Gesù: il male cresce accanto al bene, ma l'ultima parola spetta a Dio. La parabola del grano e della zizzania, attuale oggi come allora
- La Redazione

- 18 lug
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Nella meditazione sul Vangelo della Domenica, Don Vincenzo Carnevale spiega perché il bene e il male convivono nella storia e nel cuore dell'uomo...

Di Don Vincenzo Carnevale
Da dove viene la zizzania?
In mezzo al grano buono, seminato dal Signore, in seguito, compare la zizzania, seminata di notte dal maligno, suo nemico, mentre, tutti i servi, irresponsabilmente dormivano.
Questi, che, invece di vigilare sul seminato e sul campo, si erano tranquillamente, addormentati, dopo aver ricevuto la risposta di Gesù, indignati e impazienti, ardiscono suggerire, addirittura, una loro soluzione sbrigativa del problema e chiedono di poter andare subito ad estirpare l’erba cattiva. Il Signore risponde con fermezza ed autorevolezza: “No, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano, Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”, il Giorno del Giudizio la “zizzania sarà bruciata” e “il grano sarà riposto nel mio granaio”.
Il grano buono e la zizzania velenosa convivono, crescono uno accanto all’altra, anche, dentro di Noi! Dentro ciascuno di Noi si svolge la lotta quotidiana tra bene e male. Ciascuno di Noi, fa la stessa esperienza di Paolo in Romani 7, 19.21: “Io non compio il bene che voglio, ma, il male che non voglio… quando voglio fare il bene, il male è accanto a me”. Bene e male, dunque, stanno dentro di noi, l’uno accanto all’altro: siamo grano quando “Viviamo secondo lo Spirito ed obbediamo allo Spirito’’; diventiamo “zizzania”, quando “viviamo secondo la carne”, cioè, da ”figli del Maligno”. Il buon grano e la zizzania, bene e male, peccato e grazia, vita e morte, dunque, stanno accanto uno all’altro nella storia del mondo e nella storia della Chiesa e nella vita di ciascuno di noi, fino alla “mietitura”, immagine classica (Mt 9,37; Mc 4,29; Gv 4,35) del Giudizio finale.
Il realismo evangelico ci fa “accettare” questa verità che grano e zizzania, il bene e il male stanno l’uno accanto all’altro, finché durerà il mondo, e ci sollecita alla perseveranza nella Parola, che ci assicura che il maligno sarà vinto e che la zizzania sarà bruciata, mentre il grano sarà riposto nei granai del cielo! Se il grano lo semina e lo fa crescere Dio, se sarà Lui a separarlo dalla zizzania, se il seme piccolo di senape lo fa diventare grande e maestoso albero il Signore, se la massa lievitata da una piccola dose, la fa crescere il Padrone, cosa deve fare ciascuno di Noi? Deve mantenersi grano buono e, se diventa zizzania, deve lasciarsi trasformare dalla Parola, di nuovo in grano; deve solo piantare, con fiducia, il piccolo seme di senapa, sapendo che Dio farà il resto; deve credere e, perciò, fare quello che una saggia massaia sa fare: “nascondere dentro” (è la traduzione letterale che indica l’agire nascosto di Dio) un pugno di lievito in una grande quantità di farina e impastarla, con cura e fiducia; poi, la lascerà fermentare, senza fretta, senza ansia e inquietudine! Tanto sa che il Signore la farà crescere fino ad essere pronta a diventare pane per sfamare tanta gente!
La paura e il panico di fronte al male, non sono atteggiamenti di un cristiano, il quale, invece, deve avere il coraggio e la costanza a mantenersi grano buono per tutta la vita, senza nervosa impazienza ed intolleranza indebita verso la zizzania; deve sfuggire alla tentazione di volerla, di propria iniziativa, andare subito ad estirpare con disprezzo e senza misericordia! Il Cristiano, illuminato e fortificato dalla Parola, sa convivere accanto alla zizzania, senza mai confondersi con essa, ma, anche nell’attesa e nella segreta speranza che, un giorno, diventi anch’essa grano buono! Non ha agito, così, Gesù? Egli non viveva separato dai peccatori, ma, li cercava, andava a casa loro, mangiava e parlava con loro, senza paura e con tanto amore, aspettando, solo, che si aprissero al Suo amore e alla conversione per disporsi ad accogliere la misericordia del Padre!
Grano buono e zizzania tossica convivono nella storia e nelle vicende del mondo e nella Chiesa, santa, in ciò che viene da Dio, e peccatrice nei suoi membri e nei suoi figli, perciò, anch’essi sono sempre bisognosi di purificazione, conversione e perdono! La Chiesa, “santa e composta di peccatori”, segnata dalla tensione tra il “già” e il “non ancora” (Benedetto XVI), non si identifica con il Regno di Dio, ma, ne deve essere “il segno sacramentale” più visibile e confrontabile per il mondo, secondo la missione ricevuta dal suo Signore! Per questo, preghiamo nel Prefazio (V/c) “La Tua Chiesa sia testimonianza viva di verità e di libertà, di giustizia e di pace, perché tutti gli uomini si aprano alla speranza di un mondo nuovo”, e “in un mondo lacerato da discordie, la tua Chiesa risplenda come segno profetico di unità e di pace” (V/d).
Noi siamo stati creati, certamente, grano buono, ma, dobbiamo vigilare, non dobbiamo addormentarci, come quei servi irresponsabili e presuntuosi, e dobbiamo stare sempre attenti a non diventare zizzania: nella vita di ogni giorno, infatti, si diventa e si è ciò che si sceglie di diventare e di essere!
Gesù proclama le Sue parabole per insegnarci l’agire efficace, anche se in modo misterioso, discreto, nascosto e velato, con cui Dio opera nella nostra vita, per rivelarci come Egli edifica in noi il Suo Regno e come ama e salva la nostra storia, dirigendola, purificandola, vivificandola e sostenendola con la forza e la pazienza del Suo amore (cfr seconda Colletta).
di LA REDAZIONE




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