Scuola dell’infanzia di Moraro a rischio chiusura per calo iscrizioni: mobilitazione della comunità e ipotesi di riconversione in asilo nido
- La Redazione

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La possibile chiusura della scuola dell’infanzia di Moraro riapre il confronto sugli effetti del calo demografico, tra la...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con attenzione la vicenda riguardante la scuola dell'infanzia di Moraro, la cui possibile chiusura, determinata dal ridotto numero di iscrizioni, ha suscitato una significativa mobilitazione della comunità locale, testimoniata dalla raccolta di circa 350 firme a sostegno del mantenimento del servizio.
Contestualmente, la proposta avanzata dall'Assessore regionale all'Istruzione di riconvertire l'edificio in asilo nido apre un confronto che investe non soltanto l'organizzazione scolastica, ma il più ampio tema delle politiche pubbliche per i territori interessati dal progressivo calo demografico.
Il CNDDU riconosce che la contrazione della popolazione scolastica imponga alle istituzioni valutazioni responsabili sotto il profilo organizzativo ed economico.
Tuttavia, la programmazione dell'offerta educativa non può essere ricondotta a una logica meramente quantitativa, poiché il diritto all'educazione costituisce un diritto fondamentale della persona, tutelato dalla Costituzione, dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e dal Pilastro europeo dei diritti sociali. Ogni processo di razionalizzazione deve pertanto essere accompagnato da un'analisi dell'impatto sociale, educativo e territoriale delle decisioni assunte.
L'eventuale attivazione di un servizio di asilo nido rappresenta una prospettiva che merita particolare attenzione, in quanto coerente con gli obiettivi di potenziamento del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni, previsto dal decreto legislativo n. 65/2017. Tale scelta potrà però esprimere il proprio valore strategico soltanto se inserita in una progettazione complessiva, capace di garantire continuità educativa, sostegno alle famiglie, valorizzazione della comunità educante e integrazione tra istituzioni scolastiche, enti locali e servizi territoriali.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la vicenda di Moraro debba essere interpretata come un banco di prova della capacità delle istituzioni di governare i mutamenti demografici senza comprimere l'effettività dei diritti fondamentali. La qualità di una politica educativa non si misura esclusivamente nella razionalizzazione delle risorse disponibili, ma nella capacità di preservare il valore pubblico dell'istruzione quale fattore di coesione sociale, sviluppo territoriale e cittadinanza democratica.
Il CNDDU auspica che, a partire da questa esperienza, possano essere promossi modelli innovativi di governance educativa, fondati sulla programmazione interistituzionale, sull'utilizzo integrato dei servizi 0-6 e sulla partecipazione delle comunità locali ai processi decisionali. Le aree interessate dalla denatalità non devono essere considerate contesti eccezionali nei quali ridurre progressivamente i diritti, bensì laboratori nei quali sperimentare soluzioni amministrative capaci di coniugare sostenibilità, qualità educativa ed equità territoriale. È proprio nella capacità di assicurare livelli essenziali delle prestazioni educative anche nelle realtà più fragili che trova concreta attuazione il principio costituzionale di uguaglianza sostanziale e si rafforza la funzione della scuola quale presidio permanente di democrazia, partecipazione e sviluppo umano".
di La Redazione
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