Recalcati: “Ero stato un bambino considerato idiota, bocciato in seconda elementare perché incapace di apprendere. Quando insegno è sempre a quel bambino che mi rivolgo"
- La Redazione

- 13 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 30 mar
Ogni bambino ha un talento che merita di essere coltivato. La storia di Recalcati bocciato alle elementari mostra quanto un maestro possa cambiare una vita...

Ci sono incontri destinati a cambiare la nostra vita per sempre, capaci di lasciare un segno indelebile nel nostro cuore, così speciali da permetterci di guardare il mondo da una nuova prospettiva, con occhi luminosi e curiosi, in grado di orientare le nostre scelte nella giusta direzione, incontri unici che si contraddistinguono per la loro particolare magia.
Soprattutto quando si è giovani ed immaturi, inconsapevoli delle proprie capacità ed attitudini, incontrare lungo il cammino qualcuno che creda fortemente in noi stessi quando nessun altro è in grado di farlo, e quando neppure noi ne siamo capaci, è davvero straordinario e provvidenziale.
Ecco allora l’importante funzione svolta dal buon maestro che, in qualità di educatore, sarà in grado di catturare l’attenzione degli allievi grazie al suo carisma magnetico ed alla sua capacità di riaccendere il desiderio di sapere.
“La scuola è il luogo dove non si trasmettono solo informazioni e nozioni ma dove la vita può trovare la sua forma. È il luogo dell’incontro con il desiderio di sapere, che trova incarnazione nella figura del maestro”, queste le splendide parole utilizzate dallo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati per iniziare la sua profonda riflessione.
Dunque il maestro “non è un semplice insegnante ma qualcuno la cui autorità non nasce dal comando. La parola del maestro illumina, ma non elimina l’oscurità: introduce anche il mistero del sapere”, così come spiegatoci molto accuratamente dal saggista italiano.
In tale prospettiva lo psicoanalista coglie l’occasione per raccontare la sua esperienza personale, manifestando il suo pensiero in tal modo:
“Ero stato un bambino considerato idiota. Fui bocciato in seconda elementare perché giudicato incapace di apprendere. Quando parlo, cercando di insegnare qualcosa, è sempre a lui che mi rivolgo, al bambino idiota che sono stato. È per lui che riduco, sminuzzo, – mastico le cose sino all’osso. Nelle persone alle quali mi rivolgo mentre insegno, cerco sempre il volto annoiato e un po’ ebete del bambino che sono stato. Io parlo a lui che è il mio testimone. Distillo le parole, ripeto lo stesso concetto in forme leggermente differenziate, ci giro attorno, lo spremo come fosse un limone per provare a estrarne tutto il succo. Parlo a lui.”
Massimo Recalcati, ripercorrendo la sua infanzia, rispolvera i ricordi: venne bocciato agli esami di seconda elementare e mentre gli altri sembravano avanzare più veloci, lui invece pareva restare indietro. La sua maestra lo aveva definito “un bambino con gravi problemi cognitivi” e solo sua madre continuava a ripetergli che ce l’avrebbe fatta come tutti gli altri, che non era diverso dai suoi compagni e che forse aveva solo bisogno di un po’ più di tempo.
“Per tutti loro io ero quello che restava sempre indietro. Ero la vite storta, inadatta a una crescita regolare, impossibile da raddrizzare. In quel caso il rifiuto di apprendere fu il mio moto personale di protesta. Non volevo digerire un sapere che pretendeva di essere così stupidamente e rigidamente assoluto”, in tal modo lo psicoanalista italiano continua a raccontare la sua esperienza personale.
Ecco allora quell’incontro che cambiò la vita di Massimo Recalcati per sempre, quell’incontro che lascia un segno indelebile, destinato a rimanere impresso nel cuore per sempre: nella sua scuola, in una periferia di Milano, arrivò all’improvviso “come un fiore tra arbusti rovinati dal tempo” una giovane e splendida maestra in grado di trasformare il sapere in nutrimento, in grado di riaccendere il suo desiderio di conoscenza che sembrava ormai essersi spento.
“Ci hai insegnato che il desiderio senza impegno è solo un capriccio e che l’insicurezza aumenta con il sapere e non viceversa, perché non c’è sapere che possa assorbire integralmente la vita, perché la ricerca autentica aumenta i dubbi senza avere mai la pretesa di risolverli. Ci hai insegnato che le parole portano con sé una potenza sconosciuta che eccede qualunque spiegazione e di cui bisogna imparare ad avere rispetto e saperne godere. Con dolcezza mi hai introdotto – giovane ribelle com’ero a ogni forma di controllo – alla disciplina paziente e severa dello studio. Tu mi hai insegnato per prima l’amore per i libri. Sei stata un amore tra i più grandi della mia vita. E, come tutti i grandi amori, indimenticabile e insostituibile”, queste le significative parole utilizzate da Massimo Recalcati per descrivere quell’insegnante in grado di fare la differenza, guida luminosa lungo il suo cammino, capace di riscattarlo, non facendolo sentire più un bambino idiota, diverso e anormale rispetto agli altri.
Pertanto “la scuola dovrebbe valorizzare le inclinazioni degli studenti, non tentare di raddrizzare tutte le loro storture. Una scuola capace di coltivare i talenti sapendo illuminare la vita”, attraverso tali parole lo psicoanalista italiano conclude la sua significativa disamina.
E tu, lettore che ci segui, hai incontrato nella tua vita un maestro in grado di fare la differenza, che ha creduto fortemente in te stesso quando nessun altro era in grado di farlo? Ogni bambino ha un talento che merita di essere scoperto: ricordi ancora quell’insegnante che ha accesso in te il desiderio di sapere, illuminando la tua vita, valorizzandoti e gratificandoti?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA



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Ricordo la mie maestre delle elementari , Bissaro e Grassi .
Le adoravo e portavo loro le rose del mio giardino .
Mi hanno insegnato tutto , la pazienza soprattutto, la speranza di fare sempre bene al di là dei voti, per il solo gusto di sentirsi apposto .
Viva le maestre
Salve, sono pienamente d ‘accordo dell ‘importanza che ha la scuola primaria. Gli insegnanti hanno grande responsabilità nella formazione dei discenti. L incontro dell insegnante equilibrato favorisce nell alunno l’ autostima, la fiducia nelle proprie capacità, il superamento delle difficoltà e la forza di rialzarsi, ogni volta che si rasentano difficoltà. L’ insegnante prima di essere un trasmettitore di conoscenze, deve entrare in sintonia con gli allievi e stabilire con autorevolezza i confini. Io ho avuto la fortuna di incontrare una maestra, che ha saputo stimolare il mio apprendimento e mi ha permesso di completare i cicli di studio senza difficoltà. Ora non c’è più, ma la ricorderò sempre con grande stima .
Ho vaghi ricordi della primaria, ma adoravo andare a scuola, vivevo in campagna ed era l'unica fonte di socialità per me. Alla primaria avevo una maestra equilibrata, non alzava la voce e anche se elogiava spesso i suoi due beniamini, io mi sentivo invisibile, mi difese quando si rese conto che i miei genitori erano un po' maneschi : io sobbalzavo ad ogni suo tentativo di darmi una carezza. Ricordo con gratitudine il professore Matera, la calma e la passione che trasmetteva spiegando, sotto i cui occhi iniziai ad amare lettura e scrittura. Se però vado avanti fino alle superiori ricordo un due bruciante in italiano, lacrime cocenti per un fuori-traccia , reputato offensivo dal prof appassionato di studi dantesch…
La prima elementare è andata bene. Poi però c’è stato un cambio di maestra ed è andato tutto male.
Nonostante studiassi, la maestra diceva che non era abbastanza e io peggioravo sempre di più.
Se non fosse arrivata la coordinatrice della classe alle medie, credo che non avrei mai ritrovato la voglia di studiare.
Con lei è cambiato tutto: andavo a scuola con volontà.
Però la matematica non andava bene. La maestra di matematica diceva che ero negata, e così ho finito anche le superiori con un voto passabile in matematica.
Ricordo con affetto e gratitutine tanti miei insegnanti: Suor Vincenza la mia maestra delle elementari, le insegnanti di italiano e matematica delle scuole medie( non le cito tutte perche' sono tante' ogni anno le cambiavamo) e ricordo la professionalita' delle insegnanti di lettere, filosofia , latino, chimica, ,arte e religione delle magistrali.Ricordo con riconoscenza anche il direttore che mi ha preparata pwr il concorso magistrale. A tutti loro va la mia stima e il mio affetto.Tengo anche a precisare che io ho sempre avuto il massimo rispetto per tutti i miei insegnanti peccato che oggi il rispetto non sia piu' garantito e il corpo docente a volte deve addirittura temere per la sua incolumita'.