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Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, il CNDDU richiama l’attenzione sui docenti fuori sede e sul caro affitti

43 minuti fa
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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà del 17 ottobre, il CNDDU richiama l’attenzione sulle difficoltà abitative dei docenti fuori sede...

Avere un lavoro stabile non significa necessariamente potersi permettere una casa. Per molti docenti fuori sede, soprattutto nelle città del Centro-Nord, il costo dell'affitto assorbe una parte consistente dello stipendio, costringendoli a condividere appartamenti, sostenere due abitazioni o vivere lontano dalla propria famiglia per lunghi periodi.

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della povertà, che ricorre il 17 ottobre, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l'attenzione delle istituzioni sull'emergenza abitativa, collegandola al tema Safe Homes for All, indicato nel comunicato come riferimento dell'iniziativa delle Nazioni Unite per il 2026.

“Il progressivo aumento dei costi delle abitazioni, soprattutto nei principali centri urbani, rappresenta una criticità che interessa anche lavoratori con un’occupazione regolare, determinando condizioni di crescente vulnerabilità economica e sociale”. Il Coordinamento concentra l'attenzione sul personale scolastico che presta servizio lontano dalla propria residenza, una condizione che riguarda tanto gli insegnanti precari quanto quelli di ruolo. “Una situazione particolarmente significativa riguarda il personale scolastico fuori sede, sia a tempo indeterminato sia con incarichi a tempo determinato, che in numerose città del Centro-Nord incontra difficoltà sempre maggiori nel reperire alloggi economicamente sostenibili”. La ricerca di un'abitazione compatibile con lo stipendio porta spesso a soluzioni che incidono sulla qualità della vita quotidiana.


“Molti docenti sono costretti a limitare la propria sistemazione all’affitto di una stanza in appartamenti condivisi con altri lavoratori, affrontando condizioni di disagio che incidono sulla riservatezza personale, sulla qualità della vita quotidiana e sulla possibilità di disporre di ambienti adeguati anche allo svolgimento delle attività professionali che proseguono oltre l’orario scolastico”. Il problema diventa ancora più gravoso quando il docente mantiene la propria famiglia nel comune di residenza e deve affrontare contemporaneamente le spese della sede di servizio. “Per numerosi insegnanti, il costo della permanenza nella sede di servizio si aggiunge alle spese sostenute dalla famiglia nel comune di residenza, comportando una duplicazione degli oneri abitativi e un incremento delle uscite per alimentazione, utenze e trasporti”.

Non si tratta soltanto di una questione economica. Il CNDDU richiama anche le conseguenze che una separazione prolungata può avere sulla vita familiare.

“L'aumento del costo della vita e l'elevata incidenza dei canoni di locazione sulle retribuzioni possono determinare una progressiva erosione del reddito disponibile, esponendo anche famiglie sostenute da un'occupazione stabile al rischio di impoverimento. A queste difficoltà si accompagnano le conseguenze della prolungata separazione familiare, che può incidere sull'organizzazione domestica, sulla cura dei figli e sulla continuità delle relazioni affettive”.

Per i docenti precari, all'aumento delle spese si aggiunge l'incertezza sulla durata degli incarichi e sulle future assegnazioni. “Particolarmente delicata risulta la condizione dei docenti precari, per i quali l'incertezza sulla durata degli incarichi e sulle successive sedi di assegnazione rende complessa la programmazione delle spese e la ricerca di soluzioni abitative stabili”.

Ma neppure il contratto a tempo indeterminato mette necessariamente al riparo dalle difficoltà. “Non meno rilevanti sono le difficoltà incontrate dal personale di ruolo che, pur disponendo di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, continua a sostenere per anni i costi di una permanenza lontana dalla propria residenza familiare. Si determina così una situazione nella quale la stabilità contrattuale non coincide necessariamente con un'adeguata sicurezza economica e abitativa”.


Il Coordinamento sottolinea che il fenomeno non riguarda esclusivamente le scelte individuali dei lavoratori, ma può avere ripercussioni anche sull'organizzazione delle scuole.

“La difficoltà di affrontare i costi abitativi nei territori caratterizzati da maggiore pressione immobiliare può condizionare le scelte di mobilità professionale e l'accettazione degli incarichi, contribuendo ad accentuare criticità già presenti nella distribuzione territoriale del personale”.



Il CNDDU inserisce la questione in un contesto più ampio di vulnerabilità sociale, richiamando i dati sulla povertà e sulle difficoltà abitative. “I dati Istat relativi al 2025 indicano che circa 5,4 milioni di persone in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta, mentre a livello internazionale oltre 2,8 miliardi di individui sperimentano differenti forme di inadeguatezza abitativa”. Pur trattandosi di fenomeni differenti, il Coordinamento ritiene necessario considerare il costo dell'abitare anche nelle politiche rivolte ai lavoratori che devono trasferirsi per ragioni professionali.

“Il CNDDU ritiene pertanto opportuno promuovere una maggiore attenzione istituzionale alle condizioni abitative del personale scolastico fuori sede, attraverso un confronto tra amministrazione dell'istruzione, enti territoriali e soggetti competenti nelle politiche per la casa”.


Il comunicato richiama anche la legge 9 dicembre 1998, n. 431, in materia di locazioni abitative, come possibile riferimento per valutare strumenti di sostegno all'accesso agli alloggi.

“La specificità della mobilità professionale del personale scolastico richiede un approfondimento sulle possibili misure di accompagnamento, anche in relazione alle differenze territoriali dei costi”.

La Giornata internazionale per l'eliminazione della povertà diventa così l'occasione per riportare l'attenzione su una difficoltà che coinvolge anche chi percepisce regolarmente uno stipendio, ma deve sostenere spese elevate per poter lavorare.


“Il Coordinamento auspica che la sostenibilità abitativa dei docenti e la tutela dell'equilibrio economico delle loro famiglie trovino adeguato spazio nella programmazione delle politiche pubbliche”. La conclusione del CNDDU richiama il rapporto tra diritto al lavoro, condizioni di vita e continuità del servizio scolastico.

“La mobilità professionale, necessaria a garantire il funzionamento del sistema scolastico nazionale, non dovrebbe trasformarsi in una condizione di progressivo impoverimento, né comportare sacrifici economici e familiari tali da rendere sempre più difficile la permanenza nei territori di servizio”.

di La Redazione


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