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Pellai: "Non sei più la persona più importante della mia vita, è la frase che un figlio usa per proteggersi"

Le porte chiuse delle stanze dei figli indicano che dentro c’è una mente che sta progettando, che sta sognando, che sta proteggendo la sua privacy. Non è escludere, ma limitare...

“Sarebbe bellissimo tornare a casa con tuo figlio che ti corre incontro e ti dice “papà non vedevo l'ora che tu tornassi”, eppure arriva un momento della vita per tutti i genitori che quelle braccia che fino a poco tempo prima stringevano, abbracciavano, dimostravano affetto, diventano improvvisamente conserte e chiuse. Per l’esperto di pedagogia, Alberto Pellai, questa “chiusura” da parte dei figli è un processo imprescindibile e non indica in alcun modo che i genitori non abbiano saputo educare, crescere o accudire.

Anzi, continua affermando: “io credo che la più grande transizione che un figlio fa è che ti vuole in tutti i modi dimostrare che non sei la persona più importante della sua vita”. Questo momento descritto dal pedagogista, può essere vissuto con sofferenza da parte dei genitori, che devono però aver chiaro il concetto che tutto questo è naturale e che loro sono stati dei bravi genitori anche se il figlio inizia a porre dei limiti al loro rapporto. Pellai, oltre ad essere un esperto nel campo della pedagogia, è prima di tutto padre e nei suoi interventi spesso riporta la sua esperienza da genitore.

Ironizzando su un episodio che ha visto protagonista proprio sua figlia, afferma: “Una mia figlia, che era veramente dolcissima, mi chiamava “papino”, improvvisamente un giorno chiude la porta della sua stanza, mette un teschio sulla porta con scritto: “chi entra muore” e dico “ma sta a vedere che mi vuole morto”. Ma, continua Pellai: “La porta ha davvero un valore simbolico gigantesco nella vita dei nostri figli, cioè quell'elemento che loro devono imparare a chiudere, perché prima è sempre stato aperto e tu avevi accesso totale al loro mondo, al loro mondo esterno e al loro mondo interno”. 

Le porte chiuse delle stanze dei figli indicano che dentro c’è una mente che sta progettando, che sta sognando, che sta proteggendo la sua privacy. Non è escludere, ma limitare il campo d’azione dei genitori, che vorrebbero sempre fare tutto e troppo. Tra l’altro questo meccanismo è di fondamentale importanza per il loro futuro, quando al posto dei genitori dovranno mettere dei confini con altre persone, proteggendo la loro autonomia e indipendenza. La porta chiusa è, continua Pellai, “la prima operazione per farti sentire che prendono possesso delle loro cose. Quindi prendono possesso anche sul loro corpo che tu genitore fino a qualche mese prima vestivi e gli tiravi fuori i vestiti da indossare”.

Come abbiamo detto, questo processo può essere doloroso per i genitori, ma è importante che loro abbiano rispetto della privacy del figlio. Questo preserva il rapporto di “ora”, ma anche il loro rapporto nel futuro, quando il figlio saprà che i suoi genitori rispettano i suoi spazi e i suoi momenti, ma qualora “aprisse” la porta, sono lì pronti ad accoglierlo ed aiutarlo. Non si tratta di mancanza di rispetto, ma si tratta di scoprire che esiste un individuo oltre al figlio, che ha bisogno di una protezione diversa rispetto a quella che poco tempo prima applicavano i suoi genitori. 



di NATALIA SESSA

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