Tu sì que vales, "Sono una mamma che ha perso tutto". La storia di Dea commuove Maria De Filippi
Mirna racconta la perdita della figlia Dea e commuove Maria De Filippi. Poi confessa il timore degli attacchi sui social: Bonolis le risponde senza giri di parole...

«Sono una mamma che ha perso tutto». Ci sono parole davanti alle quali è difficile rispondere. Quelle di Mirna Mastronardi, che a Tu sì que vales racconta la perdita della figlia Dea, commuovono Maria De Filippi. Una madre che parla della sua ragazza e di quanto sia difficile andare avanti senza di lei.
Dea aveva 15 anni, si è tolta la vita il 4 ottobre 2024. Durante gli anni delle medie aveva subito cattiverie ed emarginazione. Era una ragazza che studiava con impegno. Aveva concluso quel percorso con un 10 e lode. La testimonianza di Mirna, nella puntata di sabato 3 ottobre, arriva alla vigilia del secondo anniversario della sua scomparsa. Da allora la madre ha dato vita all’associazione “Dea per sempre”, per sostenere altri ragazzi e le loro famiglie.
«Ho perso Dea e ho perso tutto». In quel “tutto” c’è una vita quotidiana condivisa, fatta anche di cose piccole. Sul sito dell’associazione, Mirna e la famiglia ricordano una ragazza cresciuta a Tinchi di Pisticci, in provincia di Matera, appassionata di libri, animali, manga e disegno. Dea portava a scuola dolci e pizze rustiche da dividere con i compagni. Sono ricordi che permettono di conoscerla un poco, di immaginarla tra gli amici, nelle giornate che precedono il dolore.
In trasmissione Mirna racconta di aver creato l’associazione insieme a due professoresse della figlia. La scuola entra così nella sua storia attraverso persone che hanno scelto di starle accanto. Avevano conosciuto Dea, l’avevano accompagnata nel suo percorso e oggi condividono con la madre un impegno rivolto ad altri giovani. Per chi insegna, un ragazzo può restare nella memoria attraverso una domanda, un sorriso, una conversazione dopo la lezione. Ritrovarsi accanto alla sua famiglia significa portare con sé anche quei ricordi. E provare a farne qualcosa che possa aiutare qualcun altro.
Mirna confessa anche la paura di essere attaccata sui social per la sua partecipazione al programma. È un passaggio che colpisce: una madre racconta il dolore più grande della propria vita e deve preoccuparsi di come verrà giudicata da chi la ascolta.
Paolo Bonolis le risponde: «Non preoccuparti perché saprai distinguere gli stronzi dalle persone per bene».
Parole dirette, rivolte a una donna che in quel momento sta esponendo una parte dolorosissima di sé. Di fronte a un racconto così, possiamo ascoltare senza pretendere di sapere come dovrebbe comportarsi una madre, quali parole dovrebbe usare, dove dovrebbe trovare la forza.
L’associazione “Dea per sempre” promuove incontri e iniziative rivolti ai giovani e alle famiglie, anche per aumentare la consapevolezza dei rischi legati all’utilizzo dei social. Tra i suoi progetti c’è “Cara Dea”, un concorso che invita i ragazzi a scriverle una lettera immaginaria. In quelle pagine trovano posto paure, fragilità e insicurezze che può essere difficile confidare direttamente a qualcuno. Le lettere sono state raccolte nell’antologia Cara Dea. Lettere per continuare a vivere, pubblicata da Altrimedia, i cui proventi sostengono i progetti dell’associazione.
A volte un adulto guarda un ragazzo e pensa di conoscerlo perché sa come va a scuola, chi frequenta, a che ora torna a casa. Poi ci sono pensieri che restano nascosti, parole che non riescono a uscire. Quelle lettere chiedono di fermarsi ad ascoltare anche questa parte della loro vita.
Nella lettera dedicata alla figlia, Mirna insiste sulla possibilità di chiedere aiuto e di trovare qualcuno disposto ad ascoltare senza giudicare. Oggi porta avanti questo impegno insieme a chi le è vicino. Il nome di Dea accompagna così l’incontro con altri ragazzi, ai quali offrire il tempo e l’attenzione necessari per raccontarsi.
di Eugenio Piemontese




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