Galiano: "Punire un ragazzo senza provare a recuperarlo significa quasi sempre prepararsi a punirlo di nuovo". Lo scrittore si esprime sul nuovo DDL sull'imputabilità dei minori
- La Redazione

- 35 minuti fa
- Tempo di lettura: 2 min
Per Galiano lo Stato interviene sempre troppo tardi, quando il disagio è già diventato reato: "La prevenzione non porta voti subito, la paura purtroppo sì"...

“Punire un ragazzo senza provare a recuperarlo significa quasi sempre prepararsi a punirlo di nuovo". È da questa riflessione che prende avvio l’intervento di Enrico Galiano dedicato al nuovo disegno di legge sull’imputabilità dei minorenni, approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio. Per l’insegnante e scrittore, il confronto non dovrebbe limitarsi agli aspetti sanzionatori, ma interrogarsi anche sul ruolo della prevenzione e degli interventi educativi rivolti agli adolescenti.
Secondo Galiano, il provvedimento non modifica l'età minima dell'imputabilità, che resta fissata a 14 anni, né introduce un aggravamento delle pene. L'elemento di novità riguarda invece il criterio con cui viene valutata la capacità di intendere e di volere del minore: mentre oggi il giudice deve verificarla caso per caso, la riforma prevede che essa sia presunta fino a prova contraria. Una scelta che, a suo giudizio, incide sul modo stesso di guardare all'adolescenza, fase nella quale maturità, consapevolezza e capacità di autodeterminazione non possono essere considerate automaticamente acquisite.
Nel suo intervento lo scrittore richiama anche alcuni modelli europei, osservando che Francia, Germania e Spagna adottano soluzioni differenti, ma condividono l'attenzione verso il recupero del minore e la prevenzione della recidiva. Per questo motivo invita a non concentrare il dibattito esclusivamente sulla risposta penale, ma anche sulle politiche educative che precedono il reato.
Il punto principale della riflessione riguarda infatti ciò che, secondo Galiano, accade prima che un adolescente entri nel circuito della giustizia. L'autore descrive situazioni di disagio scolastico, famiglie in difficoltà e servizi territoriali spesso privi di risorse adeguate, sostenendo che l'intervento delle istituzioni arriva troppo spesso soltanto quando il problema è già esploso.
Da qui la domanda che attraversa l'intero articolo: "Perché siamo così rapidi quando si tratta di modificare il codice penale e così lenti quando si parla di prevenzione?".
Per Galiano, investire su educatori, psicologi scolastici, servizi sociali e opportunità educative significa affrontare le cause del disagio prima che questo si trasformi in devianza.
Nella parte conclusiva lo scrittore ribadisce che la responsabilità degli adulti inizia molto prima dell’atto criminale, quando un ragazzo interrompe il proprio percorso scolastico, una famiglia non trova sostegno o un quartiere è privo di luoghi educativi. Da qui la frase con cui chiude il suo intervento: "La prevenzione non porta voti subito. La paura, purtroppo, sì."
di Leandro Castagna




.jpg)
.jpg)



















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)






















.jpg)
Commenti