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Littizzetto: "Geppetto non molla mai". Genitori e figli, volersi bene anche quando non ci si capisce più

1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

Ci chiediamo dove abbiamo sbagliato. Intanto, davanti a noi, c’è un figlio che dobbiamo ancora imparare a raggiungere...

"Perché quando tuo figlio è in questura è come se il colpevole fossi tu".

Nella lettera letta a Che tempo che fa, Luciana Littizzetto parte dalla telefonata che nessun genitore vorrebbe ricevere: "Abbiamo qui suo figlio". Arriva la paura, poi cominciamo a ripercorrere tutto. L’ultima discussione, qualcosa che non abbiamo notato, quella sera in cui eravamo troppo stanchi per ascoltare.

Non occorre essere davanti a una questura per conoscere la sensazione di non riconoscere più un figlio. Può accadere davanti a una bugia, a una frase crudele, al racconto di un insegnante. Ci torna in mente il bambino che ci cercava per ogni cosa. Adesso, per sapere come sta, sembra non bastare mai la domanda giusta. Littizzetto si rivolge proprio a chi si sente così. "Ma io ti capisco, cara mamma o caro papà, che ti rompi la schiena dalla mattina alla sera per guadagnare un salario da fame e tenere su la baracca. E le ore corrono e tu non riesci a stare dietro a tutto". Quel "ti capisco" raggiunge anche chi torna a casa deciso a parlare con suo figlio e finisce per chiedergli soltanto se ha studiato. Chi si accorge, dopo una discussione, di avergli lasciato dire appena due parole.

"Fare i genitori in questi anni è come arare il Polo Nord: fatica immensa per raccogliere pochi frutti". A volte sembra davvero che non rimanga nulla. Le raccomandazioni ignorate, gli stessi litigi, il dubbio che parlare ancora non serva. Dall’altra parte può esserci un ragazzo che vorrebbe raccontare qualcosa, ma teme già il rimprovero. Così ci si ritrova nella stessa casa, ciascuno ad aspettare che sia l’altro a cominciare.

È qui che la lettera chiede agli adulti lo sforzo più difficile: "Capire non è giustificare. Capire non è assolvere. Capire è non fermarci alla colpa, domandarci la causa". Le responsabilità rimangono. Ma dopo aver detto "questo non dovevi farlo" c’è ancora una conversazione da affrontare. Che cosa è successo? Da quanto tempo stai così? Che cosa possiamo fare perché non accada di nuovo? "Lascia che parli, che gridi, che pianga. Tu stacci dentro. Fagli sentire che c’è un adulto nella stanza, che quella rabbia, alla sua età, l’ha avuta anche lui". Stare dentro quella rabbia costa. Possiamo dover fermare un insulto, aspettare che passi il momento peggiore, tornare a bussare più tardi. Anche ammettere di aver sbagliato tono, senza ritirare un no necessario.

"Ricaricati e vai avanti, perché quello che ci serve per uscirne non sono più militari nelle strade, ma più dialoghi nelle case". È ai genitori che temono di averle provate tutte che Littizzetto offre l’immagine di un padre ancora disposto a cercare suo figlio. "Però Geppetto non molla mai". Sono parole che un genitore può leggere pensando a tutte le volte in cui ha cercato suo figlio senza sapere più come parlargli. Un ragazzo, invece, può ritrovarci il desiderio che qualcuno continui a cercarlo, anche dopo una bugia, una delusione, un «lasciami stare» detto con rabbia. È successo anche a Geppetto e Pinocchio. Il padre vende la giacca per comprargli l’abbecedario; il figlio vende quel libro per entrare a teatro.

Chi è genitore può riconoscere il dolore di un sacrificio che sembra non essere stato capito. Chi è figlio può ricordare di averne compreso il valore soltanto anni dopo. Eppure la storia va avanti. Geppetto lo cerca. Pinocchio sbaglia ancora, ma diventa anche capace di ritrovare suo padre, di aiutarlo e prendersene cura. E può arrivare il momento in cui quel figlio torna a raccontarci qualcosa. "Ti devo dire una cosa", comincia. Abbiamo paura di quello che sentiremo. Ma questa volta è venuto a cercarci.

Per te, lettore che ci segui, che cosa ti ha aiutato a ritrovare il dialogo con un figlio? E da ragazzo, chi ha continuato a credere in te dopo uno sbaglio? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti.


di Katia Piemontese

1 commento


Maura
un'ora fa

Ho ritrovato il dialogo dopo aver capito gli errori commessi nell'educare mia figlia. Piano piano sono riuscita ad avviare un dialogo...

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