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Personale ATA, organici ancora insufficienti: le assunzioni non coprono il fabbisogno delle scuole

2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Dietro il ricorso continuo alle supplenze c'è un problema che va oltre le procedure di settembre. Le attività delle scuole aumentano, mentre il personale disponibile deve sostenere...

Ogni settembre migliaia di posti nelle scuole devono essere coperti attraverso supplenze. Ma concentrarsi soltanto sulle graduatorie lascia in secondo piano il problema principale: gli istituti hanno bisogno di personale per tutto l'anno e le assunzioni a tempo indeterminato non riescono a esaurire le necessità.

Negli ultimi anni le attività affidate agli istituti si sono moltiplicate. Accanto alla normale gestione amministrativa ci sono progetti, finanziamenti, attività pomeridiane e nuovi compiti organizzativi.


A cambiare sono state anche le esigenze all'interno degli edifici scolastici.

Un tema particolarmente delicato riguarda l'assistenza agli alunni con disabilità. I collaboratori scolastici possono essere chiamati a svolgere compiti di assistenza igienico-sanitaria non specialistica, una funzione che rende ancora più evidente quanto il loro lavoro non possa essere ridotto alla semplice sorveglianza e gestione degli spazi.

Quando il numero degli addetti non cresce di pari passo con queste esigenze, il carico di lavoro finisce inevitabilmente per ricadere sul personale già in servizio.


La riduzione demografica può poi far pensare che meno alunni significhino automaticamente meno bisogno di personale. Ma non sempre il rapporto è così diretto.

Una scuola con un numero inferiore di studenti può continuare ad avere gli stessi edifici da gestire, gli stessi uffici amministrativi, attività distribuite durante tutta la giornata e alunni che necessitano di maggiore assistenza.

Per questo il numero degli iscritti, da solo, non riesce a descrivere completamente la quantità di lavoro necessaria per mantenere operativo un istituto.

Ed è proprio qui che il tema delle supplenze incontra quello degli organici.


Un contratto a tempo determinato dovrebbe servire principalmente a coprire un'esigenza temporanea. Quando però ogni anno una parte rilevante delle necessità viene affrontata attraverso nuovi incarichi, la precarietà smette di essere soltanto un fenomeno occasionale.

Le scuole hanno comunque bisogno di assistenti amministrativi, assistenti tecnici e collaboratori scolastici per poter funzionare. Se queste necessità non vengono soddisfatte attraverso personale stabile, devono essere coperte attraverso le graduatorie e le supplenze.

È per questo che la discussione sugli ATA non può fermarsi al numero delle assunzioni effettuate a settembre.

La questione più importante è capire se gli organici rispecchino ancora il lavoro che una scuola deve realmente svolgere oggi.

di Leandro Castagna


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