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Manovra 2027, quasi 7mila posti in meno nella scuola: i sindacati chiedono a Valditara di intervenire

1 ora fa
Tempo di lettura: 4 min

Prevista la riduzione di 4.925 posti docenti e 2.049 ATA dal prossimo anno scolastico. L'ANP calcola 14.808 posti in meno considerando anche le precedenti misure. Cresce la mobilitazione e la UIL chiede un incontro urgente al ministro.

La Manovra 2027 prevede 6.974 posti in meno nella scuola, una riduzione che riguarda 4.925 docenti e 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario a partire dall'anno scolastico 2027/2028. La misura, contenuta nel disegno di legge di Bilancio, ha provocato una dura reazione delle organizzazioni sindacali, che chiedono al Governo di modificare il provvedimento prima dell'approvazione definitiva.


Non è la prima riduzione degli organici prevista negli ultimi anni. La legge di Bilancio 2025 aveva già disposto una diminuzione di 5.660 posti docenti e 2.174 ATA, con decorrenze differenti. Sommando i due interventi, il totale raggiunge 14.808 posti in meno nell'arco di tre anni scolastici, di cui 10.585 docenti e 4.223 ATA, come evidenziato anche dall'Associazione nazionale presidi. La questione arriva direttamente sul tavolo del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il 2 novembre la UIL Scuola, insieme alla Confederazione, ha inviato una richiesta formale di incontro urgente per discutere le riduzioni previste dalla Manovra. "La scuola va rafforzata, non impoverita", dichiarano la segretaria confederale Ivana Veronese e il segretario generale Giuseppe D'Aprile, sottolineando che i tagli rischiano di compromettere la continuità didattica e aggravare i carichi di lavoro del personale. La richiesta è di intervenire durante l'esame parlamentare per cancellare la misura.


Il nodo più contestato riguarda il calo demografico. La diminuzione degli studenti viene considerata dai sindacati un'occasione per migliorare le condizioni di insegnamento, non una ragione sufficiente per ridurre il personale. "La denatalità non può diventare un pretesto per ridurre il personale", affermano PierPaolo Bombardieri e Giuseppe D'Aprile, chiedendo che le risorse siano utilizzate per rendere le classi meno numerose e rafforzare la qualità dell'istruzione. Anche la segretaria generale della CISL Scuola, Ivana Barbacci, giudica "inaccettabili" i quasi 7mila posti in meno. La sua preoccupazione riguarda soprattutto le difficoltà che gli istituti affrontano ogni giorno, dal disagio giovanile alle disuguaglianze educative. Ridurre il personale, sostiene il sindacato, significa indebolire la capacità delle scuole di rispondere a bisogni che non diminuiscono necessariamente insieme al numero degli iscritti. La CISL si dichiara disponibile al confronto, ma pronta alla mobilitazione se non arriveranno risposte.

Per la Gilda degli Insegnanti si tratta dell'"ennesima beffa" ai danni del personale scolastico. Il coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana contesta le priorità della Manovra e chiede un intervento attraverso gli emendamenti parlamentari. "Ci deve essere subito un cambio di rotta, questa legge di Bilancio va stravolta con gli emendamenti e con risorse immediate", afferma Castellana. Il sindacato ha annunciato una mobilitazione delle RSU per il 6 novembre.

La FLC CGIL considera la riduzione degli organici un ulteriore indebolimento della scuola statale e inserisce la contestazione nel percorso di mobilitazione che comprende lo sciopero del 20 novembre. Anche l'ANIEF chiede il ritiro della misura. Il presidente nazionale Marcello Pacifico avverte che "se il Governo non dovesse ritirare i 7.000 tagli agli organici si andrà verso la mobilitazione", richiamando anche la necessità di affrontare il problema del precariato e della stabilizzazione del personale. La contrarietà arriva anche dai dirigenti scolastici. Il presidente dell'ANP, Antonello Giannelli, contesta una scelta che rischia di limitare ulteriormente le possibilità organizzative degli istituti. La riduzione degli studenti, osserva l'associazione, dovrebbe consentire di migliorare il servizio e personalizzare maggiormente gli interventi educativi, anziché tradursi automaticamente in un risparmio sul personale.

Al centro delle preoccupazioni c'è soprattutto l'organico dell'autonomia, che comprende le risorse destinate alle attività curricolari, al sostegno e al potenziamento dell'offerta formativa. La senatrice Ella Bucalo ha sostenuto che la riduzione riguarderà esclusivamente i posti di potenziamento, senza incidere sulle cattedre curricolari. Una distinzione importante, che non risolve tuttavia le criticità evidenziate dai sindacati, perché il potenziamento permette alle scuole di organizzare recuperi, progetti e interventi personalizzati, oltre a contribuire alla gestione delle necessità quotidiane. Per i dirigenti scolastici, inoltre, la disponibilità di personale incide anche sulla vigilanza e sulla sicurezza. La questione non riguarda quindi soltanto il numero delle cattedre, ma le attività che ogni istituto riesce concretamente a garantire. Il confronto si sposta ora in Parlamento, dove le organizzazioni sindacali chiedono di cancellare i tagli e valutano ulteriori iniziative di protesta. I 6.974 posti in meno sono attualmente previsti dal disegno di legge di Bilancio e non costituiscono ancora una riduzione definitivamente approvata. La richiesta rivolta a Valditara è di aprire un confronto prima che la misura diventi legge.

di La Redazione



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