Crepet: "Non ho mai voluto buttar via niente, come un barbone che non può e non vuole privarsi di quel poco che ha. L’essenziale? Per me ha avuto a che vedere con il massimalismo"
"Ad oggi è sempre più difficile concentrarci sull’essenzialità perché semplicemente non è alla moda, non segue le tendenze, non è facilmente sostituibile..."

“Credo che l'esistenza assomigli a una partita con due tempi. Il primo, solitamente più lungo, funziona come una spugna: incontrare, fare domande, entrare nella vita degli altri, assorbire ogni dettaglio e ogni parola. La seconda parte, quella nella quale sono entrato da tempo, implica restituzione, ovvero ridare tutto ciò che si è assorbito, imparato e anche di più. È un dovere etico: ridistribuire ciò che, volontariamente o involontariamente, ti hanno donato è qualcosa che è bene fare”.
Paolo Crepet, sociologo e psichiatra, riflette sull’ intera esistenza di un individuo, affermando che è possibile dividerla in due momenti, il primo è quello delle esperienze, delle sperimentazioni, quel tempo in cui ognuno tenta di capire chi è, di darsi un’identità. Segue un altro tempo, che ci consente di tirare tutte le somme, di capire dove siamo arrivati, cosa abbiamo scoperto ed imparato e, finalmente, mettere tutto anche a disposizione degli altri. Restituire può voler dire trasmettere a un figlio ciò che abbiamo imparato, offrire la nostra esperienza a chi sta iniziando oppure donare agli altri il tempo e l’ascolto che qualcuno, in passato, ha dedicato a noi. Ciò che abbiamo ricevuto acquista un significato nuovo quando non lo tratteniamo soltanto per noi.
Continua Crepet: “Cosa porto con me di un'esistenza fantastica? Dove vanno a finire tutte le emozioni che ho vissuto? Dopo che tutto questo vorticare si è depositato, cosa resta dell'essenziale? Questa è la domanda che dovremmo porci tutti ogni volta che la vita ci chiama a scegliere chi vogliamo essere”. Infatti per l'esperto: “L'essenziale non è il riassuntino di un'esistenza. È tutt'altro che semplice, anzi, poiché riassume la complessità dell'esistere”. Tutti noi dovremmo domandarci: ma che cos'è l'essenziale per me? “Se ognuno di noi si ponesse la stessa domanda, la risposta sarebbe forse sorprendente: nulla di materiale”.
Viviamo la vita con affanno, sempre di corsa, sempre alla ricerca di chissà chi o chissà cosa. E se tutto quello che ci occorre, invece, lo avessimo già e fosse la nostra sete a non permetterci di apprezzarlo? Infatti, continua l’esperto: “Per molti l'essenziale corrisponde a una sorta di minimalismo, per me invece ha avuto a che vedere con l'opposto: il massimalismo con cui ho sempre affrontato la mia vita. Non ho mai voluto buttar via niente a priori, ho sempre accolto persone, racconti, oggetti, come un barbone che non può e non vuole privarsi di quel poco che ha. Ho composto la mia vita pazientemente, tassello dopo tassello, come un mosaico il cui contorno non voglio vedere”.
Ad oggi è sempre più difficile concentrarci sull’essenzialità perché semplicemente non è alla moda, non segue le tendenze, non è facilmente sostituibile. Eppure imparare ad apprezzarla, oggi più che mai, ci permette di ritrovare una forza difficile da scalfire: quando hai imparato a vivere di poco ma con significato, quando il riassunto della tua esistenza consiste in affetti autentici, quando non hai mai smarrito la capacità di sorprenderti, di gioire, allora nessuno potrà decidere al posto tuo e diventerai l’unico responsabile della tua vita. Conclude Crepet: “L'essenziale, in definitiva, è ciò che tiene insieme le emozioni come la rilegatura tiene insieme le pagine. Nessun libro è fatto di fogli volanti”.
Per te, lettore che ci segui, quali persone, emozioni e valori tengono insieme le pagine della tua vita? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Natalia Sessa




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stimo il prof Crepet
lo leggo sempre
vorrei aver avuto la serenitá nella vita coniugale
non é stato possibile per colpa degli suoceri
ors curo mia moglie tetraplegica ed afasica
grazie prof
Alla soglia dei 90 anni, sono contenta di aver raccontato in un romanzo autobiografico in due volumi la mia lunga vita, per trattenere per me e I miei figli quanto possibile di essa quando non ci sarò più!
Ho immagazzinato nel mio io persone e cose, i miei genitori e i loro racconti della loro gioventù come se li avessi vissuto io stessa, i miei incontri e relazioni con gli altri, ho custodito e custodisco fino adesso ogni cosa, anche la più piccola che ho ereditato o che ho conquistato, ho fatto tesoro di ogni emozione, di ogni piccola gioia e di ogni dolore perché anche essi lasciano il segno che conferma di essere vivi, e poi più di ogni altro l' amore x i figli che se cresciuti e guidati xla strada giusta sono il decoro ,le medaglie appuntate sul cuore. Come dice il prof,dottorissimo Crepet, anch'io sono un barbone, non lascio portarmi via dal mondo quel…
Credo di aver ricomposto il mio puzzle vitale dopo aver compreso ciò che ho ricevuto, restituendo quanto consapevolmente possibile dare. Questo è avvenuto attraverso un'attenta valutazione e la capacità di trasformare " i sogni "che desideravo originariamente. Tutt'altro che facile ma di grande valore per riscoprire ciò che è essenziale.
Sono molte le persone che tengono insieme la rilegatura della mia vita: la famiglia, gli amici e i miei colleghi. Tutte persone con le quali condivido momenti. Momenti che cerco di rendere piacevoli, essenziali...