“Si celebra il lavoro, ma le morti restano” 1° maggio, sicurezza e studenti in alternanza: il richiamo del CNDDU
- La Redazione

- 1 mag
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Mentre il Concertone è in corso, c’è un tema che non può essere ignorato...

Mentre il Concertone del 1° maggio è in corso e migliaia di persone celebrano il lavoro tra musica e piazza, resta una domanda che non può essere ignorata: quanto vale davvero la sicurezza di chi lavora, e soprattutto di chi sta imparando a farlo? È da qui che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione su un tema che riguarda tutti.
In occasione della Festa dei Lavoratori, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione delle istituzioni, della comunità scolastica e dell’opinione pubblica sul valore del lavoro quale diritto fondamentale della persona, riconosciuto e tutelato dall’ordinamento costituzionale. L’articolo 1 della Costituzione italiana fonda la Repubblica sul lavoro, mentre gli articoli 4, 35 e 41 ne delineano il perimetro di tutela, subordinando l’iniziativa economica privata al rispetto della sicurezza, della libertà e della dignità umana.
In tale quadro normativo, la sicurezza sul lavoro non rappresenta un elemento accessorio, bensì un principio inderogabile, ulteriormente codificato dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, che configura la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro come diritto fondamentale e interesse collettivo.
Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito le morti sul lavoro un “tributo inaccettabile”, richiamano la necessità di un’applicazione effettiva e non meramente formale delle norme vigenti.
La questione assume un rilievo ancora più delicato quando coinvolge gli studenti impegnati nei Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO), istituiti nell’ambito del sistema educativo come strumenti di integrazione tra formazione scolastica e mondo del lavoro. In tali contesti, gli studenti sono equiparati, ai sensi della normativa vigente, ai lavoratori ai fini della tutela della salute e della sicurezza, con conseguente obbligo per i soggetti ospitanti e per le istituzioni scolastiche di garantire condizioni conformi agli standard previsti dal citato decreto legislativo n. 81 del 2008.
Le tragiche vicende che hanno visto la perdita di giovani vite – tra cui Lorenzo Parelli, Giuliano De Seta e Giuseppe Lenoci – evidenziano le criticità applicative del sistema e pongono interrogativi stringenti sulla concreta efficacia delle misure di prevenzione e protezione. I dati più recenti, che registrano nel 2025 circa 1.889 denunce di infortunio connesse ai PCTO, inclusi casi mortali, e ulteriori eventi lesivi nei primi mesi del 2026, confermano la persistenza di un fenomeno che non può essere ricondotto a mera contingenza. In termini giuridici, ciò comporta la necessità di interrogarsi non soltanto sull’adeguatezza dell’impianto normativo, ma soprattutto sulla sua effettiva attuazione, sulla tracciabilità delle responsabilità e sull’efficienza dei sistemi di vigilanza.
La prevenzione degli infortuni, infatti, non può essere affidata esclusivamente alla dimensione prescrittiva della norma, ma richiede un sistema integrato di controlli, formazione e responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti. La scuola, quale istituzione costituzionalmente orientata alla formazione della persona e del cittadino, assume in tale contesto una funzione strategica. L’educazione alla sicurezza non può essere concepita come adempimento formale ma deve configurarsi come elemento strutturale della formazione civica degli studenti.
di LA REDAZIONE




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