Recalcati: “Dimenticare è un modo per abolire ciò che non si vuole rendere presente”. Ma ciò che rimuoviamo continua a bussare
Una dimenticanza, una parola che ci sfugge e subito vorremmo ritirare. E se proprio lì si nascondesse qualcosa che non vogliamo ascoltare?

“Dimenticare è un modo per abolire ciò che non si vuole rendere presente”. Con queste parole lo psicoanalista Massimo Recalcati ci porta a guardare la dimenticanza non soltanto come un “difetto” della memoria, ma come qualcosa che può avere a che fare con il nostro inconscio.
“L’inconscio parla, risponde, suggerisce soluzioni, genera inciampi, ostacoli, promuove atti, spalanca visioni, dubita del nostro sapere, esige un sapere nuovo”. Quante volte dimentichiamo qualcosa, un nome o un appuntamento, e ci giustifichiamo automaticamente. Eppure sono proprio questi piccoli inciampi che possono raccontare qualcosa di noi. Succede, ad esempio, quando continuiamo a dimenticare proprio quella telefonata che non abbiamo voglia di fare. Ce ne ricordiamo, la rimandiamo e poco dopo ce ne “dimentichiamo” di nuovo. Una piccola distrazione, almeno in apparenza. Ma perché dimentichiamo proprio quella? Come evidenzia Recalcati, questa “abolizione” è solo un’illusione, perché allontanare un pensiero dalla coscienza non significa distruggerlo.
“Tutto quello che viene rimosso continua a esistere, non è mai completamente dimenticato. Perciò può bussare, più o meno insistentemente, alla nostra porta”. Ciò che cerchiamo di mettere da parte può rimanere dentro di noi e trovare altri modi per riaffacciarsi. E qualche volta bussa attraverso una parola, una parola arrivata senza essere invitata e che, molto probabilmente, in quel momento vuole dire ciò che abbiamo trattenuto per anni.
È il lapsus. Una parola sfugge al nostro controllo e, proprio mentre crediamo di esserci semplicemente sbagliati, potrebbe aver detto qualcosa di sorprendentemente vicino a ciò che sentiamo. Ed è difficile, a questo punto, non pensare a noi. Quante volte abbiamo pronunciato una parola e l’abbiamo immediatamente ritirata o abbiamo pensato a qualcosa che continuiamo inspiegabilmente a dimenticare, a un ricordo che credevamo sepolto e che improvvisamente torna. Liquidiamo questi momenti con un “mi sono confuso”, “non ci pensavo”, “mi è scappato”.
Ed è qui che arriva l’invito dello psicoanalista Recalcati: impariamo ad ascoltare quell’inciampo, perché non sempre ciò che dimentichiamo è davvero scomparso e non sempre una parola che ci sfugge arriva per caso. A volte continuiamo a chiudere la porta, ma qualcosa, da dentro, continua a bussare.
E tu, lettore che ci segui, hai mai provato questa sensazione? Una parola detta “per sbaglio”, una dimenticanza inspiegabile, qualcosa che credevi di avere sepolto e che è tornato proprio quando non te lo aspettavi?
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di Katia Piemontese




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Esiste un modo per dimenticare veramente? Io personalmente non ci credo, visto che ci ho provato tanto e non ci sono riuscita
La dimenticanza ci permette di vivere il presente con la certezza di aver vissuto
La nostra vita con il pensiero di vivere il nuovo che verra' con la forza del passato e averne...cura.perche comunquue sia staato il passato siamo noi e dobbiamo avere cura di noi per potere avere cura del prossimo.