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Marco Mengoni: «Dopo la morte di mia madre è nata “Giornate perse”». Il legame tra una mamma e un figlio continua anche dopo l’addio

1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

Ci viene ancora da chiamarla quando accade qualcosa di bello. Prima di ricordare, abbiamo già immaginato la sua risposta.

Ci sono numeri di telefono che sappiamo ancora a memoria. Non li componiamo più, ma basta una buona notizia perché torni quel pensiero. Devo dirlo alla mamma. Per un istante è tutto come prima. Poi rimaniamo con il telefono in mano.

Marco Mengoni ha raccontato a Fabio Fazio, durante Che tempo che fa, il dolore dal quale è nata Giornate perse, dopo la morte della madre Nadia: “Questo brano arriva dal periodo più difficile della mia vita, dalla perdita e dal distacco più buio.”

Tornare a cantarla è stato faticoso: “Questa canzone è molto faticosa. L’ho scritta e cantata una sola volta per registrarla, oggi è stata la prima volta che sono tornato a farlo.” Le sue parole possono raggiungere chi conserva un messaggio vocale e rimanda il momento di ascoltarlo. Sappiamo che quella voce è lì. Ci chiamerà per nome, ci domanderà se abbiamo mangiato, ci raccomanderà qualcosa. Parole normali, registrate in un giorno in cui non sapevamo quanto sarebbero diventate preziose.

Vorremmo sentirle. Temiamo il momento in cui il messaggio finirà.

Intanto riempiamo le giornate. Andiamo al lavoro, prepariamo la cena, ricordiamo gli appuntamenti dei figli. Chi ci incontra ci vede riprendere le abitudini e non sempre si accorge della fatica. "Facendo finta che non, che non sia successo niente".

Poi, una sera, diciamo a nostro figlio di coprirsi. Lui sbuffa, proprio come facevamo noi. Insistiamo e, mentre parliamo, riconosciamo l’intonazione di nostra madre. Persino il gesto della mano è il suo. Ci fermiamo. Ci viene da sorridere e vorremmo chiamarla anche per questo. Per dirle che adesso lo facciamo anche noi. La stavamo cercando in una registrazione. L’abbiamo riconosciuta nella nostra voce, mentre ci preoccupavamo per qualcuno.

Quel filo passa anche dalle cure ricevute che tornano nelle nostre mani. Dal modo in cui rimbocchiamo una coperta, teniamo da parte la cena, aspettiamo svegli un ritorno. Ci manca ancora poterci sedere nella sua cucina, raccontarle che siamo stanchi, sentirla muovere per casa. Ma accorgerci di quanto ci abbia lasciato può far nascere il desiderio di parlarne. In Giornate perse, Mengoni canta: "Che ci vuole coraggio a non avere coraggio / E ammetterlo a se stessi". Possiamo chiedere a qualcuno di restare un po’ con noi. Dire che oggi la mancanza si sente di più. Raccontare ancora di lei, senza preoccuparci di quanto tempo sia passato. E nel racconto può tornare anche la sua risata. Quella volta in cui si arrabbiò e poi non riuscì a rimanere seria.

Verso il finale della canzone arriva un invito: "Adesso fai un respiro e corri verso il mare". Possiamo tornarci anche noi, nei luoghi che abbiamo lasciato, nelle conversazioni, in una serata insieme agli altri. Portando ciò che ci manca e ciò che abbiamo ricevuto.

Una sera racconteremo ai nostri figli una storia della nonna. Vorranno sapere com’era, che cosa diceva quando eravamo piccoli. Per spiegare meglio ne imiteremo la voce. Ci verrà da ridere insieme a loro. Eravamo partiti raccontando quanto ci mancasse. Ora stiamo raccontando quanto sapeva farci ridere. E i nostri figli ci chiederanno un’altra storia di lei.

Per te, lettore che ci segui, quale frase di tua madre ti sorprendi ancora a ripetere? Quale piccolo ricordo vorresti custodire di lei? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. 


di Katia Piemontese

4 commenti


Maura
un'ora fa

La mia mamma la ho con me, è anziana... Mi viene da impazzire al solo pensiero, eppure la vita richiede anche questo. Il sorriso, la positività e la solarità sono i suoi grandi doni...

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Ospite
un'ora fa
Risposta a

Vivila finche lei puo capirti.

Io voglio dimenticare gli ultimi tempi che non sapeva chi ero, e ricordare solo l'amore che ci ha dato

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Ospite
un'ora fa

La mia mamma ci ha lasciato 20 anni fa', il dolore è ancora vivo.Mi sforzo di ricordare nel silenzio, la sua voce, mentre il suo sorriso è impresso nella mia mente.

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Antonia
un'ora fa

Sarebbe riduttivo una sola frase, me ne tornano in mente decine, chebora dico io e prima mi ripeteva lei, la mia mamma scomparsa da poco e impossibile non pensarla, sto diventando uguale

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