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Bocciato dopo gli esami di recupero, i genitori fanno ricorso ma il Tar conferma: "Le carenze nello studio non possono essere compensate dalla scuola"

Respinto il ricorso di una famiglia romana contro la mancata ammissione alla quarta classe. Per i giudici contano la preparazione effettiva dello studente e…

I corsi di recupero organizzati dagli istituti non possono colmare da soli mesi di disattenzione, né possono sostituire il lavoro a casa. Quando le lacune si rivelano troppo profonde, la mancata ammissione alla classe successiva diventa un atto inevitabile. Un concetto che fa da spartiacque tra le pretese delle famiglie e la valutazione del rendimento scolastico, e che emerge con forza dalla vicenda di un alunno romano: di fronte a una bocciatura, i genitori hanno provato ad accusare i professori di non aver usato le piattaforme informatiche e di aver agito per ritorsione.

Ma l'effettiva impreparazione del giovane ha pesato più di ogni ricorso.

La bocciatura è scattata al termine delle prove di riparazione di fine estate, quando il giovane, iscritto al terzo anno di un istituto con indirizzo "Conduzione del mezzo aereo", non è riuscito a colmare le gravi insufficienze accumulate durante l'anno in Logistica, Meccanica e Scienze della Navigazione. A pesare in modo decisivo è stata, in particolare, la prova scritta di Meccanica e Macchine: l'allievo si è limitato ad abbozzare i primi due esercizi, ignorando del tutto il terzo quesito. Un elaborato valutato dalla commissione con un 2 su 10, che ha reso impossibile il passaggio al quarto anno. La famiglia, tuttavia, ha rifiutato il verdetto dei docenti, dando il via a una battaglia legale durata quasi quattro anni.


La tesi del padre si basava su una serie di accuse dirette al corpo docente. In primo luogo, contestava lo scarso uso del registro elettronico, che avrebbe lasciato la classe ad affrontare le verifiche senza una guida chiara. Criticava inoltre l'assenza di veri corsi estivi, ritenendo inefficace il solo studio individuale assegnato. Infine, la famiglia denunciava un presunto atteggiamento punitivo da parte della scuola: una ritorsione culminata con un 7 in condotta, considerato ingiusto per un ragazzo con sole tre assenze in tutto l'anno. Il tribunale ha però smontato le accuse.



I giudici hanno fatto notare che i genitori erano ben consapevoli della crisi scolastica del figlio sin dai colloqui di febbraio. Sul fronte disciplinare, hanno chiarito che per abbassare il voto in condotta è sufficiente anche una singola nota, indipendentemente dal numero di assenze. Per quanto riguarda le prove di riparazione, la sentenza ha infine ribadito che l'esame serve a vagliare la preparazione sull'intero programma e non è un qualcosa che si può concordare preventivamente con l'allievo.


La vertenza si è chiusa definitivamente lo scorso 28 aprile con la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso della famiglia. In punta di diritto, i magistrati hanno richiamato un principio giurisprudenziale del Consiglio di Stato (risalente al 2011), chiarendo che la legittimità di una bocciatura si valuta unicamente sull'effettiva preparazione dell'alunno, sulla quale non incide la presunta mancata attivazione di corsi di sostegno da parte della scuola. L'Ordinanza Ministeriale 92 del 2007 stabilisce infatti che lo studio individuale rappresenta una misura perfettamente idonea e non insufficiente. Infine, la bocciatura risulta corretta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2009, il quale prevede che per essere promossi sia indispensabile ottenere la sufficienza in tutte le discipline: come ribadito dai magistrati, persino una singola insufficienza non recuperata è idonea a sorreggere e determinare la mancata ammissione alla classe successiva.

di Leandro Castagna




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