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Novara ai genitori: "I figli degli altri tornano alle 5? Voi non cambiate le regole". La tecnica del "paletto" per evitare discussioni infinite

Aggiornamento: 20 lug

Come stabilire l'orario di rientro dei figli adolescenti senza trasformare ogni uscita in un litigio? Il noto pedagogista spiega perché guardare alle altre famiglie è un errore...

Ogni fine settimana, in molte famiglie, si ripete la stessa scena. Da una parte ci sono gli adolescenti che chiedono di poter rientrare sempre più tardi, dall'altra i genitori che cercano un equilibrio tra fiducia, autonomia e responsabilità. A rendere ancora più difficile il confronto è una frase che torna spesso durante le discussioni: "gli altri fanno molto più tardi...".

Su questo tema Daniele Novara risponde al quesito di una madre alle prese con la figlia quattordicenne.

L'esperto riporta: "Mia figlia ha 14 anni e vuole uscire il sabato sera con il gruppo di amici. Il problema è che ogni volta discutiamo sull'orario di rientro: per lei qualunque limite è 'troppo presto', per noi genitori invece è difficile capire quale sia un orario adeguato. Come si stabilisce un coprifuoco giusto se i figli degli altri sembrano tornare sempre alle 5 del mattino?"

Secondo Novara, ci si trova nella "piena preadolescenza, una fase molto intensa. Il cervello è in una condizione di grande plasticità, molto attivo, quasi in fibrillazione, ma ancora poco capace di prendere decisioni lucide e stabili. Le richieste diventano spesso nette, poco negoziabili: 'Voglio uscire', 'lo fanno tutti', 'perché io no'. Il confronto con gli altri diventa fortissimo e i ragazzi tendono a portarlo come argomento decisivo".

Per questo motivo, spiega l'esperto, i genitori devono evitare di lasciarsi guidare dal comportamento delle altre famiglie. "I genitori devono rimanere nel proprio ruolo rifiutandosi di regolare la vita familiare sul comportamento degli altri. Per farlo serve essere organizzati evitando di cambiare ogni volta orari e ripetere sempre la stessa discussione."

La soluzione proposta da Novara è quella che definisce la "tecnica del paletto".

"Il paletto è un confine concordato e che non può essere superato. Dentro quel confine però si negozia. Quindi non tutto è fisso, ma nemmeno tutto è continuamente discutibile."

Il pedagogista riporta poi un esempio concreto di come applicare questo metodo nella quotidianità familiare.

"Per esempio, il paletto è concordare un numero di uscite serali a settimana e l'orario massimo di rientro. Quello rimane fisso, il resto può essere concordato lasciando le giuste libertà. Se invece ogni volta si rinegozia tutto, l'organizzazione educativa si indebolisce e la situazione si complica."

Il messaggio finale è chiaro: educare non significa imporre regole rigide né modificarle continuamente in base alle richieste dei figli o al comportamento degli altri. Per Novara, la presenza di confini chiari e coerenti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per accompagnare gli adolescenti nel loro percorso verso l'autonomia.

Per te, lettore che ci segui, ti sei mai trovato a discutere con tuo figlio o tua figlia sull'orario di rientro? Hai già stabilito regole chiare in famiglia oppure ogni uscita diventa una nuova trattativa? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Il tuo punto di vista e la tua esperienza possono essere utili anche ad altri genitori che ogni giorno affrontano le stesse sfide educative.



di Leandro Castagna

18 commenti


Lia
20 lug

Mi ci ritrovo.... l'adolescenza è un periodo complicato...lei vorrebbe uscire sempre, le altre fanno tardi...

A me sinceramente non importa ciò che fanno gli altri, sicuramente non è semplice, ma le cose importanti non sono mai semplici....

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Ospite
20 lug

Lia

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Ospite
20 lug

Io ho tre figli di (27-24-22) quando erano adolescenti (16-17)uscivano solo il sabato massimo per 11,30. 12 si rientrava . L’orario è sempre stato indiscutibile, certo 10 minuti di tolleranza ok. Adesso i due più grandi completata l’università lavorano, sono fuori, con la piccola nonostante sia maggiorenne e all’università fuori casa esce solo di sabato,ma le ricordo sempre di non fare tardi.

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cristinarita52@libero.it
20 lug

Sono perfettamente d accordo con Il dr Novara due o tre uscite a settimana con giorni variabili un orario fisso sempre senza se e senza ma

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Mattia
20 lug

Questione di purissima lana caprina. Un orario o un numero di uscite settimanali, di per sé, non significano nulla e, semmai, stabilire limiti arbitrari impedisce ai più giovani di responsabilizzarsi (e ai genitori di capire che si sta avvicinando il momento in cui saranno ininfluenti sulla vita dei propri pargoli). Il punto è, semmai, dare ai ragazzi gli strumenti - intellettuali, culturali, materiali, psicologici ed emotivi - per fare ciò che vogliono in modo responsabile.

Un adolescente immaturo è a rischio pure se esce il pomeriggio, uno responsabile di sé può star in giro fino alle 6 del mattino senza pericoli.

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Michele
20 lug
Risposta a

Ma se è responsabile non torna alle 6 di mattina. Per lui il vincolo sull'orario è irrilevante, ma per gli altri invece sì, per questo serve comunque.

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