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Il caldo non lascia l’Italia, Schettini: “Le scie chimiche c’entrano con le ondate di calore?”. È una questione di fisica (VIDEO)

Il professore risponde ai commenti ricevuti durante la nuova fase di caldo e spiega come si formano le scie di condensazione: “Quando si tratta di scienza non si può andare avanti con i pareri...

“Sesta ondata di calore. Ho perso il conto, non lo so. Ditemi come va dalle parti vostre, che temperature ci sono. Qua in Puglia si crepa dal caldo. Sembrava andasse meglio per un momento, ma in realtà fa di nuovo caldo”. Il professore di fisica Vincenzo Schettini parte da ciò che milioni di italiani stanno sperimentando direttamente: temperature molto elevate, afa e un’estate che, nonostante l’arrivo di settembre, non sembra ancora intenzionata a lasciare spazio all’autunno.

Il professore de La fisica che ci piace, però, questa volta non si concentra soltanto sul caldo anomalo. Decide di rispondere a una domanda comparsa ripetutamente sotto i suoi precedenti video dedicati alle ondate di calore: le scie lasciate dagli aerei possono davvero essere responsabili dell’aumento delle temperature e dei cambiamenti del clima? Prima di entrare nel merito, Schettini chiarisce che non proporrà un’opinione personale, ma ricostruirà il fenomeno attraverso le regole della fisica, come farebbe durante una lezione. “Io sono un professore, quindi non mi metto a interpretare i fatti. Quello che voglio fare è spiegarvi la scienza che c’è dietro queste scie lasciate dagli aerei secondo le regole della fisica. Punto. Non sto esprimendo un ‘secondo me’. Io vi dico quello che sono secondo la fisica, cioè faccio una spiegazione esattamente come la farei con i miei studenti in classe, né più e né meno”.

Che cosa sono realmente le scie lasciate dagli aerei?

Il primo passaggio consiste nel dare al fenomeno il suo nome corretto: scie di condensazione.

Si tratta di nubi lineari composte prevalentemente da minuscoli cristalli di ghiaccio. Si formano quando i gas caldi e umidi prodotti dai motori degli aerei incontrano l’aria molto fredda presente alle quote di crociera.

“A circa 10 chilometri di quota fa freddissimo. Quindi che succede? Il vapore acqueo che esce dal motore dell’aereo gela subito e si formano dei cristalli di ghiaccio. Questi, insieme al pulviscolo, innescano il congelamento del vapore acqueo che è già presente in atmosfera”. Gli scarti prodotti dalla combustione agiscono quindi come centri di nucleazione, ossia come punti attorno ai quali possono formarsi i cristalli di ghiaccio. La loro durata dipende soprattutto dall’umidità dell’aria: in un’atmosfera relativamente secca la scia scompare rapidamente, mentre in uno strato particolarmente umido può persistere ed espandersi.

L’esperimento proposto da Schettini

Dopo avere spiegato il processo di condensazione, Schettini prende in considerazione l’ipotesi sostenuta da chi ritiene che gli aerei trasportino e disperdano intenzionalmente grandi quantità di sostanze nell’atmosfera.

Per valutarne la plausibilità propone un esperimento mentale, costruito su alcune ipotesi dichiarate: una scia lunga 100 chilometri, larga e spessa 100 metri e sufficientemente densa da essere osservata da terra.

“Questo è un volume di un miliardo di metri cubi. Diciamo che la densità di questo materiale che si disperde in aria sia di 0,3 grammi per metro cubo, cioè cento volte meno densa del fumo di sigaretta. Già così servirebbero, ragazzi, 300 tonnellate di polvere da mettere nell’aereo per creare questa scia”.

Il calcolo è un esperimento mentale basato su grandezze ipotetiche e serve a mostrare quanto materiale sarebbe necessario per produrre intenzionalmente una scia di quelle dimensioni.

Schettini confronta quindi questa quantità con il peso complessivo di un grande aereo di linea e con lo spazio necessario per passeggeri, carburante e carico.

“Per creare anche solo una frazione di queste nuvole chilometriche non basterebbe lo spazio di un aereo. Quindi ritorniamo a quel discorso: da dove viene il materiale per fare tutta questa scia di condensazione? Dall’aria, cioè dal vapore acqueo contenuto nella stessa. Quel vapore acqueo non serve trasportarlo, perché è già presente in atmosfera”.

Le scie di condensazione non sono la stessa cosa dell’inquinamento prodotto dagli aerei

A questo punto è necessaria una distinzione. Dire che le cosiddette “scie chimiche” non spiegano le ondate di calore non significa sostenere che il trasporto aereo non abbia conseguenze ambientali.

Gli aeromobili bruciano carburante e producono anidride carbonica e altre emissioni.

“Gli aerei naturalmente inquinano, immettono CO₂, esattamente come le automobili, le industrie e tutto quanto. Ma questa storia non c’entra niente con le scie chimiche, cioè non c’entra con quello che abbiamo spiegato in questo video. Questa è un’altra storia”.

Le scie degli aerei provocano le ondate di calore?

La risposta di Schettini è netta: no.

“Queste si chiamano scie di condensazione, non si chiamano scie chimiche. C’entrano con le ondate di calore? No, non c’entrano”.

Nel video il professore riconduce invece la persistenza delle ondate di calore al cambiamento climatico, un argomento già affrontato mostrando l’andamento delle temperature medie estive italiane dal 1961.

“Tutte queste ondate di calore, questo calore asfissiante che continua ancora, ancora, ancora: l’unica spiegazione è questa, è il cambiamento climatico”.


Per te, lettore che ci segui, hai mai pensato che le scie lasciate dagli aerei potessero essere collegate alle ondate di calore? La spiegazione di Schettini ha chiarito i tuoi dubbi?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.

A seguire il video integrale



di Katia Piemontese

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