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Scuola Corridoni di Como, il Consiglio di Stato sospende il provvedimento: servono verifiche su sicurezza, spazi e funzionalità didattica

Il Consiglio di Stato rinvia la trattazione al 15 settembre 2026 e dispone ulteriori verifiche dell’USR Lombardia sulle condizioni...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sulla vicenda relativa alla scuola Corridoni di Como a seguito dell’ordinanza pronunciata dal Consiglio di Stato, Sezione Settima, nell’ambito del giudizio concernente la riorganizzazione scolastica disposta dall’amministrazione comunale.


È opportuno precisare preliminarmente la portata processuale del provvedimento.

Il Consiglio di Stato non ha assunto una decisione definitiva sulla controversia né ha espresso un giudizio conclusivo sulla legittimità delle determinazioni amministrative oggetto di impugnazione.

Ha ritenuto necessario acquisire ulteriori elementi istruttori e, nelle more, ha disposto la sospensione del provvedimento impugnato, rinviando la trattazione all’udienza del 15 settembre 2026.


L’elemento di maggiore interesse riguarda la necessità, individuata dal giudice amministrativo, di approfondire l’effettiva praticabilità della soluzione prospettata per la collocazione delle classi della Corridoni. L’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia è stato chiamato a svolgere un accertamento e a depositare una relazione sull’effettivo stato di manutenzione e sicurezza del plesso interessato e sulla possibilità di accogliervi le classi con le necessarie garanzie sotto il profilo della sicurezza e della funzionalità didattica.

Il CNDDU considera questo passaggio particolarmente significativo perché evidenzia la complessità delle decisioni riguardanti il patrimonio edilizio scolastico. La disponibilità di spazi, infatti, costituisce soltanto uno degli elementi da prendere in considerazione. Essa deve essere coordinata con le condizioni tecniche degli immobili, con la disciplina vigente in materia di sicurezza, con l’organizzazione delle attività scolastiche e con la sostenibilità economico-finanziaria delle diverse soluzioni.


La razionalizzazione del patrimonio immobiliare pubblico rappresenta una funzione amministrativa legittima e necessaria. L’andamento demografico, la consistenza della popolazione scolastica, i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria, i consumi energetici, gli interventi di adeguamento e il grado di utilizzazione degli edifici costituiscono parametri che gli enti competenti sono chiamati a considerare nella programmazione delle proprie risorse.


Proprio per questo motivo, la valutazione economica non dovrebbe essere circoscritta al costo di mantenimento del singolo edificio. In presenza di una riorganizzazione occorre considerare complessivamente anche gli eventuali oneri connessi all’adeguamento delle sedi alternative, alla redistribuzione degli spazi, al trasferimento di attrezzature e arredi e alle ulteriori esigenze organizzative derivanti dalla nuova configurazione del servizio. Soltanto una comparazione estesa all’intero ciclo economico dell’intervento consente di apprezzarne l’effettiva convenienza nel medio periodo.


Lo stesso criterio dovrebbe orientare la valutazione degli spazi scolastici. La capacità nominale di un edificio non coincide necessariamente con la sua capacità funzionale. L’inserimento di ulteriori classi può incidere sulla distribuzione degli ambienti, sui locali destinati ad attività integrative e laboratoriali, sui percorsi interni e sull’organizzazione complessiva del plesso. Si tratta di aspetti tecnici e gestionali che richiedono verifiche puntuali da parte dei soggetti istituzionalmente competenti.


In tale contesto assume rilievo la normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e negli edifici scolastici, a partire dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, unitamente alla disciplina tecnica applicabile in materia di prevenzione incendi, accessibilità, impianti e gestione delle emergenze. L’applicazione di tale quadro normativo comporta responsabilità distribuite tra diversi soggetti istituzionali e rende essenziale il coordinamento tra ente proprietario dell’immobile, amministrazione scolastica e dirigenza dell’istituzione interessata, ciascuno nell’ambito delle rispettive attribuzioni.


La decisione del Consiglio di Stato offre quindi un’indicazione metodologica di interesse generale: quando differenti valutazioni tecniche incidono sulla possibilità di utilizzare una sede scolastica, l’accertamento documentato delle condizioni effettive dell’immobile costituisce il presupposto necessario per assumere determinazioni amministrative stabili.

Il CNDDU ritiene che proprio questo metodo debba caratterizzare, più in generale, i processi di riorganizzazione della rete scolastica.


Non sarebbe corretto sostenere che ogni chiusura o accorpamento rappresenti di per sé un arretramento del servizio pubblico, così come sarebbe riduttivo ritenere sufficiente il solo parametro economico per determinare l’assetto ottimale delle sedi. La questione richiede una comparazione tra costi, condizioni strutturali, consistenza dell’utenza, capacità ricettiva effettiva degli edifici, investimenti necessari e continuità organizzativa del servizio.

La vicenda di Como mostra inoltre quanto sia importante che le decisioni sul patrimonio scolastico siano inserite, per quanto possibile, in una programmazione temporale sufficientemente ampia.


La necessità di coordinare lavori, verifiche tecniche, organizzazione delle classi e adempimenti amministrativi rende infatti particolarmente complessa ogni modifica destinata a produrre effetti in prossimità dell’avvio dell’anno scolastico. Non si tratta di formulare valutazioni sulle responsabilità relative al caso concreto, che spettano nelle sedi competenti, ma di richiamare un criterio generale di buona programmazione amministrativa.

Occorre quindi attendere gli esiti dell’istruttoria disposta dal Consiglio di Stato e le successive determinazioni del giudice amministrativo senza attribuire all’attuale ordinanza un significato ulteriore rispetto al suo contenuto processuale.


Il CNDDU auspica che gli accertamenti richiesti consentano di disporre di un quadro tecnico completo e aggiornato, utile non soltanto alla definizione della controversia, ma anche all’individuazione di una soluzione organizzativa sostenibile. Una decisione sul patrimonio scolastico è tanto più solida quanto più riesce a dimostrare, attraverso dati tecnici ed economici verificabili, la compatibilità tra razionalizzazione della spesa, sicurezza degli edifici e regolare funzionamento delle attività scolastiche.

La questione Corridoni, al di là dell’esito giudiziario, richiama pertanto un problema destinato a presentarsi con crescente frequenza nella gestione degli enti locali: come adeguare il patrimonio scolastico alla trasformazione demografica senza trasferire semplicemente costi e criticità da un edificio all’altro. È su questo terreno che occorrono programmazione pluriennale, valutazioni comparative e istruttorie tecniche capaci di sostenere decisioni amministrative destinate a produrre effetti nel tempo".

di La Redazione


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