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Naviglio Grande, 28 chilometri colpiti dallo sversamento. CNDDU: “La tutela dell’ambiente non può fermarsi all’emergenza”

La sostanza oleosa partita dall’area di Magenta ha raggiunto anche la Darsena di Milano. Per il Coordinamento quanto accaduto può diventare anche una lezione concreta sulla fragilità degli ecosistemi

Ventotto chilometri di acqua interessati da una contaminazione, dall'area di Magenta fino alla Darsena di Milano. Lo sversamento di una sostanza oleosa nel Naviglio Grande e le conseguenze riscontrate sulla fauna accendono l'attenzione non soltanto sul danno immediato, ma su ciò che potrà emergere nel tempo.

È da qui che parte l'intervento del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che chiede attenzione agli effetti sull'ecosistema e porta quanto accaduto anche dentro una riflessione educativa. “La contaminazione di un corso d’acqua non riguarda soltanto la qualità delle acque, ma coinvolge il sistema di relazioni tra fauna, vegetazione, habitat e attività umane che concorre all’equilibrio di un territorio.” Il punto è proprio questo. L'acqua trasporta gli effetti di una contaminazione lontano dal luogo in cui ha avuto origine. E i circa 28 chilometri interessati dallo sversamento rendono immediatamente visibile quanto un danno ambientale possa propagarsi e coinvolgere territori ed ecosistemi diversi.


Dopo l'emergenza, occorrerà guardare agli effetti nel tempo

Gli interventi di contenimento e gli accertamenti tecnici rappresentano il primo passo. Per il CNDDU, però, sarà necessario continuare a verificare le condizioni dell'ecosistema e l'eventuale persistenza degli effetti della contaminazione. “La tutela ambientale, infatti, non può esaurirsi nella gestione dell’emergenza, ma deve tradursi nella capacità di osservare nel tempo le conseguenze prodotte e di rafforzare gli strumenti necessari a prevenirne il ripetersi.”

Ed è proprio il passaggio dalla semplice reazione alla prevenzione che porta il Coordinamento a chiamare in causa la scuola.


Quei 28 chilometri possono entrare anche in classe

Per il CNDDU, quanto accaduto nel Naviglio Grande può diventare un caso concreto attraverso il quale spiegare agli studenti cosa significhino biodiversità e interdipendenza degli ecosistemi, andando oltre definizioni imparate sui libri. “I circa ventotto chilometri interessati dallo sversamento rendono concretamente percepibile un principio fondamentale: nell’ambiente gli effetti di un’azione possono estendersi ben oltre il luogo nel quale essa si produce.” Da qui la proposta di trasformare un fatto di cronaca ambientale in un'occasione didattica interdisciplinare, mettendo insieme scienze, geografia, diritto ed educazione civica. “L’educazione ambientale non dovrebbe ridursi alla trasmissione di comportamenti corretti o a iniziative episodiche, ma tradursi in esperienza di osservazione, ricerca e comprensione dei fenomeni reali.”


Studiare quello che è successo significa allora interrogarsi sulle cause, osservare gli effetti, leggere i dati, comprendere il ruolo delle istituzioni e distinguere ciò che viene fatto durante un'emergenza da ciò che può essere fatto per prevenirla. Ed è su questo punto che il CNDDU chiude la propria riflessione: “insegnare a comprendere le relazioni che sostengono la biodiversità significa formare giovani capaci di riconoscerne il valore prima che un evento critico ne renda evidente la fragilità.”

Il Naviglio Grande diventa così qualcosa di più di un caso da osservare dopo uno sversamento. Quei 28 chilometri mostrano concretamente quanto ciò che accade in un punto dell'ambiente possa arrivare molto più lontano. Ed è proprio questa consapevolezza che, secondo il Coordinamento, può e deve cominciare anche tra i banchi di scuola.

di Katia Piemontese


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