Maturità 2026: niente guerra, bullismo, social e intelligenza artificiale. Ridimensionati i classici, le tracce puntano su memoria, confini e meraviglia
- La Redazione

- 1 ora fa
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Da Pavese e Brancati a Calabresi, Furedi, Husmann e Saragat: il Ministero privilegia riflessioni su identità, responsabilità, democrazia e stupore, lasciando fuori molti temi che segnano la quotidianità dei giovani.

La prima prova della Maturità 2026 consegna una fotografia piuttosto precisa dell'impostazione scelta dal Ministero dell'Istruzione e del Merito.
A colpire non sono soltanto i nomi presenti tra le tracce, ma soprattutto quelli assenti.
Se per settimane studenti e docenti hanno discusso di possibili ritorni di autori come Leopardi, Pirandello, Svevo, Foscolo o Verga, la realtà si è rivelata diversa. La letteratura italiana è rimasta presente attraverso Cesare Pavese e Vitaliano Brancati, ma il peso complessivo appare ridimensionato rispetto a molte edizioni del passato. Accanto ai due autori italiani trovano infatti spazio il sociologo Frank Furedi, il giornalista e scrittore Mario Calabresi, la giornalista tedesca Wenke Husmann, il divulgatore scientifico Piero Bianucci e il discorso pronunciato da Giuseppe Saragat all'Assemblea Costituente nel 1946. Una scelta che si allontana dalla centralità dei grandi classici per aprirsi a linguaggi, prospettive e discipline differenti.
Se c'è un elemento che accomuna le tracce della prima prova è la distanza dai temi che abitano quotidianamente la vita di molti adolescenti. Al posto delle grandi questioni che dominano il dibattito contemporaneo, il Ministero ha scelto memoria, meraviglia, confine, fatica, identità, libertà e democrazia: categorie più astratte e universali, ma certamente meno legate alle esperienze concrete che oggi attraversano il mondo giovanile.
Restano infatti fuori argomenti che negli ultimi anni hanno occupato stabilmente il dibattito pubblico: la guerra, le dipendenze digitali, l'intelligenza artificiale, il cyberbullismo, la crisi climatica, la salute mentale e il rapporto tra giovani e social network.
Al loro posto emergono temi più teorici e concettuali. Brancati invita a riflettere sul valore della memoria e sul ruolo dei ricordi nella costruzione dell'identità personale, mentre Pavese affida alla poesia il tema dell'attesa, della speranza e dello sguardo rivolto verso ciò che deve ancora accadere.
Furedi affronta il significato dei confini e il rapporto tra limiti, responsabilità e identità. Calabresi riporta al centro il valore della fatica, dell'impegno e della dedizione. Husmann si interroga sulla capacità di meravigliarsi davanti al mondo senza rinunciare alla conoscenza scientifica. Bianucci richiama invece il rapporto tra conoscenza, linguaggio e divulgazione scientifica, invitando a riflettere sul modo in cui il sapere viene trasmesso e condiviso. Saragat porta al centro i principi della democrazia, della libertà e della partecipazione civile. Anche gli unici due autori appartenenti pienamente alla tradizione letteraria italiana presenti nelle tracce, Pavese e Brancati, non vengono scelti per affrontare temi storico-letterari o correnti artistiche, ma per proporre riflessioni universali sull'identità, sul tempo, sulla memoria e sulle aspettative che accompagnano la vita umana.
Osservate nel loro insieme, le tracce sembrano seguire un filo comune. Più che chiedere agli studenti di commentare ciò che accade nel mondo, li invitano a interrogarsi sul modo in cui ciascuno costruisce sé stesso all'interno del mondo.
Memoria, identità, meraviglia, responsabilità, libertà, confine e cittadinanza diventano così parole chiave di una maturità che guarda meno alla cronaca e più alle grandi categorie dell'esperienza umana. Tracce dalla forte componente riflessiva, temi che richiedono capacità di argomentazione, pensiero critico e familiarità con domande di natura filosofica.
È una scelta che probabilmente farà discutere. Da una parte c'è chi avrebbe voluto vedere rappresentate alcune delle questioni più urgenti che attraversano la società contemporanea. Dall'altra emerge la volontà di proporre temi meno legati all'emergenza del momento e più vicini alle domande fondamentali che accompagnano ogni generazione.
Più che una maturità dell'attualità, quella del 2026 appare come una maturità della riflessione. Una maturità che sceglie di interrogarsi sull'uomo, sulle sue responsabilità e sul suo rapporto con il mondo, lasciando sullo sfondo molte delle problematiche che oggi occupano il centro del dibattito pubblico e della vita quotidiana dei giovani.
di La Redazione




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