Maturità 2026, le regole dei giudici sui ricorsi: l'ansia non giustifica la scena muta, esclusione per chi nasconde lo smartphone
- La Redazione

- 16 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Le regole per le prove di Stato sono rigorose. Nessuna promozione automatica per gli atleti, né giustificazioni per chi invoca malesseri generici o…

Attacchi di panico, cellulari nascosti durante le prove, certificati medici presentati dopo l'esame e PDP non firmati dalle famiglie. Negli ultimi anni i tribunali sono stati chiamati più volte a pronunciarsi sui ricorsi presentati dagli studenti contro le decisioni delle commissioni d'esame. Come evidenzia una recente rassegna pubblicata da Il Sole 24 Ore, le sentenze sembrano seguire una linea piuttosto chiara.
Le competenze minime devono essere sempre dimostrate, anche da chi ha beneficiato di interrogazioni programmate per meriti agonistici. Allo stesso modo, invocare un generico stato di malessere, magari legato ai postumi del cosiddetto "long-Covid", risulta del tutto inutile se non si possiede una documentazione medica capace di attestare un reale disturbo alle capacità cognitive. La rigidità delle commissioni d'esame riguarda anche l'uso della tecnologia e l'applicazione dei percorsi personalizzati. Nascondere uno smartphone durante la prova scritta, magari ricorrendo al trucco di consegnare ai docenti un secondo apparecchio per sviare i sospetti, è considerato un comportamento ingannevole che porta all'esclusione immediata. E per quanto concerne gli studenti con disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa), le agevolazioni previste dalla normativa decadono se la famiglia, nel corso dell'anno, ha scelto autonomamente di non firmare il Piano didattico personalizzato (Pdp).
Di fronte a una rinuncia da parte dei genitori non è possibile pretendere l'applicazione di misure compensative all'ultimo momento, proprio in sede d'esame. Anche le difficoltà emotive, per quanto reali, devono essere gestite dal candidato. Avere un eccellente percorso scolastico alle spalle non è sufficiente per giustificare una "scena muta" davanti alla commissione. Se uno studente viene colpito da un attacco di ansia o di panico, ma riesce comunque a portare a termine il colloquio dopo una breve pausa, la valutazione finale terrà conto unicamente della prestazione effettiva.
Non sono previsti sconti o annullamenti basati su certificati medici presentati a posteriori. A tracciare questi principi di valutazione, difendendo l'attività tecnico-discrezionale dei docenti, sono le recenti pronunce della giustizia amministrativa e civile. Nello specifico, il Tribunale di Palermo ha respinto il ricorso di una studentessa bloccata da un attacco di panico, chiarendo che la ripetizione della prova può essere concessa solo in caso di impossibilità totale a proseguire. Sulla stessa linea, il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità della bocciatura per l'uso del cellulare, mentre il Tar della Campania ha scagionato le scuole da ogni inadempienza nei casi in cui manchi la firma della famiglia sul Pdp. Infine, sul fronte della trasparenza delle valutazioni, il Tar del Veneto ha stabilito che il semplice voto numerico è di per sé sufficiente e non necessita di ulteriori spiegazioni, in quanto la cifra sintetizza perfettamente il giudizio della commissione nel rispetto dei criteri predeterminati. Da quest'anno si evidenzia un inasprimento della norma che regolamenta la maturità 2026, infatti se fino allo scorso anno era sufficiente avere accumulato 60/100 tra i punti dell'ultimo triennio ( 40 punti ) sommati alle 2 prove scritte, da quest'anno bisogna garantire l'orale. La scena muta fa scattare la bocciatura. Lo scorso anno, invece, non fu così: in caso di scena muta gli studenti furono promossi proprio perché sommando i punti del triennio a quelli delle due prove si arrivava almeno al 60/100.
di Leandro Castagna




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