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Crepet: “Come educare un giovane che si è smarrito? Fargli toccare con mano la sofferenza è l’unico vero rimedio per salvarlo. Ecco il metodo proposto dall’esperto”

Aggiornamento: 9 dic 2025

Come possiamo aiutare i ragazzi a ritrovare la strada quando sembrano aver perso ogni limite? Crepet propone una soluzione concreta e sorprendente che potrebbe cambiare radicalmente il modo di educare...

Paolo Crepet, sociologo e psichiatra, si è espresso sul fatto di cronaca che si è verificato in zona corso Como a Milano. Un gruppo di adolescenti sono stati arrestati per aver aggredito, derubato e ridotto in fin di vita un loro coetaneo.

Una gravità inaudita in un mondo che è sempre più allo sbando. In questa particolare circostanza Crepet propone un intervento pratico per questi ragazzi, qualcosa che li metta davanti a chi ogni giorno affronta sfide, chi ogni giorno si confronta con la sofferenza e con il dolore e chi ogni giorno soffre accanto a loro. A tal proposito l'esperto afferma: “Un'idea ce l’ho e non è mandarli in galera ma farli andare in un reparto dove ci sono persone che sono tetraplegiche, che non possono neanche tirare su l'aranciata con la cannuccia.

Stai lì, non 5 minuti. Stai lì mesi e mesi. Parla con il papà disperato di quel ragazzo lì, magari uno che ha fatto un incidente, magari che ha fatto una cretinata. Stai lì a vedere il dolore. Perché questo è un mondo che non conosce più il dolore, è un mondo smarrito”.

L’opinione pubblica a tal proposito è divisa, c’è chi appoggia il parere dell’esperto e chi invece afferma in maniera convinta che neanche questa strategia può aiutare i più giovani. Per Crepet è stato dimenticato il vero senso del dolore, non si pensa più alle conseguenze, non si pensa più ai danni che una determinata azione può comportare. Per manie di grandezza, di autocelebrazione i ragazzi ormai sono diventati davvero capaci di tutto. Non si pensa più a come poter evitare la sofferenza dell’altro ma si va quasi a cercarla, come se fosse normale.

Occorrerebbe ripristinare quel filtro che esiste tra me e l’altra persona, che racchiude rispetto, cura e amorevolezza, che non fa dire istintivamente “lo faccio”, ma “cosa comporta questa mia azione, a chi posso nuocere?”. Purtroppo i giovani oggi, secondo l’esperto, preferiscono “anestetizzarsi” invece di toccare con mano il dolore, invece di addentrarsi nelle sofferenze della vita. Preferiscono qualcosa che li dissoci dal mondo, come se loro non ne facessero parte. Per Crepet, solo toccando con mano la sofferenza ci si può riconnettere alla realtà, ritrovando il senso delle conseguenze e dei legami umani che oggi sembrano smarriti.

Per te, lettore che ci segui, cosa può davvero aiutare i giovani a ritrovare empatia e rispetto per il dolore dell’altro? Hai mai pensato che vedere da vicino la sofferenza possa cambiare la prospettiva di un ragazzo che si è smarrito?

Scorrendo in basso troverai il box dei commenti: puoi raccontarci la tua opinione, anche in anonimato. Il confronto, a volte, può accendere riflessioni importanti e aiutare a trovare risposte che da soli non vediamo.



di NATALIA SESSA

5 commenti


Ospite
09 dic 2025

Credo che Crepet ha ragione quando dice che i nostri ragazzi non sono empatici, sono anche maleducati e tutto ciò che ne consegue. Ma se io genitore do tutti i mezzi necessari per far diventare i nostri figli persone gentili e rispettosi, poi i media , la società, la scuola, le nostre istituzioni, il mondo intero li bombardano di spazzatura verbale e non, come vogliamo salvare questi benedetti giovani? Quindi vediamo di ridimensionarci, di usare un linguaggio educato ed esaustivo in tv e poi basta con questi programmi dove tutti sono diventati giudici, avvocati e investigatori, i processi si fanno nelle aule dei tribunali e questa morbosità non fa bene a nessuno e quanto meno evitate di dare nozioni…

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Carmen
09 dic 2025

Condivido pienamente

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Carmenmontanari,
09 dic 2025

Condivido pienanamente

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Ospite
08 dic 2025

Condivido se sono molto giovani...dopo una certa età non so

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Antonio
08 dic 2025

Condivido, niente carcere ma attività con persone diversamente abili per mesi. Forse così potrebbero educarsi al rispetto...

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