Paulo Coelho: “Tu non sei quello che sembri nei momenti di tristezza. Sei molto di più”. La forza di rialzarsi dopo ogni caduta
- La Redazione

- 26 ago
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 27 ago
Paulo Coelho ci spiega come dopo una caduta possiamo fermarci, recuperare le forze e trovare il coraggio di ripartire senza lasciare alla paura l’ultima parola...

“Tu non sei quello che sembri nei momenti di tristezza. Sei molto di più”.
Con queste parole lo scrittore brasiliano Paulo Coelho ci ricorda che ciò che proviamo nei momenti più difficili non rappresenta necessariamente ciò che siamo. Un fallimento, una perdita o una scelta sbagliata possono diventare così grandi da coprire la strada già percorsa e impedirci di vedere quella che abbiamo ancora davanti.
Quando soffriamo, infatti, rischiamo di identificarci completamente con il nostro dolore. Non pensiamo più di essere persone che stanno attraversando un momento difficile: iniziamo a credere di essere diventati quel momento. Ed è proprio qui che Coelho affida a un maestro il compito di ricordare al guerriero qualcosa che, da solo, non riesce più a riconoscere: “Dice il maestro al guerriero, quando lo vede depresso: ‘Tu non sei quello che sembri nei momenti di tristezza. Sei molto di più. Mentre tanti sono partiti, per motivi che non comprenderemo mai, tu sei ancora qui’”. Il maestro invita allora il guerriero a guardare la propria tristezza da una prospettiva diversa: “In questo momento, milioni di uomini hanno già rinunciato. Non si infastidiscono, non piangono, non fanno più niente. Si limitano ad aspettare che il tempo passi. Hanno perduto la capacità di reagire. Tu, però, sei triste. E ciò dimostra che la tua anima è ancora viva”.
Essere tristi significa anche che qualcosa continua a importarci. Piangiamo ciò che abbiamo perso perché aveva un valore e soffriamo per un sogno infranto proprio perché avevamo avuto il coraggio di desiderarlo. La tristezza, dunque, non è necessariamente la prova che ci siamo arresi. A volte dimostra che dentro di noi esiste ancora qualcosa che non vuole rinunciare.
Ma cosa accade quando il dolore ci porta così in profondità da farci credere che non esista più una strada per tornare in superficie?
Il dolore non può essere ignorato e nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a mostrarsi immediatamente forte. Anche il guerriero si ferma, piange e prova a recuperare le energie perdute: “Molte volte, durante il combattimento, egli riceve dei colpi che non si aspettava. E capisce che, nel corso della guerra, il nemico vincerà qualche battaglia. Quando ciò accade, piange le proprie pene e riposa per recuperare le forze”. Sa anche che, prima o poi, dovrà tornare a muovere un passo verso ciò che desidera: “Ma ritorna immediatamente a lottare per i suoi sogni. Perché, quanto più tempo se ne manterrà lontano, tanto maggiori saranno le probabilità di sentirsi debole, spaventato, timoroso”.
La paura cresce quando continuiamo a evitare ciò che la provoca. È a questo punto che Coelho ricorre all’immagine del cavaliere: “Quando un cavaliere cade da cavallo e non risale in groppa nel volgere di un minuto, non avrà mai più il coraggio di montare”.
Quel minuto non deve essere interpretato alla lettera. Ci sono ferite che hanno bisogno di tempo e ognuno deve poter recuperare le proprie forze senza sentirsi in colpa. Prima o poi, però, arriva il momento di decidere se lasciare alla paura l’ultima parola. Il guerriero non è forte perché non cade, ma perché non permette alla caduta di raccontare per sempre chi è. A volte, dopo una delusione o una caduta, ognuno di noi ha bisogno di sentirsi dire proprio questo: “Tu non sei quello che sembri nei momenti di tristezza. Sei molto di più”.
Per te, lettore che ci segui, c’è stato un momento in cui una caduta ti ha fatto dimenticare chi eri? Che cosa ti ha aiutato a recuperare le forze e a tornare a lottare per i tuoi sogni?
Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci la tua esperienza nei commenti.
di Katia Piemontese




.jpg)
.jpg)

















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)


















.jpg)
È proprio questo il frangente dove vivo ciò che è descritto come identificazione del dolore, del sogno infranto, del fallimento e la similitudine con il cavaliere ed il suo maestro è assolutamente calzante e rinnovante!
Cadere da cavallo, succede, ho provato questa sensazione nel momento in cui sono stata schernita e maltrattata senza capire il motivo....ho sofferto, ho pianto ma alla fine ho deciso di rialzarmi, dentro di me è riemersa la luce della serenità, pur essendo sola in tutte le forme di questa esistenza, sogno ancora di raggiungere una vita migliore
È TROPPO FORTE QUELLO CHE HO PROVATO E FATTO NELLA MIA VITA....NON MI SENTO DI PUBBLICARLO...
.SOLO IN PRIVATO SE POSSIBILE..
Un gran bel testo, tutti dobbiamo imparare ad essere guerrieri della luce: "Il guerriero non è forte perché non cade, ma perché non permette alla caduta di raccontare per sempre chi è. A volte, dopo una delusione o una caduta, ognuno di noi ha bisogno di sentirsi dire proprio questo: “Tu non sei quello che sembri nei momenti di tristezza. Sei molto di più”.
Sono affetto da fibrosi al midollo, ho iniziato a scrivere libri non solo sulla malattia in se ma anche su come si cambia vedendo la vita in modo differente nell’incertezza che ti toglie tutte le certezze. Cercavo una ragione in piu per combattere, l’ ho trovato oggi nei pensieri di Paulo Coehlo mio scrittore preferito. L’unico desiderio rimasto? Conoscerlo per vivere.