Docenti di ruolo fuori sede, il CNDDU chiede interventi dopo oltre 10 anni: “Servono una soluzione normativa e misure economiche”
Particolarmente significativa è la condizione di numerosi docenti di ruolo della classe di concorso A-46, Scienze giuridiche ed economiche, per i quali la limitata disponibilità di...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani considera le difficoltà che stanno emergendo nelle immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2026/2027 il segnale di una criticità ormai strutturale del sistema scolastico: la crescente insostenibilità economica del lavoro docente quando la sede di servizio si trova a centinaia di chilometri dalla propria residenza.
L’aumento dei canoni di locazione, dei trasporti e delle spese ordinarie rende sempre più oneroso accettare e mantenere una cattedra lontano da casa. Accanto a chi oggi rinuncia a una nomina esiste, tuttavia, una realtà ancora più grave e meno visibile: quella dei docenti che il ruolo lontano dalla propria regione lo hanno accettato molti anni fa e che, nonostante un’anzianità di servizio ormai superiore al decennio e punteggi molto elevati, continuano a non ottenere il trasferimento verso i territori di provenienza.
Particolarmente significativa è la condizione di numerosi docenti di ruolo della classe di concorso A-46, Scienze giuridiche ed economiche, per i quali la limitata disponibilità di cattedre in determinate aree territoriali e gli attuali meccanismi della mobilità possono determinare permanenze fuori sede eccezionalmente lunghe. Una condizione inizialmente accettata come temporanea finisce così per consolidarsi, anno dopo anno, fino a interessare una parte rilevante della carriera professionale.
Dopo oltre dieci anni non è più possibile ricondurre questa situazione alla fisiologica complessità delle procedure amministrative. Un problema conosciuto, reiterato e rimasto sostanzialmente irrisolto attraverso differenti governi, legislature e discipline contrattuali evidenzia un’incapacità del sistema politico di predisporre una risposta adeguata. In un sistema efficiente, una condizione di tale durata avrebbe già richiesto correttivi normativi e contrattuali capaci di impedirne la sostanziale cronicizzazione.
Il CNDDU ha avanzato nel tempo proposte e richieste di intervento sulla condizione dei docenti di ruolo fuori sede e sulle specifiche criticità riguardanti Scienze giuridiche ed economiche, senza che siano seguite soluzioni proporzionate alla gravità del fenomeno. La complessità normativa può spiegare un ritardo; non può giustificare oltre un decennio di sostanziale immobilità. Quando un problema è noto e continua a produrre gli stessi effetti, la mancata soluzione assume inevitabilmente una precisa rilevanza politica.
In tale quadro deve essere considerato anche il rapporto tra punteggio maturato e sistema delle precedenze previsto dalla normativa e dalla contrattazione collettiva, comprese le fattispecie riconducibili alla Legge 104/1992. Le tutele riconosciute dall’ordinamento devono essere pienamente salvaguardate. Ciò non esime, tuttavia, il decisore pubblico dal valutare gli effetti complessivi delle regole vigenti quando, in presenza di disponibilità estremamente limitate, docenti con oltre dieci anni di servizio e punteggi molto elevati possono essere ripetutamente superati nelle procedure di mobilità senza che sia previsto un adeguato meccanismo di riequilibrio connesso alla durata eccezionale della permanenza fuori sede.
Non si tratta, pertanto, di comprimere le tutele esistenti, ma di intervenire su un sistema che deve essere capace di contemperare situazioni giuridicamente differenti senza determinare, per alcuni lavoratori, una condizione di immobilità territoriale potenzialmente indefinita.
Alla rigidità della mobilità si aggiunge oggi una questione economica non più rinviabile. Canoni di locazione, utenze, trasporti e rientri periodici determinano spesso una sostanziale duplicazione delle spese. Nelle regioni e nelle aree urbane nelle quali il costo della vita ha raggiunto livelli particolarmente elevati, tali oneri incidono in misura sempre maggiore sulla retribuzione del personale docente, fino a mettere in discussione la stessa sostenibilità economica della permanenza lavorativa.
Non è più ragionevole pretendere ulteriori sacrifici economici da docenti che hanno già assicurato per oltre un decennio il proprio servizio lontano dalla residenza. Chi assume decisioni politiche e normative opera in condizioni economiche e istituzionali diverse da quelle di un insegnante chiamato a sostenere ogni mese il costo di una seconda abitazione, dei trasporti e dei rientri familiari. Proprio per questo la politica ha il dovere di misurare concretamente l’impatto economico delle proprie decisioni e, soprattutto, delle proprie omissioni.
Se dopo oltre dieci anni il sistema non è stato capace di offrire a questi lavoratori una concreta prospettiva di rientro, non è accettabile che siano ancora loro a sostenerne integralmente il costo. La mancata soluzione di una questione di competenza pubblica non può trasformarsi in una penalizzazione reddituale permanente per chi continua ad adempiere regolarmente ai propri obblighi professionali.
Occorre quindi intervenire subito sulla lunga permanenza fuori sede, prevedendo strumenti normativi e contrattuali in grado di riconoscere adeguatamente l’anzianità maturata in tale condizione e, nelle more di una soluzione strutturale, misure economiche capaci di ridurre l’incidenza dei costi documentati di locazione, trasporto e doppia residenza. Non può essere richiesto l’ennesimo sacrificio economico a chi ha già sostenuto per anni il costo dell’inefficienza del sistema.
Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama con fermezza l’attenzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito e del ministro Giuseppe Valditara sulla condizione dei docenti di ruolo fuori sede di lunga permanenza, con particolare riguardo agli insegnanti di Scienze giuridiche ed economiche, chiedendo una soluzione normativa e contrattuale concreta e tempestiva.
Dopo oltre dieci anni non è più sufficiente riconoscere l’esistenza del problema. Occorre risolverlo. Ogni ulteriore rinvio significherebbe trasferire ancora una volta sui docenti il costo economico di una situazione che non dipende dalle loro scelte attuali, ma dall’incapacità del sistema politico di correggere una criticità conosciuta da troppo tempo.
Chi ha accettato il ruolo lontano da casa, ha prestato servizio per anni e ha adempiuto ai propri obblighi professionali ha già sostenuto la propria parte del sacrificio. Non è giuridicamente, economicamente e politicamente ragionevole chiedergli di sostenere anche il costo dell’assenza di una soluzione".
di La Redazione
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