Docenti, certificazioni linguistiche: nuovo decreto in preparazione, tutela dei titoli già conseguiti e requisiti degli enti al centro del confronto
Il confronto al Ministero riguarda gli organismi che rilasciano le certificazioni. Per chi ha già utilizzato un titolo nelle graduatorie o nei concorsi, il punto da chiarire è…

Quali garanzie avrà chi ha già conseguito una certificazione linguistica? È uno dei nodi emersi nel confronto al Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla bozza del nuovo decreto per il riconoscimento degli enti certificatori.
La UIL Scuola e la FLC CGIL hanno pubblicato i resoconti dell’incontro del 19 ottobre al Ministero, illustrando i contenuti della bozza e le rispettive richieste di modifica.
Il provvedimento in preparazione è destinato a sostituire il DM 62 del 10 marzo 2022, intervenendo sui requisiti degli organismi che certificano le competenze linguistiche del personale scolastico.
La richiesta di tutelare le certificazioni già ottenute
«Abbiamo chiesto che il decreto preveda una disposizione esplicita a tutela delle certificazioni già conseguite presso enti riconosciuti dal Ministero», scrive la UIL Scuola. La richiesta riguarda chi ha acquisito regolarmente un titolo e lo ha utilizzato nelle graduatorie o nelle procedure concorsuali. Il sindacato sollecita una salvaguardia anche qualora l’ente certificatore perda successivamente il riconoscimento ministeriale. Si tratta, dunque, di una tutela richiesta durante il confronto, non di una nuova garanzia già entrata in vigore.
Dal resoconto UIL emerge inoltre una disciplina transitoria che consentirebbe agli enti già riconosciuti di conservare l’iscrizione fino alla scadenza prevista.
I requisiti degli enti al centro della revisione
La FLC CGIL collega la revisione ai rilievi dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato su alcuni requisiti del decreto del 2022, ritenuti troppo selettivi.
Secondo quanto riferisce il sindacato, le modifiche illustrate dall’amministrazione comprendono la riduzione da cinque a due anni dell’esperienza richiesta agli enti e la possibilità di avere la sede legale anche in un Paese nel quale la lingua certificata non sia quella madrelingua.
Un altro punto riguarda la documentazione sul personale: curricoli e contratti sarebbero richiesti su un campione di due unità per profilo professionale.
La FLC chiede di portare ad almeno tre anni l’esperienza necessaria e di estendere la verifica della documentazione a tutto il personale o a un campione più significativo. Sugli esami a distanza, propone che siano una possibilità aggiuntiva, accompagnata da protocolli rigorosi. Alla base delle osservazioni c’è la qualità della preparazione: nell’informativa la FLC sottolinea che «solo il possesso reale delle competenze linguistiche può garantire qualità dell’insegnamento nelle scuole italiane».
Controlli, costi e informazioni per i candidati
La UIL sollecita verifiche periodiche sulla regolarità degli esami, trasparenza sulle spese e aggiornamento degli elenchi degli enti autorizzati.
Per chi deve scegliere dove conseguire una certificazione, poter verificare il riconoscimento dell’organismo e conoscere i costi complessivi è un passaggio concreto.
Il confronto resta aperto. I contenuti descritti nei resoconti sindacali potranno essere modificati: per conoscere le regole definitive e la loro decorrenza occorrerà attendere il provvedimento adottato dal Ministero.
di Katia Piemontese
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