Scuola e IA, il 67% dei docenti teme un peggioramento dell’apprendimento. Il CNDDU: "Stiamo perdendo il valore del pensiero critico"
- La Redazione

- 12 ore fa
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Difficoltà nei testi complessi, studio individuale sempre più ridotto e uso crescente dell’Intelligenza Artificiale nei compiti: il CNDDU invita a riflettere sul futuro dell’educazione...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita a una riflessione ampia e non contingente sui risultati dell'indagine nazionale promossa dall'Associazione Italiana Editori (AIE), "Il valore del libro di testo nella didattica d'aula e nello studio a casa. Quando l'IA entra in classe", condotta su un campione rappresentativo di 3.399 docenti della scuola primaria e secondaria.
I dati restituiscono un quadro che merita di essere osservato ben oltre la dimensione statistica. Il 67% degli insegnanti ritiene che gli studenti apprendano oggi peggio rispetto a cinque anni fa; il 72% individua nella riduzione del tempo dedicato allo studio individuale il principale fattore di criticità; il 58% segnala una crescente difficoltà nell'affrontare testi complessi e processi argomentativi articolati; il 36% richiama l'attenzione sull'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nello svolgimento dei compiti domestici.
Non siamo di fronte soltanto a un cambiamento nelle abitudini scolastiche. Questi dati sembrano piuttosto riflettere una trasformazione più profonda del rapporto che le nuove generazioni intrattengono con il sapere, con il tempo e con la costruzione della propria identità.
Viviamo in un'epoca che offre infinite possibilità di accesso alle informazioni, ma che rischia di impoverire l'esperienza della comprensione. La disponibilità immediata delle risposte non coincide necessariamente con la maturazione della conoscenza.
L'apprendimento autentico richiede infatti qualcosa che la cultura dell'immediatezza tende progressivamente a scoraggiare: la capacità di sostare. Sostare davanti a un testo difficile. Sostare dentro una domanda. Sostare nell'incertezza che accompagna ogni processo di ricerca e di crescita.
La scuola rappresenta uno dei pochi luoghi nei quali tale esperienza può ancora essere coltivata. La sua funzione non consiste semplicemente nel trasferire contenuti, ma nel creare le condizioni affinché ogni studente possa sviluppare gli strumenti cognitivi ed etici necessari per orientarsi nella complessità del presente.
La difficoltà crescente nel confrontarsi con testi articolati, evidenziata dal 58% dei docenti, non riguarda soltanto la competenza linguistica. Essa investe la capacità di stabilire connessioni, riconoscere relazioni tra fenomeni, comprendere la pluralità dei punti di vista e abitare la complessità senza ridurla a semplificazioni rassicuranti. Una società che perde familiarità con il pensiero approfondito rischia infatti di diventare più vulnerabile alla frammentazione delle conoscenze, alla polarizzazione delle opinioni e alla diffusione di narrazioni semplificate.
Anche il dibattito sull'Intelligenza Artificiale dovrebbe essere collocato all'interno di questa prospettiva. Le tecnologie emergenti rappresentano opportunità significative e ormai imprescindibili. Quando la ricerca della soluzione prevale sulla comprensione del percorso, il rischio non è soltanto una perdita di competenze, ma un indebolimento della capacità di attribuire significato all'esperienza. Particolarmente eloquente appare, in questo contesto, il dato secondo cui il 90% degli insegnanti considera ancora il libro di testo uno strumento funzionale ai processi di apprendimento contemporanei. Per il 36% esso è molto funzionale, per il 54% abbastanza funzionale.
La questione educativa che emerge dall'indagine AIE non riguarda soltanto la scuola. Essa interpella l'intera comunità nazionale. Interroga le famiglie, le istituzioni, i media, il mondo della cultura e della politica. Ci chiede quale idea di persona intendiamo promuovere e quale modello di convivenza democratica desideriamo costruire. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il diritto all'istruzione non possa essere limitato all'accesso formale ai percorsi scolastici. Esso comprende il diritto a sviluppare pienamente le proprie capacità di pensiero, di relazione, di comprensione e di partecipazione. Comprende il diritto a un'educazione che non formi soltanto individui competenti, ma persone consapevoli.
Per questa ragione appare urgente restituire valore culturale e sociale al tempo dello studio, della lettura e della riflessione. In un mondo che corre sempre più velocemente, educare significa forse anzitutto difendere quei luoghi e quei tempi nei quali è ancora possibile fermarsi per comprendere.
Perché il futuro della scuola non dipenderà soltanto dalle tecnologie che sapremo introdurre, ma dalla capacità di custodire ciò che rende umano ogni processo educativo: la ricerca del senso, il dialogo con l'altro, il pensiero critico e la crescita integrale della persona".
di La Redazione




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