolo che cammina nella sua vita riuscendo non soltanto a non cadere, ma anche a guardare quanta meraviglia accade".

Nella nostra vita non possiamo in nessun modo evitare le cadute, gli inciampi, momenti di dubbi ed incertezze. Spesso ci diciamo "una volta sistemata questa situazione saremo finalmente sereni" ed è proprio lì l'errore, perché la serenità va ricercata non in assenza di problemi ma nonostante questi. La serenità è la leggerezza che ci consente di planare sulle difficoltà, ci consente di capire presto che ogni cosa può avere un risvolto diverso.


Per te, lettore che ci segui, sei riuscito a trovare il tuo stato di serenità nonostante i problemi oppure ancora le situazioni spiacevoli prendono il sopravvento nella tua vita?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Anche una semplice riflessione può contribuire ad arricchire il confronto e offrire un nuovo punto di vista a chi ci legge.



di Natalia Sessa

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