Crepet: "Mia madre mi disse: vai a mangiare una pizza con tuo padre". Quando il rapporto tra genitori e figli può salvare nei momenti difficili
- La Redazione

- 19 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 20 lug
Crepet racconta quando fu lasciato da ragazzo e il gesto inatteso del padre che trasformò una ferita in un legame da non dimenticare...

"Bisogna raccontarsi, naturalmente questo è molto difficile oggi perché pensiamo di non avere tempo per raccontarci, però perdiamo una bella occasione, perché io credo che sia molto bello dire chi siamo stati". È con queste parole che Paolo Crepet, sociologo e psichiatra, parla della sua esperienza di figlio, del rapporto con suo padre e come spesso il pensiero che abbiamo dei nostri genitori possa cambiare con un semplice dialogo.
L’esperto riporta un episodio nel quale vestiva i panni di un giovane innamorato lasciato dalla sua fidanzata, di come il mondo gli appariva insensato in quel momento e la soluzione arrivata proprio da chi meno se l’aspettava, suo padre : “Io ero molto giovane ed ero stato mollato da una ragazza in maniera tragica, almeno io la vivevo così, un dramma assoluto, la fine del mondo. Credo di essere stato insopportabile innanzitutto per mia madre, ma un bel giorno disse: “guarda, tu stasera vai a mangiarti una pizza con tuo padre”. Cosa che non era mai accaduto. Mio padre per me era un eroe, era un uomo, un capitano. C'era una certa distanza tra me e mio padre. Avevo capito che si sarebbe dovuto parlare di questa cosa e andai aspettando una raffica di domande, impertinenti ovviamente e invece lui no, lui mi raccontò di quando una ragazza l'aveva lasciato. Ed io dicevo: ma com'è possibile che una ragazza abbia mollato lui? Perché per me era il massimo no? Come si è permessa?”.
Un racconto all’apparenza banale, ma che rappresenta tutto quello che non esiste più in una famiglia moderna. Un dialogo autentico nel quale è presente una sofferenza che non si aggira, ma che si attraversa. Un padre che non protegge ad ogni costo, che non permette al figlio di sminuire il suo sentimento, che non minimizza il senso dell’amore dicendo che si è trattato di una frivola esperienza, ma pone l’attenzione su un aspetto concreto, ovvero, che la sofferenza fa parte della vita ma, nonostante tutto si può andare avanti.
Continua Crepet: “Una complicità non diretta, come dire: “hai capito che ce la facciamo”. Un principio di autorevolezza da parte sua: “Io ho vissuto più di te, caro giovanotto, e ne so più di te. Ho sofferto anch'io. Quindi come vedi, sono qua che mangiamo la pizza”. Quella che agli occhi di tutti può essere sembrata una semplice cena tra padre e figlio, si è trasformata presto in un incontro profondo. Dove è stata attenzionata una sofferenza, non come anomalia, ma come parte integrante della vita. Quell’ intimità tra padre e figlio che il sociologo descrive è ciò che dovrebbero ricercare i genitori di oggi. Tra impegni e lavoro è importante non tralasciare questo aspetto, non tralasciare il ricordo di “chi siamo stati” e l’esempio che possiamo essere per una generazione fragile. Un incontro, un dialogo che diventa al tempo stesso una potente terapia.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi tra genitori e figli manchi spesso il tempo per parlarsi davvero? Un gesto semplice, come una pizza o una passeggiata, può ancora cambiare un momento difficile?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso è importante fermarsi e riflettere insieme.
di NATALIA SESSA




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Buonasera a tutti!
Personalmente mi piace il racconto del prof.Crepet, perché ha avuto fortuna nell'aiuto mostrato, percependo il positivo,sono anche del parere che chi ha un vissuto di esperienze perché nati prima,ci possa aiutare ad affrontare delle situazioni a noi sconosciute ,ma chi ci dice che sia corretto affrontare quel determinato problema nel modo in cui ci viene indicato .Avvolte è importante vivere quell' esperienza ,ci aiuta a formare un carattere forte anche se negativa, ma è pur vero che ci sono genitori che a loro volta non sanno dare un consiglio importante,avendo vissuto esperienze prima di noi ! Buona lettura a tutti!
Da pochi giorni ho perso il mio papà, avrei voluto avere un buon rapporto con lui, ma così non è stato, non mi è mai stato vicino, non ha mai fatto il padre e non si è mai interessato a noi.
Io sono con i miei figli, tutto ciò che non ho mai avuto, spero che un giorno, quando saranno grandi, i miei figli saranno fieri di me, e potranno dire mia mamma per noi c'era sempre stata!!
Ho 66 anni.
Alcune storie qui sotto descrivono rapporti molto tristi e mi spiace con tutto il cuore per quelle persone.
I miei sicuramente non saranno stati perfetti anche perchè tra loro le cose non erano pertette ma in queste imperfezioni son riusciti, ognuno a modo loro, a tracciare le cose fondamentali per farmi crescere.
Non son perfetto , ho tante paure, ho passato tante "tempeste" che lasciano il segno ma sono qui.
Ho due figlie splendide (non fuori ma dentro) molto diverse tra loro ma unite, si voglion bene , si cercano ed è questa la cosa più bella che possa capitare a un genitore. Per me ci sono sempre anche se è difficile "rassegnarsi" che io, per loro,…
Alla veneranda eta' di 74 anni mi sono resa conto che i miei genitori non mi hanno dato niente e anzi mi hanno impedito una vita agiata. Non ci sono piu' ma ho astio nei loro confronti. La storia e' lunga. Spesso sento dire riprenderei i miei genitori anche solo per un'ora. Io neanche per un minuto. Ho fatto loro tutto il mio dovere ma stanno bene dove sono.
Io ho perso mio padre quando avevo 18 anni troppo presto per fare io da padre alle due sorelle al fratello e alle faccende di casa, ed ho fatto ciò che l'amore dei miei famigliari mi chiedeva di fare .Ora ho due figli in particolare la figlia di 35 anni si è allontanata da me in modo repentino e senza apparente motivo nonostante le ripetute richieste di incontri per parlarci non c'è verso, sono dell'idea che qualsiasi amore sia dei figli che della compagna non va elemosinato, rimane sempre mia figlia con l'amore a lei immutato, ma se questa è la sua scelta a denti stretti l'accetto.