Galimberti: "Se una mamma dice al suo bambino “sei bravo”, poi glielo dice anche la sua maestra, allora c'è la possibilità che cresca con un'identità positiva". Il peso delle parole nell'infanzia
- La Redazione

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"Quando si eccede in determinati comportamenti ci sono spesso ragioni più profonde del semplice carattere..."

“Se c'è una mamma che dice al suo bambino “sei bravo”, poi glielo dice anche la sua maestra, allora c'è la possibilità che cresca con un'identità positiva. Se la mamma gli dice “sei un cretino” e glielo dice anche la sua maestra c'è la possibilità che crescerà con un'identità negativa” queste sono le parole del filosofo Umberto Galimberti che ci invita a riflettere su quanto le parole degli adulti possano influenzare la costruzione dell'identità di un bambino fin dai primi anni di vita.
Durante l’infanzia, il piccolo non ha facoltà di interpretare ciò che accade dentro e fuori di lui, ed è così che si affida in maniera totale all’adulto: pesa le sue parole, osserva i suoi sguardi e fa attenzione ai suoi silenzi, così facendo la validazione esterna dell’adulto modella il carattere e soprattutto l’emotività del bambino. Prestare attenzione quindi a parole e gesti sin dai primissimi momenti è la forma d’amore più grande che un adulto, genitore o insegnante, possa mettere in campo.
“Guardate che nessuno di noi ha un'identità per natura. L'identità è un dono, cioè noi non l'abbiamo per natura. L'identità è il frutto dei disconoscimenti e dei riconoscimenti che abbiamo nella nostra vita”. Dunque l’adulto può lasciare nelle memorie del bambino tracce profonde, sia positive che negative. Dalle parole dell’esperto capiamo l'importanza di entrare in punta di piedi in un’altra vita, anche se si tratta di un figlio o uno studente.
In ogni caso, è importante precisare che l’impronta lasciata dai primi legami non è irreversibile ma è possibile, una volta che quel bambino diventa un adulto che ha imparato a volersi bene, riorganizzare gli schemi ritenuti sbagliati, che hanno profondamente segnato la sua sensibilità durante l'infanzia.
È un percorso lungo e, a volte, doloroso perché non si riesce facilmente a dare colpe alle figure di riferimento, ma è l'unico modo per smettere di dare ragione alle "etichette negative" che sono state attribuite a quel bambino: "troppo vivace", "troppo sensibile", "troppo irrequieto" per poter comprendere finalmente che quando si eccede in determinati comportamenti ci sono spesso ragioni più profonde del semplice carattere.
E tu, lettore che ci segui, ricordi una frase pronunciata da un genitore, un insegnante o un'altra figura di riferimento che ha lasciato un segno nella tua vita?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima.
di Natalia Sessa




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