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Riforma degli istituti tecnici, la FLC CGIL: i “Primi orientamenti” confermano le criticità e rilanciano la mobilitazione

La FLC CGIL evidenzia le criticità dei “Primi orientamenti” sul nuovo ordinamento degli istituti tecnici e chiede i correttivi annunciati dal...

"Come è noto con l’avvio dell’anno scolastico 2026/27 entra in vigore la riforma dell’istruzione tecnica prevista dall’art. 26 bis del dl 144/2022 e attuata con il DM 29 del 19 febbraio 2026. Il nuovo impianto è stato fortemente contrastato dalla FLC CGIL con una lunga fase di mobilitazione, confluita nello sciopero del 7 maggio 2026.


In seguito alla specifica convocazione dell’8 luglio 2026, il Ministero dell’Istruzione aveva comunicato alla FLC CGIL la determinazione del MIM di rivedere il provvedimento. Era stata annunciata la modifica, sia pur parziale, dell’articolazione del curricolo prevista dall’art. 26 bis del DL 144/2022, con la restituzione di ore ad alcune delle discipline penalizzate dalla riforma degli istituti tecnici, confermando, implicitamente, la fondatezza delle ragioni sostenute dalla FLC CGIL: la riforma, per come è stata articolata nel DM 29/2026, incrina seriamente la funzione svolta dagli Istituti Tecnici nell’ambito del sistema nazionale di istruzione. A tal fine, ricordiamo che, sebbene non sia stato ancora individuato il vettore normativo, si rendono necessarie specifiche modifiche all’allegato 2-ter del DL 45/2025, che avranno effetti di revisione anche sul DM 29/2026 perché si produrranno alcuni significativi cambiamenti ai quadri orario.


Parimenti, ad anno scolastico ormai avviato, risulta inaccettabile il ritardo da parte del MIM nella emanazione delle nuove “Linee guida” per la definizione degli obiettivi di apprendimento per ciascun indirizzo ed articolazione e per ciascuna disciplina. Intanto, nel tentativo di fornire una prima risposta, il MIM ha provveduto alla diffusione di un documento denominato “Primi orientamenti per la progettazione curriculare per il passaggio al nuovo ordinamento degli istituti tecnici”.


Il documento è diviso in tre parti delle quali le prime due sono di carattere generale mentre la terza è dedicata agli assetti didattici, metodologici e valutativi e, pertanto, risulta funzionale all’organizzazione del primo biennio stante l’assenza di quelle “linee guida” necessarie, tra l’altro, per governare la fase di transizione dal vecchio al nuovo ordinamento. Diversi sono i punti di forte criticità che emergono dalle prime due parti di questi “primi orientamenti” a cominciare innanzitutto dall’anticipazione al primo biennio delle discipline di indirizzo.



Infatti, con la quota di curricolo destinata agli “elementi di base” si supera definitivamente la distinzione tra il primo biennio generalista, comune agli indirizzi dei due settori, e il successivo triennio "professionalizzante". In secondo luogo, poiché “gli studenti familiarizzano già dal primo anno con i nuclei fondanti dell’indirizzo prescelto attraverso le discipline dell’ambito degli Elementi di baseemerge chiaramente il rischio concreto di una professionalizzazione precoce, cui fanno da cornice l’anticipazione di percorsi di formazione scuola lavoro già dal secondo anno nell’intento, chiaramente esplicitato, di anticipare la scelta della specializzazione collegata all'indirizzo fin dal primo anno del I biennio.


In terzo luogo, preoccupa non poco il collegamento con il settore produttivo di riferimento già a partire dal primo anno perché funzionale alla progettazione dei percorsi quadriennali della filiera formativa tecnologico-professionale (legge 121/2024 e DM 221/2025), attraverso anticipi di contenuti che erano sviluppati nel terzo, quarto e quinto anno dei percorsi quinquennali del vecchio ordinamento.  

Evidente, inoltre, la crescente marginalizzazione del curricolo nazionale a fronte di un ampliamento della quota del curricolo di istituto sempre più progettata e articolata per rispondere alle istanze del mercato del lavoro e ai bisogni formativi del sistema delle imprese declinato in chiave territoriale con evidenti rischi di frantumazione e differenziazione in chiave regionalistica dell’ordinamento nazionale.


La terza parte degli orientamenti, specificamente dedicata al primo biennio, nel tentativo di fornire indicazioni e orientamenti metodologici e criteri valutativi si sofferma in particolare sugli ambiti delle scienze sperimentali, degli elementi di base dell’indirizzo e delle tecnologie di base. Come è ormai noto, nel modello di riforma, l’ambito delle Scienze sperimentali è da considerarsi disciplina unica pur comprendendo più insegnamenti (Fisica, Chimica, Biologia e Scienze della Terra) afferenti alle classi di concorso A-20 (Fisica), A-34 (Scienze e tecnologie chimiche), A-50 (Scienze naturali, chimiche e biologiche).


Come ampiamente rappresentato da moltissimi docenti e da documenti collegiali delle scuole, qui sorgono enormi problemi, non risolvibili semplicemente con la restituzione delle ore sottratte alla quota del curricolo di scuola. Innanzitutto, nonostante il documento ministeriale provi a fornire argomentazioni di natura pedagogico-didattica, è innegabile che la ricchezza e la molteplicità dei temi delle singole discipline scientifiche rendono irrealizzabile una progettazione basata sulla trattazione dei contenuti nodali delle singole discipline.


Si dovrà perciò operare una selezione di contenuti di cui il MIM non si assume alcuna responsabilità demandando alla programmazione di istituto un compito arduo se non impossibile. In secondo luogo, non si comprende come si dovrà procedere alla elaborazione del programma, con quante ore per ciascuna disciplina, chi fa che cosa e, soprattutto, chi valuta e come valuta la/il discente? Nel testo dei primi orientamenti i complessi problemi sopra esposti relativi alla compresenza di tre docenti in un’unica disciplina troverebbero una soluzione semplicemente “individuando invece nella metodologia il criterio in base al quale caratterizzarle”. Il che equivale a dire che, dopo una riforma calata dall’alto, la gestione dei problemi ricade interamente sui docenti e le istituzioni scolastiche.


Infine, per quanto attiene il nuovo assetto dell’ambito “Tecnologie di base” per le discipline di Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) e Tecnologie e Tecniche di Rappresentazione Grafica (TTRG), dopo aver enfatizzato il ruolo di questi insegnamenti in vista di “un’articolata strategia pedagogico-didattica, volta a massimizzare la transizione digitale”, la realtà deve fare i conti con un taglio medio del 50% delle ore destinate alla disciplina TTRG.


Il testo dei “Primi orientamenti per la progettazione curriculare per il passaggio al nuovo ordinamento degli istituti tecnici” conferma la necessità di proseguire con il contrasto a questa riforma “inutile e dannosa” e la fondatezza delle ragioni sostenute dalla FLC CGIL fin dall’inizio: la riforma, in mancanza dei correttivi promessi dal MIM l’8 luglio 2026, colpisce la funzione svolta dagli Istituti Tecnici nell’ambito del sistema nazionale di istruzione: la qualità della didattica, la continuità delle cattedre e il diritto delle studentesse e degli studenti a una formazione solida, comune e non subordinata alle esigenze immediate delle imprese locali.

Per tutti questi motivi, restando intatti tutti i motivi di contrarietà verso questa controriforma, la FLC CGIL avvia una campagna di assemblee dal 15 settembre al 15 ottobre e preannuncia il ricorso ad ogni forma di mobilitazione, a cominciare dallo sciopero delle attività aggiuntive per arginare gli effetti deleteri di questa riforma che, insieme all’introduzione della filiera formativa tecnologico professionale e alle indicazioni nazionali per i licei, rappresenta un pericolo per l’intero ciclo della secondaria di secondo grado".

di La Redazione


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