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FONDO ESPERO, L'ADESIONE PER SILENZIO ASSENSO NON È LA STRADA GIUSTA. "IL SILENZIO NON È ASSENSO"

C'è spaccatura sull'adesione al Fondo Espero tramite il silenzio assenso, in via di principio però c'è da dire che la scelta andrebbe rivista. La libertà di decisione, nonostante l'informativa e la clausola dei 30 giorni per rescindere, deve essere sempre il punto cardine a guidare ogni scelta



C'è spaccatura sull'adesione al Fondo Espero tramite il silenzio assenso, in via di principio però c'è da dire che la scelta andrebbe rivista. La libertà di decisione, nonostante l'informativa e la clausola dei 30 giorni per rescindere, deve essere sempre il punto cardine a guidare ogni scelta. È questo anche se le adesioni al Fondo Espero fossero state, in termini di percentuale, più alte. Il silenzio nella comunicazione non ha valore di assenso, almeno in questa comunicazione, ma assume altresì maggiormente il valore di non adesione. A seguire l'analisi del sindacato ANIEF: “Riteniamo che i lavoratori debbano in maniera consapevole, soprattutto volontaria e libera, potere aderire o no al Fondo Espero: ad oggi su un milione e 400 mila tra insegnanti, personale amministrativo ed educatori delle scuole, solo 150 mila hanno aderito: riteniamo che ci sarà una ragione per cui quasi tutti coloro che sono stati assunti hanno detto no. Il silenzio-assenso non è accettabile”. A dirlo, in una videointervista all'agenzia Italpress è stato il presidente Anief Marcello Pacifico nel commentare la situazione legata al fondo di previdenza, complementare per i lavoratori della scuola, Espero e l’accordo sottoscritto lo scorso 16 novembre tra l’ARAN e i sindacati istitutori del Fondo stesso, a eccezione proprio di Anief, che hanno firmato per introdurre l’iscrizione automatica al Fondo del personale docente, Ata ed educativo assunto dal 1° settembre 2019.

“Secondo noi – ha spiegato Pacifico - è certamente necessaria una previdenza complementare, perché ormai col sistema contributivo puro si otterrà una pensione che terrà conto solo di una parte dello stipendio: addirittura nei prossimi anni l’assegno arriverà al 65% dell’ultimo stipendio. È vero che esiste Espero, ma esiste anche la possibilità di introdurre un fondo complementare, ad esempio attraverso le assicurazioni bancarie. Quindi i lavoratori devono essere coscienti di quello che li aspetta: devono sapere a che cosa andranno incontro, e devono essere liberi di decidere senza condizionamenti”..


Il sindacalista autonomo ritiene che “con questo accordo si pretende che entro nove mesi dall’assunzione il personale della scuola riceverà una comunicazione nella quale gli si dirà che sono stati iscritti direttamente al fondo: certo, potranno disdire entro un mese, ma se non lo fanno l’adesione sarà retroattiva, dal 2019, e in prospettiva questo sistema varrà sia per personale di ruolo sia per quello precario Questo significa che per chi non presenterà la disdetta dovrà pagare anche circa 1,000 di arretrati, più una trattenuta di circa 20 euro al mese, la quale rappresenta il minimo di adesione al fondo”.


Il sindacato Anief chiede quindi chiarezza: “Abbiamo chiesto per tempo di aderire al confronto con l’amministrazione sul Fondo Espero – ricorda Pacifico - quindi potevamo essere ai tavoli: purtroppo non ci hanno convocato, ne prendiamo atto e ora denunciamo l’illegittimità dell’accordo del silenzio-assenso. Perché a nostro avviso serve il pieno consenso dei lavoratori. Per noi non è un accordo giusto: bisogna informare i lavoratori, noi lo faremo.

Anief ricorda che basterà fare delle previsioni, anche con il Simulatore scenari pensionistici messo a disposizione dall’Inps, per rendersi conto che il vitalizio che garantisce il modello di previdenza integrativa produce un vitalizio davvero modesto. Per tale motivo, il sindacato ritiene inaccettabile la forzatura su Espero e invita tutto il personale scolastico a valutare con attenzione l’adesione esprimendo entro il termine previsto espresso assenso o diniego all’adesione, per evitare un’attivazione automatica non desiderata del Fondo.


L’ACCORDO SUL FONDO ESPERO

Il sindacato ricorda che l’adesione al Fondo Espero, così come prevista dell’accordo di alcuni giorni fa che Anief respinge, prevede che il lavoratore versi mensilmente una quota pari almeno all’1% della propria retribuzione e l’intero TFR (per gli assunti in ruolo dopo l’anno 2000 e per il personale a tempo determinato); dal canto suo, il datore di lavoro – lo Stato – versa una quota aggiuntiva pari all’1% della retribuzione del lavoratore. Le quote versate vengono investite dal Fondo, al fine di costituire un trattamento previdenziale complementare che andrà a sommarsi, al momento del pensionamento, a quello obbligatorio del personale scolastico.


Con l’introduzione dell’iscrizione al Fondo con silenzio-assenso, l’amministrazione dovrà solo fornire al momento dell’assunzione un’informativa al lavoratore sulle modalità di adesione, con espresso riferimento all’iscrizione tramite silenzio-assenso, e sulla previdenza complementare (anche con un semplice rinvio al sito del Fondo Espero). Il lavoratore da quel momento avrà nove mesi per comunicare ad Espero se intende o meno aderire, ma se non comunicherà nulla allora scatterà l’adesione automatica per silenzio-assenso, fatta salva la possibilità di esercitare il diritto di recesso entro i 30 giorni successivi alla comunicazione di adesione che riceverà da Espero.


L’accordo è immediatamente operativo per il personale a tempo indeterminato, ma nel testo è presente una dichiarazione congiunta per l’estensione del meccanismo di adesione al Fondo tramite silenzio-assenso anche al personale a tempo determinato (da notare un probabile refuso nel testo che indica nel 1° settembre 2023 il termine entro cui valutare la possibilità di estensione, ma poiché tale termine è già trascorso si ritiene che il termine effettivo possa essere il 1° settembre 2024).




di VALENTINA ZIN


contatti: redazione@ascuolaoggi.it - info@ascuolaoggi.it


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