Morte di Abderrahim Fakir, il CNDDU: «Non esistono diritti senza responsabilità, né sicurezza senza libertà»
Il dibattito seguito alla morte di Abderrahim Fakir e agli episodi di violenza durante la manifestazione di Bologna riporta al centro il rapporto tra diritti, legalità e...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir e manifesta sincera vicinanza ai suoi familiari, che hanno rivolto alla comunità una richiesta fondata sui valori essenziali di ogni democrazia: verità, giustizia e dignità.
Gli episodi verificatisi successivamente durante la manifestazione di Bologna, caratterizzati da scontri, danneggiamenti e violenze nei confronti delle forze dell'ordine e del patrimonio pubblico, impongono una riflessione che vada oltre la cronaca e le inevitabili contrapposizioni politiche. Il dolore di una famiglia, il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente, il dovere delle istituzioni di garantire la sicurezza e il rispetto della legalità appartengono tutti allo stesso orizzonte costituzionale e non possono essere posti in alternativa tra loro.
La tutela dei diritti umani non può essere selettiva. Essa riguarda la persona sottoposta a un intervento delle autorità, i cittadini che esercitano pacificamente il diritto di manifestazione, gli operatori delle forze dell'ordine chiamati a garantire la sicurezza collettiva, il personale sanitario impegnato nei soccorsi, i commercianti e tutti coloro che subiscono le conseguenze della violenza. Ogni aggressione, indipendentemente da chi la compia, rappresenta una lesione della convivenza democratica.
Per questo motivo il CNDDU richiama con fermezza il principio di responsabilità istituzionale e civile. In uno Stato di diritto l'accertamento delle eventuali responsabilità appartiene esclusivamente agli organi competenti, ai quali spetta il compito di ricostruire i fatti con imparzialità, trasparenza e rigore. Allo stesso tempo, nessuna forma di protesta può giustificare comportamenti che trasformino il dissenso in violenza, poiché la violenza priva la comunità della possibilità di costruire soluzioni condivise.
L'accaduto evidenzia la necessità di un'evoluzione culturale del concetto stesso di sicurezza. La sicurezza non coincide esclusivamente con il mantenimento dell'ordine pubblico, così come i diritti umani non possono essere interpretati esclusivamente come tutela individuale. Entrambi costituiscono beni pubblici, strettamente interdipendenti, che si rafforzano reciprocamente quando vengono perseguiti attraverso istituzioni trasparenti, cittadini responsabili e comunità educate al dialogo.
Le società democratiche sono oggi chiamate a confrontarsi con fenomeni sempre più complessi: fragilità sociali, disagio psicologico, marginalità, diffusione dell'odio online, polarizzazione del dibattito pubblico e crescente difficoltà nella gestione dei conflitti collettivi. Rispondere a tali trasformazioni richiede un'innovazione che non sia soltanto tecnologica, ma soprattutto organizzativa, educativa e culturale.
Il CNDDU ritiene necessario promuovere un modello integrato di prevenzione dei conflitti fondato sulla collaborazione tra istituzioni scolastiche, università, forze dell'ordine, magistratura, servizi sanitari, enti locali e realtà del Terzo settore. La gestione delle situazioni più complesse dovrebbe valorizzare équipe multidisciplinari capaci di integrare competenze giuridiche, psicologiche, sanitarie e sociali, affinché l'intervento pubblico sia sempre più efficace, proporzionato e rispettoso della dignità di ogni persona.
Parallelamente, le innovazioni tecnologiche possono contribuire a rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Sistemi di documentazione delle operazioni, protocolli digitali condivisi, procedure verificabili e strumenti di monitoraggio indipendente, nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali e della normativa sulla protezione dei dati personali, possono aumentare la trasparenza, tutelare gli operatori e offrire ai cittadini maggiori garanzie di imparzialità. La tecnologia, tuttavia, rappresenta soltanto uno strumento: senza una solida cultura dei diritti e della responsabilità rischia di non produrre alcun cambiamento significativo.
L'innovazione più importante resta quella educativa. La scuola è chiamata a sviluppare nei giovani competenze che vadano oltre la conoscenza delle norme: capacità di dialogo, gestione non violenta dei conflitti, educazione alla cittadinanza digitale, pensiero critico, rispetto delle istituzioni democratiche e consapevolezza che ogni diritto comporta anche un corrispondente dovere nei confronti della collettività. Una società che investe nell'educazione riduce le occasioni di conflitto e rafforza la qualità della propria democrazia.
Per tali ragioni il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone l'avvio di un Protocollo nazionale per l'educazione alla gestione democratica dei conflitti, promosso congiuntamente dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Salute, dalle Università e dagli enti del Terzo settore, con l'obiettivo di diffondere pratiche di prevenzione, mediazione, cultura costituzionale e rispetto reciproco nei contesti scolastici e sociali. Investire nella prevenzione significa ridurre il rischio che il conflitto degeneri in violenza e rafforzare il legame di fiducia tra cittadini e istituzioni.
La qualità di una democrazia non si misura dall'assenza dei conflitti, ma dalla capacità di affrontarli senza rinunciare ai principi dello Stato di diritto. La morte di una persona richiede verità e giustizia; gli episodi di violenza richiedono una ferma riaffermazione della legalità; la crescente polarizzazione impone un rinnovato investimento nell'educazione civica e nei diritti umani. Non esistono diritti senza responsabilità, né sicurezza senza libertà. Quando la dignità della persona, la trasparenza delle istituzioni e il rispetto della legge procedono insieme, la democrazia si rafforza e diventa capace di trasformare anche le sue prove più difficili in occasioni di crescita civile. È questa la prospettiva che il CNDDU ritiene indispensabile promuovere nelle scuole e nella società italiana".
di La Redazione
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