Docenti fuori sede, affitti e spostamenti pesano sullo stipendio. CNDDU a Valditara: “Serve una ricognizione nazionale”
Con l’inflazione al 3,3%, il Coordinamento riapre il tema di chi lavora per anni lontano da casa. La proposta non è uno stipendio differenziato: prima misurare i costi reali, poi valutare interventi su alloggi, mobilità e fisco

Quanto rimane davvero dello stipendio di un docente quando, per lavorare, deve mantenere per anni una seconda casa e sostenere continui spostamenti? È da questa condizione, comune a molti insegnanti fuori sede, che parte la nuova proposta del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolta al ministro Giuseppe Valditara.
La questione acquista maggiore peso mentre tornano a crescere i prezzi. Ad agosto 2026 l’inflazione ha raggiunto il 3,3% annuo, dal 2,9% di luglio, mentre i beni energetici sono aumentati del 17,1%.
Per il CNDDU, però, il problema dei fuori sede ha qualcosa in più: affitto e viaggi non sono spese occasionali, ma possono accompagnare un insegnante per anni, riducendo concretamente la parte di stipendio che rimane disponibile. “Il profilo da esaminare non riguarda quindi una differenziazione territoriale degli stipendi, ma l’esistenza di costi ulteriori e persistenti direttamente connessi alla permanenza lavorativa lontano dalla residenza”. Sul fondo resta anche una questione retributiva più ampia. L’OCSE rileva che in Italia gli stipendi effettivi degli insegnanti della primaria sono inferiori del 33% rispetto ai redditi dei lavoratori a tempo pieno, occupati per l’intero anno e con istruzione terziaria; nella media OCSE la distanza è del 17%. Il confronto riguarda specificamente la primaria e non può quindi essere esteso a tutti i docenti.
Da qui la richiesta indirizzata a Valditara: avviare una ricognizione nazionale sui docenti che lavorano lontano dalla propria residenza, per capire quanti siano e quanto incidano realmente alloggio e mobilità sui loro redditi. “La proposta non individua preventivamente un beneficio né ne determina l’importo. Introduce un criterio diverso: prima di impegnare risorse pubbliche occorre misurare il costo che si intende correggere”.
Il Coordinamento non indica quindi necessariamente una nuova indennità. Tra le possibilità da valutare mette sul tavolo l'utilizzo di immobili pubblici disponibili, accordi con gli enti locali per alloggi temporanei a costi sostenibili oppure strumenti fiscali legati alle spese abitative documentate.
Nel frattempo, dal 1° luglio è in vigore la parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, che ha previsto nuovi incrementi retributivi. Per il CNDDU, tuttavia, l'aumento dello stipendio e i costi specifici sostenuti da chi vive lontano da casa sono due questioni da tenere distinte.
La richiesta finale al Ministro è perciò molto concreta: trasformare una spesa che oggi rimane quasi interamente sulle spalle del singolo docente in un fenomeno finalmente misurabile. “Se la lunga permanenza fuori sede determina un costo strutturale rilevante per una parte del personale, tale costo deve entrare nella valutazione economica e organizzativa del sistema scolastico”.
di La Redazione
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