Falcone e Borsellino, l'insegnamento che il coraggio può cambiare la storia e che la legalità è una responsabilità quotidiana
- La Redazione
- 8 ore fa
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Il 19 luglio è il giorno in cui l'Italia ricorda due magistrati che hanno cambiato la storia del Paese, lasciando un'eredità che continua a educare le nuove generazioni...

Ci sono date che non appartengono soltanto ai libri di storia. Restano impresse nella coscienza di un Paese e continuano a parlare anche a chi non le ha vissute. Il 19 luglio è una di queste. È il giorno in cui Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta furono uccisi dalla mafia in via D'Amelio. Cinquantasette giorni prima era toccato a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta nella strage di Capaci.
La mafia pensava di spegnere due uomini. In realtà contribuì a renderli immortali.
Falcone e Borsellino non sono diventati simboli perché sono morti. Lo sono diventati perché hanno scelto di non abbassare mai la testa davanti alla mafia, continuando a servire lo Stato pur sapendo di essere nel mirino di Cosa Nostra.
Il loro esempio ha cambiato il modo in cui l'Italia guarda alla legalità. Ha rafforzato gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, ha formato nuove generazioni di magistrati, investigatori e cittadini e ha dimostrato che lo Stato, quando sceglie di esserci davvero, può prevalere anche contro le organizzazioni mafiose più potenti.
Per questo la loro storia non racconta una sconfitta.
Racconta una vittoria che continua nel tempo.
Ogni studente che conosce il loro sacrificio, ogni insegnante che porta la loro storia in classe, ogni cittadino che sceglie la legalità anziché l'omertà rende ancora vivo quel patrimonio di valori che Falcone e Borsellino hanno consegnato all'Italia. Non esiste memoria senza responsabilità.
Ricordare il loro sacrificio significa comprendere che la lotta alla mafia non appartiene soltanto ai magistrati o alle forze dell'ordine, ma passa anche dai comportamenti quotidiani, dall'educazione, dal rispetto delle regole e dalla capacità di non voltarsi dall'altra parte davanti ai soprusi.
È proprio questo il senso che, negli anni, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato nei suoi messaggi istituzionali dedicati al 19 luglio. La strategia mafiosa mirava a piegare lo Stato e a seminare paura, ma il sacrificio di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone e degli uomini e delle donne che hanno difeso la Repubblica è diventato il simbolo di un riscatto civile che continua ancora oggi. La ricerca della verità, la giustizia e la memoria rappresentano un dovere collettivo che non si esaurisce con il passare degli anni.
Ogni anniversario non serve soltanto a ricordare una tragedia. Serve a ricordare una scelta. La scelta di chi ha deciso di non arretrare davanti alla mafia.
Ed è proprio per questo che, a distanza di oltre trent'anni, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino continuano a fare scuola. Non soltanto nelle aule dei tribunali, ma anche nelle classi, nelle famiglie e nella società. Perché il loro insegnamento dimostra che il coraggio può cambiare la storia e che la legalità non è un principio astratto, ma una responsabilità quotidiana.
di Leandro Castagna




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