Alluvione di Firenze, sessant’anni fa gli Angeli del fango. I giovani che soccorsero gli abitanti, liberarono le strade dal fango e aiutarono a salvare libri e opere d’arte
Oggi il ricordo a Palazzo Vecchio con Mattarella. Alla Biblioteca nazionale, una parte di quella storia passa nelle mani degli studenti.

Il 4 novembre 1966 l’Arno esondò a Firenze. L’alluvione fece vittime e invase case, botteghe, chiese e biblioteche. Nei giorni successivi arrivarono giovani da tutta Italia e dall’estero. Affiancarono i soccorritori, portarono aiuto agli abitanti e sgombrarono le strade dal fango e dai detriti. Contribuirono anche a mettere in salvo libri, documenti e opere d’arte. Quei giovani divennero noti come gli Angeli del fango.
Alla Biblioteca nazionale centrale, a pochi passi dall’Arno, l’acqua aveva invaso i depositi. I volontari tirarono fuori i volumi bagnati e li portarono al riparo, dove si poté cominciare ad asciugarli e a togliere il grosso del fango. Era un lavoro urgente. Solo dopo si sarebbe potuto valutare, libro per libro, che cosa recuperare.
Sotto la direzione di Emanuele Casamassima, la Biblioteca organizzò gli interventi con il sostegno di specialisti arrivati anche dall’estero. L’acqua aveva deformato le pagine e lasciato fango e residui oleosi. In alcuni casi occorreva disfare la cucitura del volume, pulire e riparare i fogli, poi ricomporli. Il lavoro dei volontari, nei giorni dell’emergenza, rese possibile quello dei restauratori.
Oggi, 4 novembre, Firenze ricorda le vittime e quei giorni nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In serata, la Biblioteca nazionale ospita l’incontro «Libri alluvionati e progetti di comunità». Saranno presentati i risultati del lavoro svolto con cittadini e studenti, tra cui quelli del liceo classico Michelangiolo, per rendere di nuovo rintracciabili e consultabili documenti rimasti a lungo fuori dai cataloghi.
Un libro può essere al riparo da decenni e rimanere sconosciuto a chi lo cerca. Perché torni a disposizione dei lettori occorre identificarlo, descriverlo e registrare dove si trova. A volte si parte da pochi fogli. Partecipando a questo lavoro, gli studenti possono vedere da vicino che cosa significa prendersi cura di un patrimonio comune e come il loro contributo possa servire a qualcuno che non conoscono.
Nel 1966 quei ragazzi aiutarono a portare fuori i libri dal fango. Sessant’anni dopo, il lavoro a cui partecipano altri ragazzi avrà un effetto concreto. Un lettore potrà trovare nel catalogo un libro che prima non compariva e chiederlo in consultazione.
di La Redazione
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