Docenti e ATA, Anief: "Gli stipendi dei dipendenti italiani sono sempre più corrosi dal tasso d’inflazione. A giugno l’ISTAT ha certificato una crescita dell’1,4 per cento"
- La Redazione

- 29 giu
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"Anief è consapevole da tempo di questi incrementi, derivati soprattutto dai moti di guerra e dalle crisi di carattere..."

"Gli stipendi dei dipendenti italiani sono sempre più corrosi dal tasso d’inflazione, che risulta in evidente crescita: a giugno l’ISTAT ha certificato una crescita dell’1,4 per cento rispetto all’anno precedente e del 2,2 per cento rispetto a 2024. Questo significa che nel pubblico impiego, in particolare nel comparto Istruzione, l’inflazione è tornata ad essere superiore al 10% rispetto al potere di acquisto degli stipendi.
“Anief è consapevole da tempo di questi incrementi, derivati soprattutto dai moti di guerra e dalle crisi di carattere internazionale – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e per questo abbiamo chiesto al Governo, in tempi non sospetti, di stanziare nuove risorse nella prossima legge di bilancio specifiche per il rinnovo del contratto per il triennio 2028/30, assieme ad un fondo specifico per il comparto Istruzione e Ricerca: la crescita del caro vita fa rendere infatti ancora più difficile le condizioni del personale scolastico, composto da 1,3 milioni di unità tra docenti e personale Ata, che pur essendo il più titolato e avendo responsabilità e carichi di lavoro decisamente maggiori, a fine mese già prende un terzo di stipendio in meno rispetto a chi lavora nei ministeri e anche nell'Inps.
Per non parlare del gap salariale, forse ancora più ingiustificato, rispetto ai compensi percepiti in media nell’Unione europea e nella stessa area Ocse.
La verità è che se l’inflazione accelera e i dipendenti della scuola si impoveriscono, non si può stare a guardare, ma occorrono provvedimenti straordinari a loro sostegno”, conclude Pacifico.
Il sindacato Anief rammenta che soprattutto a seguito della pandemia da Covid, il potere di acquisto degli stipendi del personale della scuola si è andato progressivamente a ridurre: dal “Rapporto semestrale ARAN n. 2/2025 sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti” è emerso che, seppure con gli ultimi due contratti di categoria, si sia ridotto il differenziale degli stipendi rispetto all’inflazione, diventa sempre più necessario approvare un decreto legge per la PA con risorse aggiuntive contrattuali e l'aumento delle indennità riconosciute al personale scolastico.
L’Istat ha aggiunto che vi sono comparti di lavoro dove i compensi coprono quasi il costo della vita. Ad esempio, “l’industria ha contenuto maggiormente le perdite grazie a rinnovi più rapidi e a meccanismi di adeguamento legati all’inflazione. Secondo l’Istat, i rinnovi del pubblico impiego relativi al triennio 2022-2024 hanno consentito di recuperare soltanto “circa la metà” dell’aumento dei prezzi registrato nello stesso periodo. Anche considerando i doppi rinnovi contrattuali di Istruzione e Ricerca del periodo 2022-2024 e 2025-2027, gli stipendi dei docenti crescerebbero comunque complessivamente del 10-12 per cento, mentre l’inflazione cumulata nello stesso periodo si collocherebbe tra il 16 e il 18 per cento. Pertanto, gli aumenti contrattuali coprirebbero circa il 60-70 per cento dell’inflazione accumulata, lasciando una perdita residua di potere d’acquisto compresa tra il 5 e l’8 per cento.
Anief ribadisce che non basta rivendicare la continuità dei rinnovi contrattuali, che rispetto al passato stanno pure conseguendo incrementi decisamente maggiore: considerando l’emergenza inflazionistica, occorre cambiare radicalmente l’approccio al finanziamento del comparto Istruzione. Gli incrementi previsti, a breve, per il triennio 2025-2027, stimati in circa il 5,4% saranno infatti nuovamente assorbiti dall’aumento del costo della vita. Il giovane sindacato autonomo ricorda, inoltre, che il personale scolastico italiano continua ad avere stipendi inferiori rispetto alla media europea, nonostante carichi di lavoro crescenti, responsabilità educative sempre più complesse e una forte precarizzazione del sistema.
“Se poi si considera l'andamento delle retribuzioni nella PA degli ultimi ventisei anni – conclude Pacifico -, servirebbero altri 13 miliardi per allineare in successive leggi di bilancio progressivamente i salari dei dipendenti del comparto Istruzione e Ricerca a quelli dei dipendenti delle Funzioni centrali: solo in questo modo sarebbe possibile garantire ulteriori aumenti di 800 euro mensili (ad esempio della IIS tabellare sempre ferma dal 2010). Faccio notare che gli stipendi della Scuola nel 2000 erano uguali o superiori ad altri comparti pubblici, mentre oggi sono inferiori del 10%, con un ritardo mensile che sfiora i 1.000 euro lordi. Con l’aggravante che si tratta di 1,3 milioni di lavoratori con titoli e competenze mediamente molto superiori alla media”.
di La Redazione
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