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Riforma degli istituti tecnici ancora in cantiere: il 6 maggio vertice per cambiare le regole

Ministero e parti sociali pronti a rivedere i quadri orari e i decreti approvati a febbraio. Intanto arriva la garanzia per i docenti: nell'anno scolastico 2026/27 nessuno perderà il posto, previste anche cattedre sotto le 18 ore.

La riforma dei percorsi di istruzione tecnica e professionale è ancora in piena fase di costruzione. Per giovedì 6 maggio, alle ore 12, è stato convocato un importante tavolo tecnico tra il Ministero dell’Istruzione e i rappresentanti dei lavoratori. L’obiettivo dell'incontro  è mettere mano al Decreto Ministeriale 29 per correggerne le criticità. Le trattative potrebbero addirittura portare a una revisione più profonda, spingendosi fino a modificare il decreto legislativo originario (il D.L. 144/2022).


A finire sotto la lente d’ingrandimento saranno soprattutto l’impianto organizzativo della riforma e la nuova divisione delle ore di lezione. Nelle scorse settimane questi aspetti avevano suscitato forti perplessità, portando in particolar modo la CISL Scuola a esprimere dissenso e a sollecitare interventi normativi urgenti. La vera partita sul futuro a medio termine dell'istruzione tecnica inizierà proprio da questo confronto di maggio.


Se per le regole generali c'è ancora da trattare, sul fronte occupazionale a breve termine gli insegnanti possono già stare tranquilli. Infatti per il prossimo anno (2026/2027) non ci sarà nessun perdente posto a causa dell’introduzione dei nuovi percorsi di studio. Tutte le attuali titolarità dei docenti sono state garantite dalle nuove direttive inviate agli Uffici Scolastici Regionali. Per riuscire a salvare le cattedre interne, le scuole potranno formarle anche con un orario inferiore alla soglia delle 18 ore settimanali.



La messa in sicurezza degli organici rappresenta il primo risultato del patto firmato in sede di conciliazione lo scorso 8 aprile. Grazie a questa intesa, il Ministero ha dato una risposta concreta alle paure del personale docente, chiudendo mesi di forti tensioni. Il raggiungimento dell'accordo ha convinto le cinque sigle sindacali coinvolte (CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS, Gilda e ANIEF) a revocare lo stato di agitazione, aprendo le porte a questa nuova fase di dialogo.

di LEANDRO CASTAGNA





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