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Pensioni, collaboratori scolastici a 63 anni come gli operatori ecologici: Anief chiede equità, nel mirino il burnout di docenti e Ata

Il sindacato chiede di approfondire lo stress da lavoro nella scuola e propone un’uscita anticipata a 60 anni per il personale maggiormente esposto. Pacifico: “Non è più rinviabile uno studio accurato sul burnout tra i lavoratori della scuola italiana”

“Perché il lavoro degli operatori dei servizi ecologici è gravoso e vanno giustamente in pensione a 63 anni, mentre quello svolto dai collaboratori scolastici, costretti a lasciare a 67 anni compiuti, non merita nemmeno di essere preso in considerazione?”.

È la questione posta da Anief, che torna a chiedere un approfondimento sul burnout tra i lavoratori della scuola, collegando il tema delle condizioni di lavoro alla possibilità di un’uscita anticipata dal servizio.

A sollevare pubblicamente la questione è il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico, che parte da un confronto tra categorie professionali: “Perché il lavoro degli operatori dei servizi ecologici è gravoso e vanno giustamente in pensione a 63 anni, mentre quello svolto dai collaboratori scolastici, costretti a lasciare a 67 anni compiuti, non merita nemmeno di essere preso in considerazione?”

La riflessione del sindacato arriva anche alla luce delle indicazioni emerse sul tema della salute mentale degli insegnanti e, più in generale, delle condizioni di lavoro del personale scolastico. Secondo Anief, infatti, l'ambiente della scuola presenta caratteristiche che non possono essere assimilate automaticamente a quelle di altri settori. Da qui la richiesta di una rilevazione specifica sul fenomeno.

Pacifico sottolinea che “bisogna cominciare a trattare le categorie di lavoro con maggiore equità” e che, proprio per questo, “ormai non è più rinviabile uno studio accurato sul burnout tra i lavoratori della scuola italiana”. L'idea è quella di avviare una ricognizione più ampia sul territorio nazionale, coinvolgendo gli organismi preposti alla sicurezza e gli stessi lavoratori. “È giunta l’ora di adottare una ricognizione sull’intero territorio attraverso l'Osservatorio nazionale e nel contempo di somministrare dei test specifici ai lavoratori della scuola, anche durante i corsi di aggiornamento sulla sicurezza”, afferma il presidente Anief.



Il sindacato annuncia inoltre il coinvolgimento delle RSU, degli RLS e del Ministero dell’Istruzione e del Merito, con l'obiettivo di verificare quanto lo stress legato all'attività lavorativa incida effettivamente sulle condizioni di docenti e personale Ata.

“Occorre verificare l’effettiva il grado di incisività dello stress da lavoro tra gli insegnanti e il personale Ata”, sostiene Pacifico. L'esito di questa verifica, nella proposta Anief, dovrebbe poi tradursi in una misura previdenziale specifica per il personale maggiormente esposto.

L'obiettivo indicato dal sindacato è infatti quello di “approvare una norma che permetta al personale a rischio l’uscita dal lavoro, per andare in pensione, a 60 anni”.

A sostegno della proposta, Anief richiama anche una propria analisi sulle possibili risorse finanziarie necessarie per sostenere l'uscita anticipata. “Il nostro Ufficio Studi ha appurato che le coperture economiche non sono impossibili da centrare”, conclude Pacifico.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto l'età pensionabile, ma la necessità di capire se e quanto le condizioni di lavoro nella scuola possano incidere sulla salute dei lavoratori. Per Anief, il primo passo deve essere una misurazione concreta del burnout tra docenti e Ata, dalla quale partire per valutare eventuali nuove forme di tutela previdenziale.

di La Redazione


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