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”Liberi di Scegliere”, arriva lo scudo dello Stato per i figli dei clan: sostegno economico, casa e nuova identità

Un disegno di legge punta a proteggere chi rompe con i clan: aiuti concreti, percorsi di reinserimento e tutela per minori e giovani a rischio.

Chi sceglie di ribellarsi e tagliare i ponti con le cosche mafiose non verrà più lasciato solo. Il nuovo progetto di legge costruisce un robusto scudo per difendere chi fugge dal crimine. Lo Stato metterà a disposizione un assegno periodico per vivere, una casa sicura e il pagamento delle cure mediche. Questi aiuti concreti dureranno due anni e potranno allungarsi di altri sei mesi in caso di necessità eccezionali. Il pacchetto comprende anche viaggi pagati, mutui agevolati e l’assistenza gratuita di un avvocato.


Per garantire la massima sicurezza, inoltre, le autorità potranno disporre il trasferimento immediato in luoghi protetti, fornire documenti di copertura o cambiare del tutto l'identità delle persone. È un aiuto che andrà oltre il sostegno economico: sono previsti un affiancamento psicologico, l’inserimento scolastico per i ragazzi e un aiuto per trovare o conservare il posto di lavoro. I primi beneficiari sono i minorenni che vivono in famiglie legate alla mafia o al traffico di droga, ragazzini la cui salute fisica e mentale è in grave pericolo. Nel particolare, la manovra si rivolge ai figli di persone accusate o condannate per reati di mafia, ma anche agli stessi minori che sono finiti nei guai con la giustizia o che hanno subìto violenze dai clan.


Il paracadute si allarga inoltre ai giovani tra i 18 e i 25 anni che vogliono confermare la loro scelta di allontanarsi dal crimine. Un punto fondamentale riguarda poi i genitori: le misure proteggono madri e padri che vogliono scappare da quell’ambiente, anche se non hanno i requisiti per rientrare nei programmi per i collaboratori di giustizia. Il fine ultimo è impedire che i ragazzini vengano inghiottiti dal sistema di potere dei clan e mandati allo sbaraglio a spacciare o a sparare. Senza dimenticare le bambine, fin dall'infanzia sottomesse a regole maschiliste e destinate a diventare "donne di mafia", obbligate a sposarsi per rafforzare le alleanze criminali. L'idea alla base di questa proposta di legge prende spunto da un progetto di successo nato nel tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, battezzato proprio "Liberi di scegliere". Fino ad oggi mancava una regola nazionale capace di assicurare un rifugio e un sostegno a queste persone. Con le nuove direttive, i giudici e un comitato di esperti lavoreranno insieme per offrire ai giovani un’alternativa reale lontana dalla violenza.

di Leandro Castagna





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