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Galimberti: “Troppo raramente i genitori chiedono ai propri figli se sono felici. Il vero compito educativo è esserci, riconoscere le emozioni, sostenere quando si cade, valorizzare quando si avanza”

“La felicità dei figli non nasce dalle prestazioni, ma da un clima affettivo sano, caldo e presente. L’amore, quello autentico, quotidiano, reale, resta l’unico vero terreno su cui può crescere una generazione forte, serena e capace di amare”

La funzione svolta dai genitori, in qualità di educatori, appare di notevole importanza e presuppone senz’altro una grande responsabilità: ci si chiede spesso, infatti, cosa serva concretamente per poter diventare dei buoni genitori, così da crescere i propri figli serenamente ed armoniosamente, accompagnandoli lungo il cammino della vita e garantendo loro una presenza costante senza essere però eccessivamente accondiscendenti o servizievoli ma anzi modulando correttamente la propria autorevolezza.

Ed allora esistono delle regole da seguire per poter esercitare correttamente e congruamente la propria funzione genitoriale così che i nostri figli possano crescere felicemente, coltivando la propria autostima ed avendo piena consapevolezza delle loro qualità?

Per poter rispondere adeguatamente a tale domanda occorre allora richiamare alla mente le significative parole del filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti che, in tale occasione, esprime il suo pensiero in tal modo:

“Crescere un figlio non significa solo nutrirlo, proteggerlo o guidarlo. Significa soprattutto stargli accanto emotivamente, parlargli, ascoltarlo davvero, riconoscere ogni suo piccolo passo avanti”.

Dunque, ogni figlio necessita di un genitore non solo in grado di proteggerlo e di guidarlo ma anche e soprattutto di un genitore capace di sostenerlo, di stargli accanto emotivamente così da ascoltarlo e riconoscere ogni piccolo successo, ogni piccolo passo in avanti.

D’altronde sono le relazioni di affetto che fanno la differenza e spesso per poter crescere emotivamente abbiamo bisogno di un abbraccio avvolgente che scalda il cuore, di una carezza rassicurante, di uno sguardo che ci faccia sentire a casa e non di indifferenza, distacco e disinteresse.

“Viviamo in una società veloce, distratta, piena di tecnologia ma povera di dialogo. Troppi genitori parlano poco, o solo di regole, compiti, giacche e semafori. Troppo raramente chiedono ai propri figli una domanda semplice ma decisiva: “Sei felice?”. Il vero compito educativo non è controllare, giudicare o pretendere. Il vero compito è esserci, riconoscere le emozioni, sostenere quando si cade, valorizzare quando si avanza. Perché la felicità dei figli non nasce dalle prestazioni, ma da un clima affettivo sano, caldo e presente. L’amore, quello autentico, quotidiano, reale, resta l’unico vero terreno su cui può crescere una generazione forte, serena e capace di amare”, in tal modo il filosofo continua la sua ragguardevole disamina con grande fermezza e determinazione, senza mai tirarsi indietro.


In una società come la nostra, nella quale si tende alla massima produttività ed efficienza nel minor tempo possibile, sembra non esserci più spazio per il dialogo e la comprensione: i genitori non chiedono più ai loro figli se sono felici e così si limitano a giudicare, obiettare, pretendere, misurando il valore di un figlio sulla base dei risultati ottenuti senza però garantirgli un clima affettivo “sano, caldo e presente”.


Occorre ricordare, infatti, che la felicità di un figlio non potrà mai nascere dalle prestazioni ma al contrario sarà importante avere al proprio fianco un genitore presente, capace di riconoscere le emozioni, di sostenere quando si cade e di valorizzare quando si avanza.

Ecco allora perché “un bambino fiorisce quando sente di valere, non quando deve dimostrare. Nelle case dove si parla, si ascolta e ci si abbraccia, i bambini imparano la cosa più importante: che il mondo può essere un posto buono. L' Amore è il terreno, il resto sono dettagli”.

E tu, lettore che ci segui, pensi che la felicità di un figlio non nasca dalle prestazioni ma da un clima affettivo sano, caldo e presente? Credi di essere un bravo genitore capace di dialogare ed ascoltare tuo figlio, sostenendolo quando cade e valorizzando ogni suo progresso?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

2 commenti


Rosa
7 minuti fa

Sante parole quelle del grande Galimberti ma aimé anche io ho cercato di educare i miei figli con sani principi ma hanno recepito soprattutto i valori distorti del padre.... è tutto molto difficile oggi giorno con i pessimi esempi riuscire a mettere i figli sulla giusta strada.

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Emanuela Giustra
2 ore fa

Quello che ho letto è veramente un costrutto sano e credo che sia giusto; però la realtà è hen diversa, ho cresciuto le mie figlie secondo questi principi ma alla fine mi sono ritrovata da sola poiché hanno seguito un padre con pochi valori di un buon padre di famiglia.

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