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DISTURBO PRIMARIO DEL LINGUAGGIO: COME ACCORGERSI TEMPESTIVAMENTE ? FACENDO ATTENZIONE A 3 CAMPANELLI D’ALLARME, SCOPRIAMO QUALI

Questi dati ci portano a riflettere profondamente, ma quello che lascia senza parole è che sono dati stabili da ben 10 anni. L’identificazione tardiva del disturbO è la ragione principale..."

Disturbo primario del linguaggio, penalizzati migliaia di bambini. Il 15% dei bambini tra 2 e 3 anni parlo poco, in ritardo, questo per molti di loro sarà una condanna a vita, uno svantaggio tra difficoltà scolastiche e isolamento sociale. Questi dati ci portano a riflettere profondamente, ma quello che lascia senza parole è che sono dati stabili da ben 10 anni.

L’identificazione tardiva del disturba è la ragione principale di questo fenomeno, in età prescolare è il 7% dei bambini a soffrirne eppure molte volte questo viene confuso con altre difficoltà o del tutto ignorato. 

Ma come può un genitore intervenire tempestivamente? 

Un genitore può prestare attenzione a tre tappe fondamentali dello sviluppo del bambino: 

  • 12 MESI - Il bambino inizia ad indicare oggetti e persone

  • 24 MESI - Il bambino inizia a pronunciare le prime parole 

  • 30 MESI - Il bambino inizia a produrre le prime combinazioni verbali

È importante prestare attenzione fin da subito a questi periodi di vita del bambino, perché dopo i 36 mesi, c’è il rischio di incorrere in conseguenze permanenti. Il Disturbo primario del linguaggio non scompare crescendo e questo si trasforma per gli adolescenti in difficoltà comunicativo-linguistiche significative. Questo disturbo penalizza i ragazzi, ben il 60% di loro con DPL subisce episodi di bullismo, poiché, non riescono a comprendere testi classici, produrre elaborati scritti, decifrare il linguaggio metaforico.

Ma ottemperare questa situazione è responsabilità anche della scuola, è importante che gli istituti superiori siano sensibilizzati, per evitare che questi ragazzi restino senza diagnosi né supporto. La capacità di riconoscere le difficoltà comunicative in classe può fare la differenza tra una diagnosi tempestiva e l’isolamento sociale. È fondamentale che gli insegnanti siano preparati a individuare i segnali di un disturbo primario del linguaggio non diagnosticato, come le difficoltà nella comprensione di testi o nella scrittura, e a indirizzare le famiglie verso specialisti. Come sempre è l’asse scuola-famiglia che deve collaborare sinergicamente per rendere il futuro dei giovani ricco di possibilità, di crescita sociale e culturale. 



di NATALIA SESSA

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