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Quintiliano e il valore educativo della musica, la seconda prova di Latino al Classico (analisi e traduzione)

Dal passo dell’Institutio oratoria ai consigli per la traduzione e alle possibili risposte ai quesiti dell'esame: ecco come affrontare la prova del liceo classico.


L’autore scelto per la seconda prova del liceo classico è Quintiliano (I sec. d.C.). Considerato uno degli autori più importanti della letteratura latina e teorico d’arte oratoria dell’età imperiale, il brano presente nella seconda prova della maturità del liceo classico è “Institutio Oratoria”, ovvero "La formazione dell'oratore". In particolare il passo in cui tratta la musica. Tale testo è considerato un vero manuale di pedagogia e retorica, che si ispira al modello del De oratore di Cicerone, considerato dall’autore modello ideale di oratore e di trattatistica retorica. In questo scenario, la musica è vista da Quintiliano come fondamento della formazione del perfetto oratore, attribuendo ad essa sia un valore educativo che terapeutico.


La prova è articolata in due parti: la prima parte consiste nella traduzione di un passo scelto da Institutio oratoria (libro I), mentre la seconda parte consiste in tre quesiti a risposta aperta relativi alla comprensione e interpretazione del brano, all'analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all'approfondimento e alla riflessione personale.


IL TESTO LATINO


Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt?


Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem

cantus hortatur;


TRADUZIONE


Infatti Platone, come in certe altre opere così in particolar modo nel Timeo, non può essere compreso se non da coloro che abbiano assimilato con diligenza anche questa parte del sapere (la musica). E parlo dei filosofi, la cui fonte originaria, Socrate in persona, benché già vecchio, non si vergognava di prendere lezioni di lira: è stato tramandato che i più grandi comandanti abbiano suonato sia la lira sia il flauto, e che gli eserciti dei Lacedemoni venissero infiammati dalle modulazioni musicali. D'altronde, che cos'altro fanno i corni e le trombe nelle nostre legioni? E di quanto il loro concento è più impetuoso, di altrettanto la gloria romana in guerra supera quella degli altri popoli.


Non invano, dunque, Platone ritenne la musica necessaria all'uomo politico, che egli chiama politikón. Ed i fondatori di quella scuola filosofica (gli Stoici) che ad alcuni sembra severissima, ad altri asprissima, furono del parere di ritenere che alcuni tra i saggi avrebbero dedicato un po' di attenzione a questi studi; e Licurgo, creatore di leggi durissime per i Lacedemoni, approvò la disciplina della musica. E la natura stessa sembra averla data a noi quasi in dono, per tollerare più facilmente le fatiche, se è vero che il canto incoraggia persino il rematore.


CONSIGLI SULLA TRADUZIONE

Attenti alla traduzione. Pur non essendo un brano estremamente complesso, presenta alcuni aspetti da tenere sott’occhio.

- Nel testo troverete due volte il verbo "sembrare": “...quae aliis severissima... videtur» e «natura ipsa videtur... dedisse”. Non traducete letteralmente copiando la struttura latina (es. "la natura stessa è vista aver dato..."). Ricordate che in italiano noi preferiamo la costruzione impersonale ("mi sembra che tu sbagli"), mentre il latino, che ha una sintassi fortemente "centripeta", predilige la costruzione personale. Il soggetto della proposizione dipendente in latino diventa il soggetto stesso di videor. Quindi, prendete il soggetto nominativo di videtur (natura ipsa) e trasformatelo nel soggetto della subordinata: "Sembra che la natura stessa ci abbia dato…"


- All'inizio del brano c'è un blocco che manda in panico molti studenti: «duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis». Non cercate un verbo principale attivo o di tradurre traditum come un semplice participio ("tramandato"). In favore della brevitas, a volte Quintiliano elide il verbo sum  (ellissi della copula), per tanto il verbo della frase è “traditum est”.

- Verso la fine bisogna stare attenti ad un costrutto abbastanza insidioso: “ad tolerandos facilius labores”. Si potrebbe fare l’errore di tradurre letteralmente l’espressione come “ai lavori da tollerare”, ma in realtà la preposizione ad seguita dall'accusativo del gerundivo (che deve concordare rigorosamente in genere, numero e caso col suo sostantivo, in questo caso labores) è il modo più classico, elegante e frequente per esprimere una proposizione finale implicita. Di conseguenza l’espressione potrà essere tradotta come: “per tollerare più facilmente le fatiche”.


SECONDA PARTE: DOMANDE APERTE

 

Comprensione e interpretazione (QUESITO 1)

Nel brano, Quintiliano sostiene che la musica è molto più che un diletto, ma una parte essenziale del sapere (disciplina), indispensabile per la formazione del perfetto oratore e del vir bonus. L'autore dimostra questa tesi attraverso una fitta e autorevole exemplificatio filosofica e storica. Inizia citando Platone (per il quale la musica è chiave di lettura del Timeo e competenza vitale per il civilis vir, il politico) e Socrate, che non si vergognò di imparare a suonare la lira in vecchiaia. Passando poi alla sfera militare, l'autore ricorda che sommi condottieri furono musicisti, che l'esercito spartano era incitato da modulazioni ritmiche e che la stessa gloria bellica dei Romani è proporzionale al vigore dei loro corni e trombe. Inoltre, menziona l'avallo di Licurgo e della severa scuola stoica e, conclude, con una motivazione che va oltre la sfera sociale, trovandosi in quella naturale, quasi mistica: la musica è presentata come un dono della natura che aiuta l'uomo a sopportare la fatica.

Analisi linguistico-stilistica (QUESITO 2)

Quintiliano adotta uno stile saldamente fondato sulla concìnnitas di stampo ciceroniano: i

suoi periodi sono ampi e le proposizioni si dispongono con simmetria e coesione logica. In  questa solida struttura ipotattica, il campo semantico musicale (musice, lyra, fidibus, tibiis, modis, concentus, cantus) si fonde con quello civile, istituzionale e militare (disciplinae, duces, exercitus, legiones, civili viro, legum auctor), a sottolineare lo stretto legame che Quintiliano istituisce tra educazione musicale e vita civile e militare. Sul piano lessicale, spiccano grecismi (Timaeus, πολιτικόν) e termini filosofici (sapientium, sectae). Sintatticamente, l'autore impiega costrutti densi e rigorosi, conformi alla sintassi classica: l'ellissi della copula nelle infinitive oggettive rette da verbi dichiarativi (cecinisse traditum [est]), l'uso degli ablativi di misura con il comparativo (quanto est vehementior, tantum... praestat) e la canonica costruzione personale di videor (natura ipsa videtur... dedisse). Chiude il passo l'eleganza del gerundivo preceduto da ad per esprimere la finale implicita (ad tolerandos facilius labores).

Approfondimento e riflessioni personali (QUESITO 3)

Il brano evidenzia come nel mondo antico la musica possedesse una valenza etica e

paideutica (la teoria dell'ethos musicale greco), nonché una funzione coesiva a livello sociale e militare. Era concepita come specchio dell'armonia cosmica (come fa intendere il riferimento a Pitagora nel pre-testo) e strumento di educazione civile. Oggi, pur avendo perso gran parte della sua dimensione sacrale e istituzionale, la musica mantiene intatto il suo potere aggregante e, come nota Quintiliano, quello terapeutico ("ad tolerandos labores"). Tuttavia, nella società contemporanea, la facilità con cui si può riprodurre la musica l'ha talvolta ridotta a un sottofondo. Un mero rumore che altro non è se non un prodotto di consumo. Quintiliano ci esorta indirettamente a restituire alla musica il suo ruolo di "disciplina": un linguaggio che, educando all'ascolto e alla misura, contribuisce alla maturazione intellettuale ed emotiva dell'individuo moderno.

di Leandro Castagna




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