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L’11 settembre e Oriana Fallaci: "C’era davvero, quel silenzio, o era dentro di me?". Quel silenzio dura ancora

8 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Venticinque anni dopo restano le televisioni accese, le telefonate mai arrivate e una ferita ancora aperta. Una giornata per ricordare non soltanto le torri cadute, ma le persone che non tornarono...

"Su ogni canale vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero". Sono le parole con cui Oriana Fallaci raccontò ciò che vide dalla sua casa di Manhattan dopo aver acceso il televisore. Quella mattina avvertiva un pericolo che non sapeva ancora spiegare. Era l’11 settembre 2001.

Il ricordo ci riporta alle televisioni accese nelle case, nei bar, negli uffici e nelle scuole. Il mondo guardava le torri, mentre qualcuno continuava a guardare un telefono. C'era chi chiamava un figlio andato al lavoro, una moglie salita su un aereo, un fratello che si trovava in uno di quei piani ormai nascosti dal fumo. Il telefono squillava, ma dall’altra parte non rispondeva nessuno. Nel ricordo restano anche le chiamate partite dalle torri e dagli aerei. Richieste di aiuto, saluti, parole d’amore pronunciate sapendo che il tempo stava per finire. E restano le telefonate mai arrivate, attese dentro una casa fino a quando non fu più possibile sperare.

Fallaci aveva conosciuto la guerra, gli spari e le esplosioni. Pensava di avere già visto tutto. Invece, quella mattina avvertì un silenzio che non riusciva più a distinguere da ciò che sentiva dentro. "C’era davvero, quel silenzio, o era dentro di me?" È da quel silenzio che nasce il ricordo dell’11 settembre. Non soltanto dai grattacieli che crollarono, ma dalle vite che si trovavano al loro interno.

Dietro le 2.977 vittime c’erano famiglie, appuntamenti fissati per la sera, progetti e parole rimaste in sospeso. E dopo lo sgomento arrivò la rabbia. Fallaci aveva scelto il silenzio da anni, ma davanti a quanto era accaduto sentì di non poter più tacere.

"Vi sono dei momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo".

La storia ricorda il World Trade Center, gli aerei dirottati e gli orari degli schianti. Il ricordo delle famiglie conserva altro: un volto, una voce, una sedia rimasta vuota, l’ultima conversazione o quella chiamata che non arrivò mai.

Ricordare, però, non significa continuare a consegnare l’ultima parola all’odio. Il perdono, se un giorno diventa possibile, non cancella ciò che è accaduto e non rende meno grave l’imperdonabile. Impedisce soltanto al male di continuare a vivere dentro chi è rimasto.

A venticinque anni di distanza, il ricordo ci chiede di non guardare soltanto le torri mentre cadono. Ci chiede di continuare a vedere le vite che la storia rischia di nascondere dietro una data.

Per te, lettore che ci segui, qual è il ricordo dell’11 settembre che porti ancora dentro? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.



di Katia Piemontese

4 commenti


Ospite
2 ore fa

Eravamo in spiaggia in sardegna. Cominciarono a suonate tutti i cellulari. Chiamammo nostro figlio per sapere cosa stava succedendo. "E la fine del mondo" ci disse senza togliere lo sguardo dalla tv.

Andammo di corsa in albergo. Erano tutti davanti allo schermo televisivo. Tutti con gli occhi sbarrati.

Tutti smarriti. Tutti in silenzio.

Nessuno andava nella propria camera a guardare la tv come se stare tutti lì assieme costituisce una protezione, una maggiore sicurezza.

Ammutolito restammo per molto tempo senza perdere una virgola della telecronaca...

Passò il pomeriggio e venne la notte senza riuscire a dormire

La paura sovrasto' ogni altro sentimento e non fu più vacanza

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Ospite
4 ore fa

Sgomento, incredulità,paura. Un pensiero... Cosa ne sarà di tutte le persone che sono lì dentro? Come faranno a salvarsi? Poi i corpi di coloro che hanno cercato di salvarsi buttandosi dalle finestre. Immagine stampata nella mente che non si può dimenticare.

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Anna
7 ore fa

11 Settembre 2001, Riccordo

di aver acceso la TV, e vedendo tutto quel fumo...con il crollo delle Torri....rimasi pietrificata. ..quasi a non credere ai miei occhi ...pensavo di aver sbagliato canale...e che forse si trattava di un film! Tutto vero ahimè....anche se non ci volevo credere! Il dolore ancora quì, come quando nel 2018; crollò il Ponte Morandi a Genova. Differenza di vittime e danni...ma averlo in Casa è stato comunque molto incisivo quel Dolore!!


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Ospite
7 ore fa

Noi stavamo guardando la TV in diretta.L'arrivo del secondo aereo ci lascio' sgomenti e sembrava di vivere un incubo.Quanto dolore,quante vite spezzate.E' potuto succedere perché i terroristi erano diventati cittadini americani e lavoravano in aereoporti.

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