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Valditara: "Gli studenti stanno recuperando attenzione ma anche socialità". Da settembre corsi per i docenti su smartphone e social

Il ministro dell'Istruzione difende lo stop agli smartphone in classe e guarda al modello francese sui social ai minori di 15 anni. Corsi di formazione per…

Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, torna a parlare di smartphone e social network nelle scuole italiane, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera. Il ministro conferma la linea dura sui cellulari in classe e apre a nuove misure sui social per i più giovani. Valditara si dice d'accordo con la scelta della Francia di vietare i social ai minori di 15 anni. Ricorda che l'Italia, su questo fronte, ha già mosso il primo passo: è in corso in Parlamento l'iter di un disegno di legge bipartisan che riguarda proprio il divieto dei cellulari a scuola, dalle primarie alle superiori.


Il motivo del divieto, spiega il ministro, è semplice: le ricerche disponibili confermano che l'uso del telefono in classe danneggia l'apprendimento. "Il cellulare influisce in maniera negativa sull'apprendimento", afferma Valditara, sottolineando che comprometterebbe attenzione, concentrazione e memoria degli studenti, con effetti negativi perfino sullo studio della matematica.

Proprio per questo, racconta il ministro, l'anno scorso l'Italia ha chiesto alla Commissione Europea di raccomandare a tutti i Paesi membri di introdurre il divieto didattico dello smartphone. La proposta ha trovato l'appoggio di Stati come la Svezia e la Francia.


Il caso svedese, per Valditara, è particolarmente significativo. La Svezia è stata tra i primi Paesi al mondo a introdurre il cellulare in classe come strumento didattico, ma dal prossimo anno scolastico farà marcia indietro e lo vieterà. Il ministro osserva che, dopo il divieto introdotto in Italia, sono gli stessi studenti a dirsi favorevoli a tenere gli smartphone fuori dalle aule: "Si stanno accorgendo che stanno recuperando attenzione ma anche socialità", spiega, aggiungendo che durante la ricreazione i ragazzi sono tornati a parlarsi e a guardarsi in faccia, invece di restare curvi sui banchi.


Il ministro ammette però che vietare i social sarà più complicato, dal punto di vista tecnico, rispetto al divieto dei cellulari a scuola. Cita l'esempio dell'Australia, primo Paese al mondo a sperimentare lo stop ai social per i minorenni, dove il divieto si è rivelato facilmente aggirabile. Servirà quindi, dice, "studiare bene come fare dal punto di vista tecnologico".

Sul fronte della formazione, il ministero ha organizzato insieme a Indire, l'istituto di ricerca per le politiche formative, corsi rivolti ai docenti che partiranno da settembre.


L'obiettivo, spiega il ministro, è "preparare gli insegnanti per poter formare in modo efficace gli studenti ad un uso corretto di social e cellulari", proseguendo un percorso già avviato con le linee guida sull'intelligenza artificiale.

Valditara collega il tema anche alla crescita della violenza online. Sui social, dice, "trionfa la maleducazione", con un linguaggio spesso volgare e litigioso, e sottolinea l'importanza dell'educazione al rispetto anche da parte degli insegnanti, chiamati a dare l'esempio con un uso.

di Leandro Castagna



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