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Docenti, pensione da 1.600 euro? Solo il 12-13% sceglie il Fondo Espero nonostante i vantaggi previsti

Una ricerca presentata dalla FLP riporta l'attenzione sulla previdenza complementare: nonostante il contributo aggiuntivo del datore di lavoro e il possibile calo dell'assegno pensionistico, il Fondo Espero continua a registrare poche adesioni tra docenti e personale ATA.

Previdenza complementare, il Fondo Espero convince ancora pochi lavoratori della scuola.

La pensione futura rappresenta una delle principali preoccupazioni per molti lavoratori della scuola. Secondo una ricerca presentata dalla FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche), con il progressivo passaggio al sistema contributivo l'assegno pensionistico potrebbe risultare sensibilmente inferiore rispetto all'ultimo stipendio percepito e, in diversi casi, attestarsi intorno ai 1.600-1.700 euro netti mensili anche dopo una lunga carriera lavorativa.


È anche per questo che torna al centro dell'attenzione il tema della previdenza complementare.

Eppure, nonostante gli incentivi previsti, il Fondo Espero continua a convincere solo una parte limitata del personale scolastico. È quanto emerge dalla ricerca commissionata dalla FLP alla società di analisi Bigda e presentata durante l'assemblea annuale dedicata al tema "Contrattazione e welfare nel pubblico impiego: diritti, servizi, futuro". Lo studio analizza lo stato del welfare nella pubblica amministrazione e richiama l'attenzione su uno strumento ancora poco conosciuto: i fondi pensione negoziali.


Nati dalla contrattazione collettiva, consentono ai dipendenti pubblici di affiancare alla pensione obbligatoria INPS una rendita integrativa costruita attraverso la capitalizzazione individuale.

I dati confermano il divario. Il Fondo Perseo Sirio, destinato ai dipendenti di ministeri, enti locali, regioni e sanità, coinvolge circa il 23-24% degli aventi diritto, pari a circa 250 mila iscritti. Nel comparto istruzione, invece, il Fondo Espero, riservato a docenti e personale ATA, si ferma al 12-13% delle potenziali adesioni, poco più di 130 mila lavoratori.


Il confronto con il settore privato evidenzia una distanza ancora maggiore. Nei principali fondi negoziali, come Cometa, Fonte e Previmoda, le adesioni oscillano mediamente intorno al 40%, con punte che in alcuni comparti raggiungono il 50%.


Perché Espero fatica ancora a crescere?

Le ragioni di questa bassa partecipazione sono diverse e non sempre facilmente individuabili. Eppure il Fondo Espero offre condizioni che, almeno sulla carta, risultano favorevoli.

Il lavoratore che versa il contributo minimo, pari all'1% della retribuzione, beneficia infatti di un ulteriore 1% versato dal datore di lavoro pubblico, incrementando così il proprio montante previdenziale.


Anche sotto il profilo della gestione finanziaria il fondo ha dimostrato una buona capacità di tenuta. In oltre vent'anni di attività ha attraversato le principali crisi dei mercati mantenendo risultati complessivamente positivi e contribuendo a consolidare il patrimonio degli iscritti.

A frenare le adesioni pesa probabilmente anche una differenza strutturale rispetto al settore privato. Nella pubblica amministrazione il trattamento di fine rapporto continua infatti a essere gestito dallo Stato e non può essere destinato al fondo pensione con le stesse modalità previste per i lavoratori privati, dove il conferimento del TFR rappresenta spesso il principale incentivo all'adesione.


La scommessa del silenzio-assenso

Per cercare di invertire la tendenza è stato introdotto il meccanismo del silenzio-assenso, destinato al personale assunto a tempo indeterminato.

Le procedure, disciplinate dalla Circolare n. 133215 dell'11 giugno 2025 e dalla successiva nota ministeriale n. 4019 del 18 giugno 2025, prevedono che la scuola registri sul sistema SIDI la consegna dell'informativa al dipendente. Da quel momento decorrono nove mesi entro i quali il lavoratore può comunicare, attraverso la piattaforma POLIS – Istanze online, l'eventuale rifiuto ad aderire al Fondo Espero.

In assenza di un'esplicita rinuncia, l'iscrizione avviene automaticamente. Una volta perfezionata la procedura, il Fondo comunica l'avvenuta adesione, lasciando comunque al dipendente la possibilità di esercitare il diritto di recesso entro 30 giorni.


Il banco di prova sarà il 2027

Per capire se il nuovo sistema produrrà effetti concreti occorrerà attendere ancora. I tempi previsti dalla procedura fanno sì che tra la consegna dell'informativa e l'adesione definitiva trascorra quasi un anno.

I primi dati disponibili mostrano un incremento degli iscritti, passati da circa 100 mila a poco più di 130 mila, ma il divario con il settore privato resta ancora marcato.

Il vero banco di prova arriverà nel 2027. Solo allora sarà possibile valutare se il meccanismo del silenzio-assenso avrà realmente modificato l'approccio del personale della scuola alla previdenza complementare o se continueranno a prevalere diffidenza e scarsa propensione a investire oggi per costruire una pensione integrativa domani.

di La Redazione



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