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Maria Rita Parsi: “L’amore è visionario. Pretende di vincere la morte. E, ogni volta, invece, si deve arrendere all’evidenza che ogni cosa nasce, cresce, si sviluppa, declina e muore”

Le ferite possono trasformarsi in una risorsa essenziale per la nostra crescita. Prendersi cura del presente significa…

Così da poter, forse, cambiare in meglio la propria vita e trasformare le esperienze dolorose, i distacchi, gli abbandoni, le rotture traumatiche che, assai spesso, accompagnano la fine di un amore, in motivo di riflessione, trasformazione, crescita: personale, di coppia, familiare”. Una lezione profonda di Maria Rita Parsi, la quale cerca di insegnarci a non farci travolgere dai macigni della vita, e anzi di reagire ogni volta con più forza.

La fine di un legame importante, per quanto devastante, non rappresenta mai soltanto una perdita o un fallimento, ma un'occasione preziosa per ricostruire, mattone dopo mattone, il nostro mondo interiore. La vita di ognuno di noi, in fondo, è un continuo esercizio di ripartenza: cadiamo, ci feriamo e, faticosamente, cerchiamo dentro di noi la forza per rimetterci in cammino e ritrovare un nuovo equilibrio.

Questo delicato percorso di guarigione e consapevolezza assume un'importanza fondamentale soprattutto per chi ci sta accanto, oltre che per l’individuo, e in particolar modo per i figli.


La stabilità interiore dei genitori è lo specchio in cui i più piccoli imparano a riflettersi per costruire la propria identità. Non possiamo sperare di trasmettere loro serenità se prima non affrontiamo il nostro mondo interiore, poiché, come fa notare l'autrice: “Quando nasce un bambino, sia la madre sia il padre, seppure in maniera diversa, perché la madre lo ha portato in grembo e ha scambiato con lui infinite comunicazioni neurologiche, tornano a misurarsi con la memoria del corpo e con il patrimonio di esperienza psicofisica che, nel tempo, si sono sedimentati e costituiscono le radici del loro essere venuti al mondo”. Non possiamo dunque pensare di proteggere i nostri affetti più cari e i giovani se prima non facciamo pace con le nostre cicatrici.

I docenti e gli educatori lo notano ogni giorno nelle aule: i traumi non risolti e le frustrazioni nascoste degli adulti finiscono, inevitabilmente, per riversarsi sui ragazzi.

Ecco perché la vera sfida è attraversare il dolore con onestà, sapendo che nel tentativo si cadrà più e più volte. Spesso, fuggire sembra la scelta migliore, in quanto porta risultati immediati. O almeno in apparenza. Ma bisogna guardare in faccia ciò che è andato storto nei nostri rapporti per evitare di ripetere all'infinito i medesimi copioni. A questo proposito, il messaggio della psicoterapeuta indica la direzione da seguire: “Ricostruire significa quindi tenere conto del passato e prendersi cura del presente con gli strumenti adeguati a fare ‘prevenzione’”.

Comprendere i propri errori, dare un nome alle delusioni vissute, è il primo e insostituibile passo per non essere più schiavi di noi stessi e del nostro passato.

Tuttavia, accettare la fine di un incantesimo è forse la prova psicologica più ardua da superare. Noi esseri umani tendiamo ad aggrapparci disperatamente all'illusione dell'eternità, rifiutandoci di accettare che anche i sentimenti seguono il ciclo naturale di ogni altra cosa esistente. Come ci ricorda in modo toccante l'esperta: “L’amore è visionario. Pretende di vincere la morte. E, ogni volta, invece, si deve arrendere all’evidenza che ogni cosa nasce, cresce, si sviluppa, declina e muore”. Arrendersi a questa evidenza non significa affatto cedere al cinismo, ma diventare profondamente consapevoli: solo accettando di lasciare andare ciò che è giunto al termine possiamo davvero ricominciare, diventando esseri umani più forti e completi di prima.

E tu, lettore che ci segui, pensi che anche le esperienze più dolorose possano trasformarsi, con il tempo, in un'opportunità di crescita? Ti è mai capitato di scoprire che una ferita, dopo aver fatto tanto male, ti aveva insegnato qualcosa di importante? Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.




di Leandro Castagna

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