Caro-vita, docenti rinunciano al ruolo al Nord. Anief: “Serve un’indennità per chi lavora fuori sede”
- La Redazione

- 43 minuti fa
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Affitti, trasporti e costo della vita pesano sulla scelta di accettare una cattedra lontano da casa. Il sindacato porta i numeri delle rinunce e chiede interventi già nella prossima Legge di bilancio

Arrivare all’immissione in ruolo dopo anni di precariato e decidere di rinunciare perché vivere e lavorare lontano da casa costa troppo. È il paradosso denunciato da Anief all’avvio dell’anno scolastico 2026/2027, mentre diverse regioni del Nord registrano posti che rimangono scoperti nonostante le procedure di assunzione. Il sindacato lega il fenomeno soprattutto al peso di affitti, trasporti e spese quotidiane per chi dovrebbe trasferirsi dal Sud o dal Centro Italia. E richiama un dato che rende ancora più evidente la contraddizione: la scuola riparte con oltre 200mila supplenti tra docenti e personale ATA ancora da assumere con contratti a termine.
Anief parla di una situazione paradossale e mette sul tavolo alcune richieste precise: “Non si sarebbe venuta a creare se solo fossero state previste delle indennità per i lavoratori fuori sede, come pure degli sconti fiscali sugli affitti e sui trasporti. Tutte disposizioni che dopo quanto accaduto diventano per noi inderogabili”.
A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
A sostenere l'allarme, secondo i dati riportati dal sindacato, sono anche le rinunce registrate in diverse regioni. In Toscana sarebbero 300 su 2.000 immissioni in ruolo; in Friuli Venezia Giulia risultano 383 posti vuoti su 1.097 autorizzati; in Liguria i nominati sarebbero 562 a fronte di 1.407 immissioni in ruolo. In Lombardia, segnala ancora Anief, rimangono migliaia di cattedre scoperte, in particolare nella scuola primaria. Numeri che portano il sindacato a chiedere risorse specifiche nella Legge di bilancio, collegando la difficoltà di coprire alcune sedi al diverso costo della vita nei territori.
Pacifico torna quindi sul punto centrale: “le rinunce ai contratti a tempo indeterminato di queste ore dimostrano che è necessario introdurre una specifica indennità per chi lavora fuori sede, come già avviene nel privato. La maggior parte degli insegnanti è pendolare e viene dal Sud.”
Il problema dell'affitto è soltanto una parte della spesa. Per chi mantiene la propria residenza a centinaia di chilometri dalla sede di servizio si aggiungono infatti i costi dei viaggi e dei rientri periodici.
Ed è proprio su questi aspetti che Anief concentra le altre proposte. “Per il caro affitti servono le norme attuative del Piano casa e modifiche che permettano lo sgravio fiscale previsto per chi lavora in montagna, oltre che esenzioni fiscali per le spese dei trasporti.”
Richieste che, precisa Pacifico, il sindacato ha già portato al tavolo con l'Aran durante il confronto per il rinnovo contrattuale. Tocca anche a chi ha ottenuto un passaggio di ruolo, a chi aveva chiesto un rinvio per giustificati motivi o a chi deve ripetere l'anno perché è stato bocciato in precedenza. Il nodo sollevato da Anief va così oltre il numero delle rinunce registrate in questi giorni: quanto deve costare a un docente accettare il ruolo per il quale ha atteso anni? Quando affitto, trasferimento e viaggi assorbono una parte rilevante dello stipendio, per il sindacato la stabilizzazione rischia di diventare economicamente insostenibile proprio nei territori in cui le scuole hanno maggiore difficoltà a trovare insegnanti.
di La Redazione
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