Camilleri: “Io non ho mai avuto aspirazioni alla felicità. Ho avuto aspirazioni alla marmellata: la volevo, me la prendevo e me la godevo”
- La Redazione

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Attraverso alcuni dei suoi pensieri più profondi, il maestro Andrea Camilleri ci spiega dove si nasconde la vera felicità e perché spesso non riusciamo a riconoscerla...

“Io non ho mai avuto aspirazioni alla felicità. Ho avuto aspirazioni alla marmellata. Cioè, volevo la marmellata e me la prendevo, e me la godevo, ma non ho mai considerato le varie marmellate della vita come felicità”. Con queste parole Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore e regista, separa i piaceri concreti dell’esistenza da quella condizione assoluta e inafferrabile che chiamiamo felicità.
Le “marmellate” di Camilleri sono le cose che desideriamo, cerchiamo e sappiamo goderci quando riusciamo a raggiungerle. Possono darci piacere e soddisfazione, ma non coincidono necessariamente con la felicità. Quest’ultima, secondo lo scrittore, non può essere programmata o conquistata: “Io penso che la felicità — e qui entriamo in un discorso serio — sia una folgorazione. Ti arriva mentre meno te l’aspetti e forse mentre meno te la meriti. Ed è fatta di un nulla”. Spesso, per giustificare questa assenza di felicità nella nostra vita, ci raccontiamo che “saremo felici quando…”: quando avremo un lavoro, quando avremo una famiglia, quando faremo quel viaggio, quando ci laureeremo, quando saremo economicamente stabili. Eppure, ogni volta che aggiungiamo un “quando”, rischiamo di allontanare sempre di più la felicità che stiamo cercando.
Come afferma Camilleri, la felicità “è fatta di nulla”, ad esempio aggiunge: “Io sono stato felice, ma per pochi attimi e per cose inspiegabili. Un giorno, in campagna, un odore improvviso di un'erba, la citronella, mi entrò attraverso le narici, mi entrò nei polmoni, nel sangue, nel cervello. Mi venne voglia di cantare ad alta voce e in quel momento, veramente, credetemi, sentii il mio Essere in armonia con l'Universo. Non col mondo, con l'Universo, con le grandi costellazioni, con il grandissimo Nulla dentro il quale fui, per un attimo, felice di perdermi. Ecco, questa è stata per me la felicità: un momento”.
La felicità raccontata da Camilleri sembra nascere proprio dall’incontro improvviso tra ciò che portiamo dentro e qualcosa di apparentemente semplice: la capacità di meravigliarsi, la gratitudine di essere circondati da affetti sinceri, un profumo che ci ricorda qualcuno che non c’è più, un piatto caldo preparato con amore.
Se la felicità non riusciamo a vederla è perché abbiamo alzato troppo le nostre aspettative. Quello che per Camilleri è un momento, nella nostra immaginazione diventa un castello: imponente e destinato a durare. Un’idea di felicità perfetta che può trasformarsi in una prigione, perché, mentre attendiamo che tutto sia finalmente al proprio posto, rischiamo di non accorgerci di quegli istanti nei quali la felicità sta passando accanto a noi.
Per te, lettore che ci segui, ricordi l’ultima volta che sei stato felice? Quale esperienza ti ha fatto provare quella felicità improvvisa e inattesa raccontata da Camilleri? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Natalia Sessa




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Chiedo scusa x aver scritto minuscolo il nome di Dio nel mio commento non era mia intenzione perché malgrado tutto io continuo a credere
Sono una donna molto sola....la felicità la provo, quando una persona si avvicina e mi sorride, affettuosamente conversa con me, provo un brivido e mi sento rinascere ...nn sono più sola!!!
La felicità è il saper cogliere le emozioni di una visione, di una voce, di uno sguardo, di un sorriso o pianto, di un abbraccio o di una carezza,sapere che accanto hai persone che ti apprezzano così come sei,che ti amano. La felicità è l' opposto del dolore quando perdi un figlio,e della rabbia sapendo che l' hai perduto x incoscienza umana o perché il tuo dio ti ha chiesto una così immane prova.